Sinistra unita: perché nulla è più scontato, ma tutto è possibile

:
28 Maggio 2019

C`è poco da discutere.
C`è poco da rallegrarsi.
C`è bisogno di lucidità e forza per ripartire poiché i dati parlano chiaro, sono feroci, violenti e preoccupanti.

I risultati lasciano nelle mani una parola chiara e netta: unità e rinnovamento.
Sono dati importanti, perché definiscono – più per necessità, che per virtù – che il centrosinistra, per tornare a vincere dovrà essere: plurale, territoriale, con una leadership debole e non divisiva.

1. Plurale, innanzitutto: addio vocazione maggioritaria del Partito Democratico, addio tentazione di voler fare tutto da soli, senza cespugli, senza mediazioni, senza negoziare programmi e poltrone. Sarà molto prosaica, messa così, ma la sinistra non può che ripartire dall’Ulivo, o dall’Unione, comunque da una di quelle coalizioni larghe, larghissime che le hanno consentito di battere per due volte Berlusconi e il centrodestra. Se questo sarà, è probabile – anzi, è auspicabile – che il Pd finisca per implodere: ha poco senso un partito dalle identità multiple, in cui convivono Matteo Renzi e Nicola Zingaretti, Carlo Calenda etc. , quando la mediazione la devi cercare fuori. Meglio due o tre forze dalle identità chiare, che si alleano successivamente, che un minestrone di culture politiche. Non siamo più in America e il bipartitismo non c’è più almeno dal 2013, in Italia. Accorgersene non sarebbe male

2. Non sarebbe male accorgersi di quanto conti il radicamento territoriale, rispetto all’aleatorietà del voto d’opinione.

3. Per essere plurali e territoriali, la leadership non dovrà essere forte, né polarizzante, né divisiva. Con un profilo e un’identità chiara, più progressista rispetto a chi li ha preceduti, ma capaci di dialogare al centro e a sinistra, con la Cgil di Maurizio Landini e con gli imprenditori, senza mai abbandonarsi alla tentazione del “con me o contro di me” che ha caratterizzato la leadership renziana.

Una leadership più vicina a quella di Romano Prodi che a quelle di Renzi, Salvini e Berlusconi, a ben vedere molto più in linea con il dna del centrosinistra di governo che è stato, che con quel che avrebbe voluto essere, da Veltroni in poi.

Se riuscirà a essere tutto questo, per il centrosinistra c’è ancora vita. Se al contrario continuerà a cercare il carisma, il decisionismo, la personalizzazione, la soluzione definitiva dell’eterna guerra civile tra riformisti e radicali, la grande leadership che una volta scimiotta Obama e la volta dopo Bernie Sanders o la Alexandria Ocasio-Cortez, tanti cari, carissimi auguri.

Ci divertiremo un sacco, forse. Ma faremo in tempo a vedere Matteo Salviniche invecchia al governo. A noi la scelta, compagni.

Ecco perché penso che la sinistra deve ritrovare l’umiltà dell’unità: siamo in grado di competere con il centrodestra se ci uniamo. Ci sono cascato anche io (piu` volte) e penso che la discussione sulle persone ha ucciso la sinistra italiana; tutto va visto secondo una questione di volontà politica.
Chi, ad esempio, avrebbe immaginato di assistere ad una scena cruenta e significativa come quella donna col bambino in braccio a Casal Bruciato ricoperta di minacce e insulti e privata di un diritto sacrosanto: quello della casa.

C`è una involuzione che ha inquinato il clima civile di questo paese.

Il 25 aprile e il 23 maggio, la festa di Liberazione e l’omaggio due martiri della mafia come Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, che dovevano essere celebrate unitariamente, sono diventate due occasioni di divisioni polemiche, due set da campagna elettorale.

E questo è un fenomeno pericoloso, perché se si logorano troppo gli elementi coesivi di un paese, si lacera il tessuto democratico profondo.

