I due Mattei e Giorgia, cosa aspettano i politici quarantenni a vaccinarsi?

17 Luglio 2021

L’altro giorno, incuriosito da un acuto tweet del collega e amico Giuseppe Alberto Falci, ho prestato un po’ di attenzione al rapporto dei politici italiani col vaccino anti-Covid. In particolare, sicuramente a causa della comune appartenenza generazionale, ho pensato a come si stessero comportando i politici di primo piano nati negli anni Settanta. Dopotutto, la nostra è la prima generazione adulta che dovrebbe essere preoccupata per il protrarsi della pandemia e delle sue devastanti conseguenze sanitarie, sociali ed economiche. Siamo infatti ancora abbastanza giovani da avere davanti decenni di lavoro, di debito pubblico che prima o poi tornerà a presentare il conto con gli interessi, e chi tra noi ha figli non può non essere preoccupato sia per le eventuali limitazioni di opportunità e libertà dei ragazzi, sia per gli effetti economici di lungo periodo che anche le future generazioni si troveranno sulle spalle. In sostanza, ogni giorno in più di convivenza con la pandemia è un problema, e questo è vero anzitutto per chi ha dai cinquant’anni in giù. Ci sarebbe da aspettarsi, quindi, che proprio noi, tutti, e in particolare chi ha più potere, si spendesse in ogni modo per uscire al più presto dall’incubo, spingendo sullo strmento principe, cioè i vaccini.

Mosso dunque da riflessioni di buonsenso, ho pensato che lo stesso buonsenso animasse i coetanei che hanno ruoli di responsabilità politica. Naturalmente mi sbagliavo. Una precisa ricostruzione di Thomas Mackinson, sul Fatto Quotidiano, mostra come nè Matteo Salvini, nè Giorgia Meloni, nè Matteo Renzi siano stati chiari, trasparenti e credibili sulla loro volontà di vaccinarsi. Il Capitano leghista naturalmente brilla per numero di controsioni e pressapochismo nelle spiegazioni. Ma anche gli altri due suoi e nostri coevi non è che brillino. È tutto un “non salto la coda”, “aspetto il mio turno”, “sarà tra poco ma non so ancora quando”. Tutte frasi demenziali per chiunque – e siamo ormai decine e decine di milioni, e tantissimi anche tra chi ha dieci o quindici anni meno di noi – abbia preso confidenza coi sistemi di prenotazioni, e l’abbia fatto senza saltare il proprio turno.

La prima cosa che colpisce, dunque, è sicuramente il solito scarso senso della realtà che mostrano certi politici italiani. Non sapere come sta funzionando la campagna vaccinale, non avere idea di come la stanno vivendo milioni e miioni di cittadini, porta a balbettii e mezze bugie imbarazzanti, a patto naturalmente di avere un po’ di senso del ridicolo. La seconda e più importante questione riguarda invece le motivazioni di questo atteggiamento. È sfiducia personale nei confronti della scienza? Umana paura della quale pure si potrebbe parlare? Oppure voglia di allisciare no-vax o scettici di vario tipo? Nel caso di chi – Renzi – aveva benedetto una drammatica campagna elettorale con gli slogan “credi alla sciernza, vota il Pd” – Peter Gomez accredita un’altra ipotesi, forse non peregrina: che davvero Renzi la sua dose l’abbia già avuta, in Bahrein, ai tempi del famoso Gran Premio. Oggi però sarà dura uscire dall’incartamento di chi ha annunciato due giorni fa che è “in corso la procedura” (?) e che spera di vaccinarsi entro luglio. Diverso il discorso per l’altro Matteo e per Giorgia Meloni. Dalle loro parti gli scettici e i no-vax probabilmente sono di più – rispetto a Italia Viva sono di più per forza, per la legge dei grandi numeri – e il sospetto che questa coltre di nebbia che circonda il momento del vaccino per i due gemelli diversi della destra italiana abbia anche specifiche ragioni elettorali c’è, ed è forte.

Sarebbe bello che, sul punto, si potesse finalmente avere un po’ di chiarezza. Visto che siamo di fronte ai politici che di più si sono spesi contro le restrizioni che hanno così duramente colpito i commercianti, o addirittura di fronte a un leader che propone un referendum per abolire il reddito di cittadinanza inteso come grave limite per la crescita economica del paese, pare doveroso ricordare a tutti e tre (e a tutti gli altri) che fino a quando non finisce la pandemia non riparte davvero l’economia. Perché finisca la pandemia serve che quasi tutti si vaccinino. Non si capisce perchè i nostri tre campioni dovrebbero essere parte dei “quasi” invece che dei “tutti”.

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Aggiornamento al 18 Luglio: in un’intervista alla Stampa, il giorno seguente la pubblicazione di questo articolo, Matteo Renzi ha annunciato che si sarebbe vaccinato la sera di quello stesso giorno a Firenze.

TAG: giorgia meloni, Matteo Renzi, matteo salvini
CAT: Partiti e politici

2 Commenti

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  1. evoque 2 settimane fa

    Scusi la franchezza, ma lei ha davvero tempo da perdere: i tre che ha citato sono degli opportunisti, degli speculatori (non avendo alcuna idea per il futuro di questo paese), ormai dovrebbe essere chiaro; il felpato prima parla di giugno, poi di luglio, adesso di agosto. Io sarò forse condizionato dalla nessunissima stima nei confronti del trio, dunque non mi meraviglio delle loro risposte, dei loro silenzi e neanche mi attardo a ricercarne le ragioni.

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  2. andrea-lenzi 2 settimane fa

    il votante medio di salvini e meloni è ignorante e pigro, cioè il soggetto perfetto per essere manipolato. Articoli come questo servono a dare evidenza alla malafede di salvini e meloni, che da una parte spingono per la ripresa, ma dall’altra sono la causa della mancanza di questa, visto che non supportano la campagna vaccinale in modo serio ed efficace

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