Federico
Preziosi

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Nato ad Atripalda (Av), classe 1984, studia Musicologia e Beni Musicali laureandosi in Estetica e filosofia della musica con tesi su Richard Wagner e Béla Bartók, indagando sui rapporti tra arte e politica. Nel 2012, non trovando sbocchi lavorativi in Italia, si trasferisce in Ungheria per vari progetti di volontariato internazionale nell'ambito dell'educazione non formale [...] e continua a studiare, conseguendo il Master di II livello in Lingua e Cultura Italiana a Stranieri nel 2015. Oggi vive a Debrecen, in Ungheria, dove lavora nella gestione di alcuni siti sugli scambi internazionali, collabora con alcune scuole della città e impartisce lezioni private di italiano. Studia privatamente lingua ungherese, è interessato alle culture e alla politica, ama la musica e suona il basso, scrive riflessioni e storie su alcuni blog.

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Ultimi commenti

Pubblicato il 19/05/2017

in: Il lungo addio del Rock 'n' Roll

Personalmente considero la retorica dei media è un vizio antico. Se Chris Cornell si fosse ucciso 15 anni prima, forse le cose sarebbero diverse, anche le considerazioni che leggo qui sopra. Ma a chi serve tutto questo? Lo stesso Cobain era un'icona, un paradigma sociologico se vogliamo. È tutto un genere (movimento), quello grunge, ad [...] essere nato e cresciuto sotto questi auspici nefasti, un "prodotto" nato nelle cantine e pompato dai media. Con l'aggravante che questi erano maledetti per davvero, non era una parvenza. Il grunge ha rappresentato l'ultima vera ondata rock, dopo ci sono state cose buone, ma isolate, mai ricongiunto nemmeno dalla stampa sotto il nome di un grande movimento. Le innovazioni non sono mancate (cito i Radiohead su tutti), ma il sentire del grunge, quello in ambito rock non è stato mai più riprodotto. Credevo che i reduci del Grunge oggi facessero solo testimonianza, invece chissà se quei pochissimi rimasti arriveranno alla fine morendo di morte naturale e non andandosene con una pera, un colpo sparato in bocca o impiccandosi. Che andarsene così sia un modo per mantenere vivo il messaggio, quel destabilizzare di cui abbiamo disperatamente bisogno per sopravvivere?

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Pubblicato il 01/03/2016

in: Fenomenologia minima di Andrea Scanzi

Credo che sia un prodotto della cultura televisiva, pertanto la domanda "Come mai l'hai portato con te?" è quanto mai pertinente. Qualcuno ha denunciato sulle pagine di alcuni giornali la scomparsa degli intellettuali. La questione sta nella spettacolarizzazione dei contenuti a scapito del messaggio. Tanti grandi intellettuali dal dopoguerra in poi erano fortemente antitelevisivi, prendiamo [...] uno come Calvino: chi lo ascolterebbe oggi? Oggigiorno uno come Cacciari, che pure di cose su cui riflettere ne dice tantissime, ha trovato una dimensione di personaggio televisivo, altrimenti non vedo proprio come qualcuno potrebbe dargli retta. Ci sono dei modelli nei quali la massa vuole riconoscersi, c'è molta immaturità nel pubblico: probabilmente certi personaggi rappresentano l'odio contro il potere che si intende combattere o contestare, dicono cose che certe persone vogliono sentire che si dicano a tutti i costi a proposito di di altri personaggi disprezzabili, trovare il nemico su cui scaricare la colpa. Viene meno il ragionamento e si cerca lo scontro per incrementare gli indici di ascolto. Mettici l'immagine: Scanzi è relativamente giovane, curato, un po' sbarazzino, uno che sembra avere tante cose da dire, uno che con le sue idee si è distinto nella vita, insomma abbina all'immagine uno storytelling convincente per un certo tipo di pubblico, ed ecco "l'intellettuale" oggi. Tutto si fa creando personaggi oggi: la musica, i libri... perché non anche il giornalismo o la stessa politica?