E tutto è molto pericoloso quando perdiamo il filo della nostra memoria, della nostra storia.
Siamo di fronte a una nuova destra ben diversa dalle tradizioni conservatrici del mondo occidentale e, come scriveva giorni fa Alessandro De Angelis, che nasce come nacque la destra più pericolosa nel ’29.

Tutto all`interno di un mondo che vede una crisi delle istituzioni democratiche, una crisi dei soggetti sovranazionali dall’Onu all’Europa, un processo di globalizzazione distorto nella distribuzione della ricchezza, tutti questi elementi insieme stanno determinando una messa in discussione della più grande conquista della seconda parte Novecento che è stata la Democrazia. Insomma, una crisi strutturale all’interno della quale si fa strada la paura che spinge a chiudersi, a vedere nemici ovunque, e spinge all’odio, alla violenza.

Le parole sono già diventate violente, in un tempo segnato dalla totale assenza di rispetto e di curiosità per l’altro.
Ecco perché serve unità. In una sinistra che non debba fare spallucce aristocratiche di fronte alla paura diffusa, ma essere una fonte di sicurezza sistemica: quella sociale.

Dove, in una periferia che soffre ogni aggravamento, la sinistra deve ritrovare se stessa in un punto di vista o in un vocabolario ne quale è sempre stato riconoscibile: uguaglianza, diritti, libertà.
Senza timore, senza paura: dimostrando che esiste un soldo nel quale la caduta è finita ed è iniziata la ripresa. Abbiamo perso il gusto delle parole e non ci si è fermati e a ragionare.
Possiamo e dobbiamo essere un movimento dotato di un pensiero, collettivo e non di un capo.

La verità è che la domanda c’è, come si è visto nelle manifestazioni per l’ecologia o con le manifestazioni civiche nei comuni, ma l’offerta deve essere costruita all’altezza di questa domanda. La sinistra senza sogno e senza popolo non è sinistra.

Il tono attuale della vita pubblica è l’odio, ma siamo sicuri che corrisponda alla voce degli italiani? Io non lo penso.
È il frutto di minoranze agguerrite, sui social arrivano mille tweet e questo viene interpretato come una esplosione della rete. Mille persone che insultano sono irrilevanti, ma nel momento in cui li si accredita di essere l’opinione pubblica, si rischia la profezia che si auto-avvera.

Al linguaggio dell’odio va contrapposta la ragione, alla paura la speranza, avendo un tono inclusivo e non respingendo le critiche, accogliendo e non allontanando. Perché nulla è più scontato. Ma tutto è possibile, anche in positivo.

Per questo dico che serve ripartire lucidamente. Prima che sia troppo tardi.

Ditemi la vostra.

TAG: dimaio, infondoasinistra, m5s, renzi, salvini, zingaretti
CAT: Milano, Partiti e politici, Roma

5 Commenti

Devi fare per commentare, è semplice e veloce.

  1. marco-pascucci1 1 anno fa

    Ti dico la mia da elettore/iscritto al PD. Secondo me auspicare l’implosione del PD da parte di un blogger che si firma “Sinistra Unita” è un’antinomia. Sono d’accordo sul fatto che l’iniziale “vocazione maggioritaria” del PD sia stata superata dai fatti, però se si vuole puntare su una coalizione ampia per sconfiggere la destra, cosa su cui sono pure assolutamente d’accordo, servono anche dei poli di aggregazione. Nell’Ulivo l’allora PDS/DS faceva la sua parte. Certo che sentire Calenda oggi intervistato su “Repubblica” dire “vado a fondare un nuovo partito al centro, ma non è una scissione, lo faccio solo se il PD è d’accordo” mi lascia un po’ perplesso. Il marketing politico lo faccio fare volentieri agli altri, che poi magari ci vanno a sbattere il grugno (ogni riferimento al M5S non è casuale). Preferirei veder crescere gli altri ramoscelli di questo “futuro Ulivo” (verdi, liberal-progressisti, sinistra un po’ più a sinistra del PD, ecc…) in modo più spontaneo. Voi che siete di sinistra ma non vi identificate nel PD, quindi, datevi da fare!

