In astinenza da superiorità morale, come ci convincerà la sinistra?

2 Maggio 2020

Nel tempo del virus la sinistra non ha potuto esercitare alcuna superiorità. Né morale, né tanto meno politica. È un fatto nuovo, persino inedito, e in parte anche clamoroso. È come se una creatura malvagia avesse cristallizzato i sentimenti più strettamente politici di ogni essere umano, lasciandogli in dotazione soltanto quelli più semplicemente inclini alla vita che scorre, in questo caso ai dolori estremi della malattia e della morte. Di fronte a questa nuova condizione che ha ricompreso l’intero corpo sociale, nessuno, nello stagno politico, ha potuto dirsi, offrirsi, all’esterno come migliore di altri. Non si è potuto opporre il mantra della lotta alle diseguaglianze, perché mai come ora le uguaglianze “verticali” prendevano il ricco, il contadino e il cardinale. Non ci si è potuti vendere come (più) equo-solidali degli altri, perché mancava esattamente l’elemento primario della cosiddetta “invasione” degli ultracorpi: lo sbarco in terra straniera. (E anche su questo, in condizione di pace, forse si dovrà ridiscutere la posizione della sinistra affidata a Minniti e Lamorgese).

Non si è potuto dar libero sfogo a mance o mancette, così da ingraziarsi intere categorie di persone, perché qui i soldi non bastano a nessuno. Infine, non si è potuto puntare il dito verso l’osceno nemico di sempre, che molto ha reso nei mesi precedenti al flagello, perché il nemico era neutralizzato in sé dalla portata di un evento assolutamente straordinario.
Uno scenario apocalittico anche per la politica, che ora, nel momento in cui il Paese cerca di riprendere molto lentamente la sua condizione, dovrà anche fare i conti con uno stato d’animo quasi virginale dei suoi elettori, i quali avranno da riassestare mille piccole fratture, soprattutto mentali e morali, che questo tempo amaro ha inflitto a tutti, senza distinzione alcuna. Ed è vero, certo, che una parte di cittadini tornerà all’ovile (politico) senza farsi neppure una domanda, senza chiedere nuove garanzie per il futuro, soltanto per via fideistica. Ma saranno, permetteci la previsione, una minoranza. Favorita, ovviamente, dalla prima salamella in diretta che il nostro ormai mezzo Capitano irradierà dai canali social, togliendo ai meno attrezzati ogni dubbio su dove risieda il Bene e dove il Male. Ma la maggiorparte di noi vorrà ridiscutere quel Patto che lega il cittadino alla politica.

Nessuno in questo tempo difficile si è posto la domanda: cosa avrebbe potuto fare la politica per me?, perché mai come in questo tempo la politica si è parcellizzata, rivelando semmai le persone prima ancora delle appartenenze. Per esempio, nello stagno della destra, due persone si sono distinte nell’idea dei cittadini e sono Zaia e Fontana. Due destre così diverse che sarebbe inimmaginabile riunirle sotto uno stesso tetto di partito, eppure è esattamente quello che succederà appena potremo riconsegnarci alla nostra vita più completa di cittadini elettori. Qualche giorno fa, neppure per il gusto della provocazione, si era scritto che una sinistra lieta avrebbe dovuto ambire a uno come Zaia per il ruolo di Presidente del Consiglio, senza pensare troppo a quale maggioranza avrebbe potuto sostenerlo. Era semplicemente per dire che una condizione eccezionale, totalmente nuova e probabilmente irripetibile, aveva azzerato le classiche differenze della politica politicante, riportando alla luce dei cittadini il fare bene o il fare male il mestiere del dirigente politico.

