È morta l’austerità, evviva l’austerità

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25 Maggio 2016

Dopo diciassette ore di negoziato, e dopo che Tsipras aveva lanciato la giacca sul tavolo dicendo “prendetevi anche questa” mentre sul suo viso compariva un orrendo herpes da stress, si sospesero i lavori per rispondere al telefono.

Ai tedeschi Obama chiese che cosa volevano per non buttare la Grecia fuori dall’Ue, come era nella sadica testa del Dr. Schaeuble: risposta, austerità. Ai greci chiese che cosa volevano per ingoiare ancora austerità: risposta, fate voi; ma in pratica: tagliate il debito. Si rientrò, si firmò, sipario.

Del resto all’interno del Fondo monetario internazionale (ne avevamo già scritto qui: http://www.glistatigenerali.com/euro-e-bce/fmi-e-crisi-greca/) , come del resto ovunque, già dal 2010 si sapeva che le politiche macroeconomiche imposte ai paesi europei da un manipolo di tecnici non eletti e rappresentanti degli interessi di chissachi, erano una follia. E una follia si dimostravano ogni giorno, poichè appariva evidente che la combinazione di tasse e tagli alla spesa in funzione della riduzione del debito pubblico, nel mezzo della crisi economica, produceva effetti opposti.

L’austerità, infatti, fondata sull’errato presupposto che gli stati non potevano crescere con un debito pubblico troppo alto (oltre il 90%, il baratro), otteneva l’effetto di non far crescere gli stati e innalzare il debito pubblico.

Sarebbe stata una disputa accademica da economisti di scuole diverse, se non fosse che tali assurdità erano diventate politica, che la politica le aveva istituzionalizzate in meccanismi impersonali, e che questi meccanismi impersonali le imponevano a tutti noi.

Al di sotto delle dispute accademiche e dei meccanismi impersonali, ci sono stati milioni di disoccupati, il crollo dei Pil nazionali, l’innalzamento dei debiti pubblici: il corto circuito delle economie europee che con il suo impatto sociale ha alimentato i famigerati “populismi” che stanno mettendo in discussione l’Ue. E, soprattutto, dietro tali dispute si svolge un immenso processo di redistribuzione al contrario.

La decisione di stanotte, che sblocca una quota di aiuti alla Grecia, per altro dovuti, in cambio di un piano di alleggerimento degli interessi sul debito, è un passaggio simbolico importante. Sul piano materiale, infatti, è la solita mediazione dilatoria per venire incontro alle esigenze elettorali tedesche. Nondimeno, per la prima volta il Fmi, su pressione dei suoi azionisti non europei, e quindi non soggiogati al delirio rigorista, ottiene di sancire che l’austerità, imposta per abbassare i debiti pubblici, applicata alla lettera nel famoso “laboratorio dell’austerità” ha aumentato i debiti pubblici.

E, oltretutto, la Grecia è distrutta; chiunque abbia camminato per le vie di Atene recentemente ha osservato le conseguenze economiche e sociali della signora Merkel: intere vie di negozi chiusi e mai riaperti, povertà assurda, disoccupazione alle stelle, accattonaggio, una classe media sprofondata, un paese in guerra senza più un’economia da rivitalizzare: vedere per credere, al posto di strologare di babypensioni.

Altro che helicopter money; osservando la situazione sul campo, esiste probabilmente un solo modo di riattivare un minimo di circolazione e vita economica: prendere in contanti i soldi che nel 2010 sarebbero serviti per salvare la Grecia (30 mld?), senza le assurde “condizionalità” europee, e distribuirli agli angoli delle strade, a piene mani, cosicchè chi non guadagna, consuma e produce da ormai sei anni, rimetta immediatamente il denaro in circolo.

Ovviamente, non si farà così; nei prossimi mesi si ridurrà il servizio del debito, si alzerà l’Iva dal 23 al 24% (!), si continueranno a fornire prestiti condizionati che passando dalle banche torneranno immediatamente nelle mani dei creditori, si imporranno privatizzazioni di cui i creditori beneficeranno, insomma, si proseguirà con l’austerità.