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Pubblicato il 30/12/2015

in: Il M5S e la sindrome di Ballarò

Ho cercato di spiegarlo un articolo intero che cosa fare, se non ci sono riuscito me ne scuso e provo ad utilizzare altre parole. Un'opposizione deve utilizzare il proprio potenziale per vincere le battaglie possibili al fine di conseguire risultati politici concreti. Il M5S ha dissipato il suo enorme capitale ed ha avuto la possibilità [...] di mettere persone in ruoli molto importanti - questo non dovrebbe essere visto nell'ottica della spartizione del potere, ma nella sua gestione (necessaria). Poteva ottenere dei risultati molto importanti o provare ad ottenerli e invece si dedica a cose totalmente inutili, per esempio la sfiducia alla Boschi o all'Impeachment su Napolitano. Ci si muove nel solco della legge, non delle posizioni morali. Anche a me piacerebbe che la Ministra venisse rimossa, ma con quali elementi politici e giuridici posso muovermi? Se non c'è una buona legge che disciplini il conflitto d'interessi e la Costituzione non viene violata, per quale motivo bisogna procedere con atti del genere? Sono solo momenti volti a cavalcare la rabbia popolare, ma che di contenuto non hanno nulla. E il M5S ha dimostrato che quando vuole gli accordi li fa (si veda alla voce Consulta). Ritornando alla Sua definizione di opposizione, che mi sembra piuttosto condivisibile, guardo alla sua forma e noto che l'opposizione del M5S, che avrebbe potuto porsi come forza di dialogo (certamente non a tutti costi, ma quanto meno essere più propositiva e non distruttiva), avrebbe ottenuto maggiori risultati in termini politici. Se poi l'appartenenza è più importante della politica, dunque del bene comune, allora inconsciamente mi verrebbe da pensare che qui se ne fa una questione individuale. Nello specifico, è più importante non essere coinvolti piuttosto che trovare una soluzione. Sull'informazione: questo non è compito del M5S. Condividendo molto spesso la critica sulla scadenza dei mezzi di informazione e del servilismo di certi addetti ai lavori, sarebbe altrettanto fuorviante credere che l'informazione possa essere condotta da un movimento/partito. Le forze politiche facciano il loro lavoro, che è altro dall'informazione. Il M5S rispecchia Lei, ma rappresenta una parte. Lei è rappresentato da una parte, ma non è la sola. Che Le piaccia o no, sono parti anche gli elettori dell'allora PDL, dell'attuale PD, si SC, di SEL, ecc. Tutto è regolato in proporzioni (da una legge indecente - e su questo si potrebbe aprire un dibattito infinito), ma questo è il solco nel quale ci muoviamo. Adesso trattandosi di parti e trattandosi di democrazia, si ritiene anche giusto che in alcune occasioni queste abbiano contatti tra loro per decidere delle regole generali. Questo non è assolutamente contemplato dai 5S che hanno ben assimilato la mentalità del "chi vince governa" così come ci hanno inculcato Berlusconi e le sue TV. E se un giorno i 5S governeranno l'Italia lamenteranno, al pari di Berlusconi e Renzi, la propria carenza di potere perché non riusciranno a gestire questa situazione. La democrazia non è asso piglia tutto, è responsabilità ripartita. La democrazia è una cultura che va alimentata in continuazione con il confronto, con la dialettica, anche con gli elettori che hanno fatto scelte diverse. Occorre una classe dirigente che nasca dal basso e non dal tele voto. I partiti non devono essere rasi al suolo, ma devono cambiare essere luoghi dove un cittadino qualunque possa entrare e, se vale, portare contributi politici attraverso la rappresentanza istituzionale, senza il veto del RAS locale di turno. Certo la democrazia è fatta anche di scontri, talvolta molto duri, ed è giusto che sia così, ma non si può sempre agire come dei caterpillar. Ho una differente concezione di "contrapposizione": non è mostrandomi più sguaiato o più combattivo che mi oppongo maggiormente; l'opposizione non sta nella foga, ma nella capacità di ottenere risultati politici. Ho detto e credo che i fatti mi diano ragione che, nonostante la foga, il M5S abbia ottenuto veramente poco. Troppo poco per il dato numerico che rappresenta. E la responsabilità, in questo caso, non è individuabile in un accordo, ma nella propria auto-esclusione dalla dialettica politica.

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