Un mondo dove la sinistra non può esercitare la sua superiorità è un mondo ideale, dunque impossibile, inesistente, irriproducibile. L’altro giorno, in una illuminazione paradossale, Pietrangelo Buttafuoco ha illustrato quello che potrebbe essere il nuovo mondo, dove sì, convive anche una destra immaginabile, accettata dalla buona società (Carfagna and friends), ma solo perché è una destra che assomiglia alla sinistra, dai buoni sentimenti, dichiaratamente per gli ultimi, evidentemente solidale, ovviamente autorizzata dalla casa madre. Dunque, una nuova configurazione del predominio della sinistra, che rimane comunque licenziataria del marchio “Bene”, di cui cede solo simboli mirati in totale controllo. È l’obiettivo finale di una lunga avventura politica e che vorrebbe portare la sinistra a controllare tutti i sentimenti a disposizione dei cittadini, quella famosa egemonia delle anime che era un progetto altamente strategico e che in questo momento ritorna parzialmente di attualità perché, sull’altra sponda del fiume, è piuttosto nitida una certa oscenità culturale, oltre che una pochezza politica che si è rivelata – inesorabile – sin dalle spiagge di questa estate.
Questo flagello, però, ha riportato tutti al giorno zero. Ha sgombrato le menti dalle sovrastrutture, liberandole per preoccupazioni definitive. Nessuna politica ha potuto competere, espunta per quanto misera già fosse.

Ci ha ripulito, ricalibrando le esigenze, e ora – e chissà ancora per quanto – ci riconsegna alla vita come cittadini “nuovi”. Cittadini che andranno convinti della bontà delle politiche, ora di questa ora di quella, ai quali il bene e il male saranno nitidamente noti, avendoli avuti dentro casa e non più per benedizione politica. Cittadini che guarderanno alle persone, per come agiscono, per come si muovono, per come sanno fare. Cittadini per i quali l’esercizio dell’indottrinamento apparà quasi come un crimine. Avrete tutti fatto un semplice, ma illuminante, esercizio, in questi due mesi: ascoltare la parte di dramma che scorreva lungo i telegiornali, e poi subito dopo l’apparizione di qualunque politico, qualunque cosa dicesse. Non era misurabile la distanza, con le armi della misurazione terrena. Anime morte dentro l’acquario televisivo, incollate al vetro implorando un ascolto. Ora, giorno dopo giorno, negli stessi telegiornali quelle anime morte riguadagneranno spazio, da boccheggianti si faranno più insinuanti, racconteranno il loro mondo nuovo che stanno costruendo per noi. Li aspettiamo, convincerci non sarà così semplice.

TAG: sinistra
CAT: Partiti e politici

2 Commenti

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  1. maurizio 6 mesi fa

    Sono di sinistra, da sempre.
    Leggere Fusco è come essere punzecchiati da uno stiletto che ti costringe a stare sveglio. Va bene e fa bene.
    Sinistra=buonismo è una relazione che viene usata come il burro sul pane. Uno stereotipo, ormai una presa in giro che in bocca a chi la usa in verità vuol dire: ci avete rotto con questa difesa dei diritti, dei più deboli, degli emarginati…in quanto è senza senso, senza prospettive.
    Le dirò perché sono buonista.
    È una cura che uso contro il razzismo che è dentro di me. Personalmente ritengo che ognuno di noi sia in qualche modo razzista verso qualcuno o qualcosa, e la miglior forma per combatterlo è riconoscerlo, denudare il male.
    Il cosiddetto buonismo è lo sforzo quotidiano che faccio per capire i diritti degli altri, per ascoltare i pareri diversi, per accettare il diverso. Questo percorso la destra politica, la destra fascistizzante e leghista di adesso, non ce l’ha e non lo cerca. Vuole voti e consensi ma con un vuoto culturale ed umano talmente grande che assorda.

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  2. michele.fusco 6 mesi fa

    Gentile Maurizio, la ringrazio per le sue parole. Soprattutto per aver descritto in modo profondo e convincente la sua quotidiana battaglia per essere di sinistra, per sentirsi di sinistra. E ha ragione, c’è ancora un gap con quella destra che questo lavoro su di sé non lo fa o non lo vuole fare. Ma questo credito, chiamiamolo anche vantaggio sull’avversario, non è illimitato, anzi mostra decisamente la corda. Vediamo che succederà, come lei sono anch’io molto curioso. Grazie ancora e buoni giorni.

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