Perchè i meccanismi in cui siamo ingabbiati, creati con le logiche descritte, sono ancora in vigore, hanno reso perpetue le politiche recessive.

Cosicchè sappiamo che l’austerità è fallita, ma non possiamo uscirne, possiamo mediare con essa, contrattare alcuni decimali, ma non cambiare strada: sappiamo che la terra non è piatta, ma non possiamo dirlo; sappiamo che le sanguisughe non sono una cura, ma dobbiamo farci dissanguare silenti.

Perchè è morta l’Austerità, evviva l’austerità.

TAG: alexis tsipras, angela merkel, crisi, europa, fmi, Unione europea
CAT: Euro e BCE

Un commento

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  1. vincesko 4 anni fa

    La questione, come si usa dire, è complessa. Primo, va detto che è la solita, vecchissima storia della lotta tra i ricchi e i poveri, tra i forti leoni e i deboli agnelli. Secondo, il neo-liberismo è soltanto l’ideologia al soldo dei ricchi e dei potenti, una religione fallace propalata dai loro sacerdoti-utili idioti (docenti universitari, maitre à penser e adepti plagiati). Terzo, la natura antropologica dei Greci, di cultura levantina e influenzati per 300 anni dalla dominazione ottomana, a mio avviso ne fa un tipo affatto particolare nel panorama dei popoli europei occidentali. Questo mio giudizio è stato in parte avvalorato un anno fa ascoltando su Radio3-Fahrenheit uno scrittore greco definire i Greci i meno europei tra gli Europei, egocentrici e convinti di essere al centro del mondo. E molto orgogliosi, ha aggiunto un intellettuale italiano che vive in Grecia. A parte l’orgoglioso, sono caratteristiche che li avvicina – in buona parte – culturalmente agli attuali popoli della Magna Grecia, il cui stigma antropologico è marchiato a fuoco dalla convinzione universale – come spiega Tomasi di Lampedusa ne Il Gattopardo, riferendola ai Siciliani – di essere dèi e perciò perfetti, che è il principale freno culturale al progresso del Sud. Sono, come i meridionali, padreterni furbi e ottusi che s’aspettano sempre che qualcun altro gli risolva i problemi. Vedi i ricchi armatori che, appena sentirono che dovevano contribuire a salvare il proprio Paese, chiesero a Cipro quali condizioni gli avrebbero fatto se avessero trasferito là la sede delle navi. Il quarto aspetto che va sottolineato è che i Greci per anni hanno fatto i furbi, perdendo la fiducia di interlocutori – gli Europei del Centro-Nord – che già per conto loro hanno il complesso di superiorità. Lo stesso errore, ma molto più veniale ad un’analisi non superficiale dei dati, lo commise Berlusconi e sappiamo la fine che fece. Quinto, la complicità dei Tedeschi e di altri nell’imbrogliare le carte greche ha aumentato la loro spietatezza verso i Greci, come capita sempre a chi ha una lunga coda di paglia. Sesto, anche i Tedeschi, che sono quelli che lucrano i maggiori vantaggi dall’assetto monco dell’UE e dell’Euro ed egoisticamente intendono continuare, per ottusità, anche se di altro genere, non scherzano. Settimo e ultimo aspetto: il potere negoziale dei Greci è molto basso, Tsipras – che indisse apposta il referendum per aumentarlo – secondo me ha ottenuto molto in rapporto al suo potere negoziale, sia per il debito (sua cancellazione parziale e ulteriore riduzione degli interessi, che sono già la metà di quelli pagati dal Portogallo o dall’Italia), sia per gli stanziamenti per la crescita. PS: Segnalo: “L’economia neoclassica: una pseudoscienza. Una discussione tra Sylos Labini e Boldrin” http://www.roars.it/online/leconomia-neoclassica-una-pseudoscienza-una-discussione-tra-sylos-labini-e-boldrin/.

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