    Rispondi 1 0
  2. travis-bickle 1 anno fa

    Dico solo una cosa. Fin quando la destra al governo riesce a far passare una cosa tremenda come la Flat Tax per qualcosa che va a vantaggio della “gente”, senza che nessuno dica nulla a sinistra, oppure fin quando la politica migratoria della destra è solo la continuazione della dottrina Minniti, non abbiamo scampo.
    Fin quando la sinistra non avrà risposte ai problemi della popolazione diverse da quelle di Calenda, non andiamo da nessuna parte. Fin quando la sinistra zittisce le voci giovani, come quelle di Dario Corallo, per puntare su Martina, che sarà giovane ma quando parla sembra più vecchio di D’Alema, o fin quando la sinistra è vista come rappresentante dell’establishment “lacrime e sangue” della Trojka, o paladina dello spread, e non come portatrice di un’idea di benessere o di miglioramento della vita, è morta in partenza.

    Rispondi 0 0
  3. federico.gnech 1 anno fa

    Sottoscrivo. Sarà che nessuna delle opzioni a sinistra del PD, tutte più o meno contraddistinte dal settarismo, riesce a superare il 2% e, in attesa che le masse seguano i profeti della Vera Sinistra, questi ultimi provano a chiedere il suicidio del PD.

    Rispondi 0 0
  4. gianmario-nava 1 anno fa

    “fin quando la sinistra è vista come rappresentante dell’establishment “lacrime e sangue” della Trojka, o paladina dello spread, e non come portatrice di un’idea di benessere o di miglioramento della vita, è morta in partenza” dice travis-bickle. E dice male. Se non hai i soldi in casa li chiedi a prestito, se non sei solido ti chiedono un sacco di interessi (lo spread). Fin quando la sinistra non smette di dire sciocchezze sullo sperad IDENTICHE a quelle che dice Salvini, è morta. Le “lacrime e sangue” chi le ha viste? Io, da dipendente pubblico non le ho viste, lo stipendio mi è sempre arrivato, la gente licenziata nel privato è stata falcidiata dal fatto di vendere prodotti e servizi di cattiva qualità e cari. La sinistra, se non smette di dire sciocchezze sull’economia e l’elite IDENTICHE a quelle di Salvini, è morta. Il benesse e il miglioramento della vita arrivano col lavoro, l’istruzione e la produttività delle aziende e del settore pubblico, non è una idea, è un modo di fare funzionare le cose, premiando chi sa fare e fa bene e insegnando a chi non sa fare cosa deve fare. Fin quando la sinistra non smette di dire sciocchezze sulla crescita economica e sul protezionismo IDENTICHE a quelle di Salvini, è morta.

    Rispondi 2 0
  5. travis-bickle 1 anno fa

    @Gianmario Nava – Ma guardi che sono d’accordo con lei. Lei, che secondo me è una persona che ha studiato ed ha un buon livello di istruzione, mi dice giustamente che le lacrime e sangue non ci sono state, e posso pure essere d’accordo.Però non possiamo non dire che quando c’era da risanare i conti negli ultimi anni solo i governi di centro sinistra lo hanno fatto, mentre gli altri. da Berlusconi a Conte hanno speso, e stanno spendendo noncuranti delle conseguenze. Noi che abbiamo gli strumenti cognitivi per capirlo possiamo o meno essere d’accordo, ma la sostanza rimane. E quindi, “dalla strada” il PD è la forza delle tasse e della difesa dello spread, contro alle “legittime richieste della gente” tipo flat tax o reddito di cittadinanza.
    Ora, la soluzione non è certo, come giustamente dice lei, adagiarsi sulle posizioni salviniane; e quindi?
    La mia tesi è, appunto, tornare ad essere (mi autocito) “portatrice di un’idea di benessere o di miglioramento della vita”, non abbandonando la virtuosità finanziaria ma promuovendo un’ideale di welfare e di servizio al cittadino. Come sta avvenendo a Milano, per dire, dove appunto il PD è di gran lunga il primo partito.

    Rispondi 0 0
CARICAMENTO...