Tutti protagonisti al Festival di Palazzo Chigi

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12 febbraio 2020

Facciamo un gioco*. Immaginiamo di trasfigurare gli eventi e i personaggi dell’ultimo Sanremo nell’agone politico italiano e vediamo se i due universi sono così lontani. O se, come sostengo da tempo, il festival della canzone italiana, nella sua fissità istituzionale è la cartina tornasole (una vera e propria allegoria) dell’altro carrozzone della contemporanea società dello spettacolo.

I Vincitori

Diodato/Giuseppe Conte

Se il titolo della canzone vincente (Fai rumore) poteva fare pensare a un inno di impianto populista, il testo del brano fa percepire proprio il contrario, sembra il racconto del percorso politico dell’attuale premier

“E me ne vado in giro senza parlare,
Senza un posto a cui arrivare,
Consumo le mie scarpe
E forse le mie scarpe
Sanno bene dove andare”

C’è anche l’accenno alle difficoltà coalizionali, prima con Salvini e oggi con Renzi.

“Che fai rumore qui,
E non lo so se mi fa bene,
Se il tuo rumore mi conviene,
Ma fai rumore sì,
Che non lo posso sopportare
Questo silenzio innaturale tra me e te”

Che, interpretandole in maniera un po’ sfottente, col mezzo sorriso tipico del premier, sarebbero esplosive. Sarà la comune radice levantina del cantautore e dell’avvocato del popolo.

Gabbani/Zingaretti (e PD in genere)

Predestinato a vincere (meglio, ad essere, come la Confindustria di un tempo, “governativo a prescindere”) il cantante toscano che porta la canzone sanremese buona per tutti i gusti, pare raccontare nel testo la storia di quello strano animale che è il PD

“Semplici eppure complessi
Libri aperti in equilibrio tra segreti e compromessi
Facili occasioni per difficili concetti
Anime purissime in sporchissimi difetti
Fragili combinazioni tra ragione ed emozioni
Solitudini e condivisioni”

Se racconta meglio di una direzione del partito le contraddizioni del rapporto con il movimento 5 stelle e la vita da mediano dell’attuale segretario

“Basterebbe solamente dire senza starci troppo a ragionare
Che sei tu che mi fai stare bene quando io sto male e viceversa
Che sei tu che mi fai stare bene quando io sto male e viceversa
E detto questo che cosa ci resta
Dopo una vita al centro della festa?
Protagonisti e numero uno
Invidiabili da tutti e indispensabili a nessuno”

Di più: una canzone fatta per vincere e che, come capita spesso al PD, ha avuto il destino finale di uscire come un cardinale predetto Papa prima del conclave. O seconda al festival di Sanremo.

Pinguini Tattici Nucleari/Sardine

Visti prima del Festival, sembravano rivoluzionari. Visti dopo, sembrano solo ragazzi confusi, con poche idee. Ma con il fare che piace a nonne e nipoti. E ritornelli (leggi slogan) talmente semplici da sfiorare (e oltrepassare) il banale. Per fare un’equivalenza: visti a Sanremo, lo Stato Sociale sta ai Pinguini Tattici Nucleari come i centri sociali stanno al pub “alternativo” sotto casa.

I protagonisti dello spettacolo

Achille Lauro/Salvini

Prendi simboli di destra (il nome dell’artista omaggio all’armatore monarchico populista napoletano e il titolo della canzone “Me ne frego”), svuotali e mettici su uno spettacolo a favore di telecamere (confezionato da esperti della comunicazione di cui sei solo il megafono). Che c’è di più simile alla parabola dell’ex ministro dell’interno?

La lite Morgan-Bugo/Renzi vs.Bonafede

Un personaggio di una certa esperienza e caratura professionale che per darsi una visibilità (da fine carriera) prima promuove un lavoro comune (leggi governo) e poi denigra in pubblico un suo associato. E, provando a distruggere lui, di fatto (forse) rovina definitivamente con le sue mani la residua carriera personale.

“Le brutte intenzioni, la maleducazione, la tua brutta figura di ieri sera, la tua ingratitudine, la tua arroganza, fai ciò che vuoi mettendo i piedi in testa”,

“ma tu sai solo coltivare invidia”,

“ringrazia il cielo se sei su questo palco, rispetta chi ti ci ha portato dentro e questo sono io”

 

Bonafede, come Bugo, balbetta teorie difensive, conscio che dal basso della sua visibilità, si gioca i pochi spiccioli di successo rimasti.

Amadeus/Mattarella

Rigido di spalle come il Presidente della Repubblica (e forse più), sguardo fisso ma aplomb impeccabile. Di fronte a qualsiasi vicenda, mostra una tranquillità invidiabile (ma si vede che sotto è tutto un fuoco), nonostante sin dall’inizio del trambusto del Festival il suo atteggiamento sia sembrato simile a quello comandante del Titanic (o di Schettino). Ma, in conclusione, porta la nave in porto senza troppi danni e gli applausi finali sono tutti suoi. Speriamo accada lo stesso anche all’inquilino del Quirinale.

Fiorello/?

Il fantasista. E manca in politica. Eccome, se manca. Anche in versione ingessata (e invecchiata), farebbe tanto bene. ma non se ne vede nemmeno l’ombra…

 

*Questo gioco in realtà lo faccio da più di vent’anni, privatamente, e alcuni miei amici che mi chiamano per sapere di queste interpretazioni, mi trattano come uno di quelli che legge il futuro dalle interiora di pollo. Questo articolo è dedicato allo loro costanza. E alla mia pazienza.

 

 

 

 

 

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CAT: Musica, Partiti e politici

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