Come abbiamo smesso di imparare. Giocare

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29 Aprile 2021

Con ciò che non si può spiegare, si deve giocare

Il silenzio della sala colazioni vuota era inondato da una canzone pop inglese di molti anni prima. Prima della voce del cantante arrivavano gli accordi arpeggiati, con tastiere e chitarra. Al del suono della voce, AMM si era già abituato alla solitudine e all’attesa di un ritorno a qualcosa che non sarebbe arrivato mai più.

Essendo scaduta la password della connessione Wi-Fi, il navigatore gli regalava una vita da dinosauro nel deserto a caccia di fiori, saltellando cactus. Il conteggio del tempo e del punteggio andavano di pari passo, era il modo perfetto in cui sognava si dispiegasse la sua carriera.

Compilazione di un modulo, punteggio, contratto, concorso, salto di carriera. Ripetere. Il gioco era semplice, di facile comprensione, efficace e replicabile.

Sorpreso da questa metafora, aveva sbagliato a premere il tasto per saltare, il Game Over era arrivato. La sua fantasia correva alle citazioni cinematografiche. La legge morale del western, la soggettiva dello sceriffo, la fuga e l’inseguimento del nemico, la ritirata strategica nel deserto.

Un tempo ne avrebbe scritto un saggio brillante sul situazionismo. Aveva già il titolo, La legge morale dell’inseguimento. Ma adesso che il tema era il punteggio, da cui dipendeva la sopravvivenza, questa sua naturale attitudine a prendersi gioco del linguaggio si dissolveva con gli ultimi accordi di Viva la Vida dei Cold Play. Al dj che introduceva Vasco Rossi con Una vita spericolata, prevalsero i conati di vomito.

Non riusciva più a giocare, nemmeno a fare il dinosauro che salta cactus. Provvidenziale, l’assistente di sala si era accorta del suo malore e gli aveva portato un bicchiere di acqua e limone con un cucchiaino di bicarbonato.

Per favore, Vasco Rossi no, era la prima frase della settimana che pronunciava a uno sconosciuto in presenza.

TAG: scuola
CAT: Precari, Pubblico impiego

Un commento

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  1. valeria.minria 2 settimane fa

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