La scomparsa del tema in classe

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10 Febbraio 2021

Ho avuto la fortuna di andare a scuola quando ancora si credeva che uno dei principali obiettivi dell’insegnamento scolastico fosse di insegnare alle persone a scrivere decentemente in italiano.
Scrivere COSA? Scrivere qualsiasi cosa: un preventivo, una lettera d’amore, un reclamo, un romanzo, non importa. A scuola bisognava imparare a costruire delle frasi con un senso logico, e quindi con una buona grammatica, che stessero in piedi e fossero magari anche ben fatte: armoniose, belle da sentire.

Anche se noi ce lo siamo dimenticati, la nostra lingua nasce dalla metrica e cioè dall’arte di far “risuonare” bene un periodo, applicando delle regole NOTE. Ma anche senza tirar fuori il latino, nessuno (fino a qualche tempo fa…) metteva in discussione che a scuola gli studenti dovessero imparare a scrivere bene, il meglio possibile.

E come si faceva per insegnarglielo? Si partiva dai pensierini della prima elementare, e poi si cominciava a fargli fare dei temi. Anche quelli sui soggetti liberi – la mia famiglia, le mie vacanze, il mio futuro, eccetera – perchè la penna doveva esercitarsi senza dover necessariamente fare sfoggio di nozioni.

Non è obbligatorio sapere fare un tema sulla Rivoluzione Francese o la fisica dei quanti, perchè poi magari nella vita dovremo occuparci di convincere i nostri clienti a installare delle nuove caldaie a condensazione. Quello che conta è saper scrivere quello che pensiamo in modo sufficientemente semplice e chiaro.

Non ci sono dubbi sul fatto che chi scrive in modo involuto e contorto (e spesso sbaglia la consecutio temporum) non ha le idee chiare. Bisognerebbe poter riassumere i nostri pensieri in poche parole, e poi aggiungere un po’ di condimento, ma mai troppo. Scrivere CHIARO è un’arte che si impara con difficoltà, economizzando sulle parole e rinunciando alla vanità degli aggetti FACILI (roboanti, ridondanti, altisonanti).

E non si può negare che una buona esposizione – comprensibile – di un argomento, non può che essere basata sul fatto che chi scrive ha le IDEE CHIARE. In altre parole, ha delle opinioni FORMATE E DECISE.
Non si può insegnare a scrivere a uno studente, senza insegnargli un po’ anche a pensare. Ecco perchè vanno bene anche i temi liberi: per imparare a SEGUIRE E METTERE IN ORDINE i propri pensieri.

Però adesso arrivo al punto: chi ha un figlio adolescente lo sa. I ragazzi oggi scrivono malissimo, anche se ci sono le eccezioni, per carità, ma in generale i ragazzi fanno veramente fatica a mettere nero su bianco i loro pensieri. E se dovessi indicare una delle ragioni (ma sono tante…) per la perdita di una capacità fondamentale – quella di esprimere il proprio pensiero – non potrei che partire dalla SCUOLA DI ADESSO, dove non si fanno quasi più i temi.

Mio figlio ne faceva solo UNO A QUADRIMESTRE, sia alle medie che all’istituto tecnico, e i professori non glielo correggevano (è la triste verità…). Si limitavano a mettere una virgola di qua e di là (ma mica sempre) e la chiudevano lì. Ho le mie modestissime opinioni sul perchè avveniva questo fenomeno (meglio che le tenga per me), ma sono sicurissima che fare così pochi temi sia una delle cause fondamentali delle accertate difficoltà della scuola italiana a sfornare studenti con buone capacità di comprensione del testo (Invalsi 2018).

Non riesco invece a capire come mai nei programmi scolastici siano oggi previste DOSI DA CAVALLO DI GRAMMATICA (mio figlio ha studiato 43 complementi indiretti e non credo se ne ricordi nessuno), se poi la grammatica non viene applicata all’unico fine degno per averla studiata: imparare a scrivere.

Bene, la chiudo qui. Ma ancora una volta devo ribadire che contesto la narrazione dominante sulla scuola italiana: va tutto a scatafascio perchè i ragazzi sono maleducati e i genitori li difendono. Il discorso sulla scuola italiana è ben più complesso di così…

TAG: comprensione del testo, Invalsi 2018, scuola
CAT: scuola

2 Commenti

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  1. evoque 3 mesi fa

    Non solo temi, ma anche riassunti, versioni in prosa. Che non si fanno più. Scrivono male e parlano anche peggio, non solo perché infarciscono le frasi con termini triviali. Addirittura arrivano all’università che ancora fanno errori da elementari: pò invece di po’, gli per a lei invece di le, per esempio, l’ha detto recentemente un prof. universitario. Infine, non me ne voglia, ho notato che nel suo articolo c’è la forma roboante – usatissima, purtroppo anche da docenti universitari – invece del corretto reboante, visto che deriva dal latino reboare. Eh, lo so che anche diversi vocabolari registrano la forma non corretta, però l’etimo…

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  2. andrea-lenzi 3 mesi fa

    Provocatoriamente, riporto che pur io venendo dal classico, con temi, riassunti, traduzioni e tutto ciò che vi possa venire in mente di funzionale all’uso della lingua italica, quando faccio notare errori o forme scorrette a terzi, mi viene risposto che si tratta di “evoluzione” della lingua.

    Mi è capitato con giornalisti, articolisti e professori, ad esempio con il verbo “scandire” (invece di scansionare/scannerizzare et cetera: estendere/estensione -> scandire/scansione, giusto per semplificare).

    La differenza che ignorano è che, rispetto al passato, oggi ci sono i dizionari e quindi il parlato non dovrebbe essere così condizionante…

    …eppure mi rendo conto che invece lo è e lo sarà sempre, poiché la maggioranza delle gente è ignorante e tiene in ostaggio tutti a causa del suo numero, esattamente come in democrazia, quando il partito populista prende più voti degli altri.

    Non c’è soluzione, a meno di costringere gli scolari a studiare sul serio, ma in un modo concreto e funzionale all’uso della logica, anche nel linguaggio, che è pura logica se ben guardato:

    a cominciare dal fatto che ogni parola dovrebbe avere un solo significato preciso e le concatenazioni dei tempi hanno una chiara funzionalità e non sono capricci.

    In questo senso una scuola “sofista” sarebbe l’optimum ma, fino a che il nostro stato (laico!) spenderà 1MILIARDO e 200 milioni per pagare “insegnati” di religione, invece di potenziare le materie fondamentali, nonché finanzierà le scuole private (perché cattoliche al 99%) di fatto sottraendo quelle risorse alla scuola pubblica, allora la strada tracciata è chiara

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