Verso gli Stati Uniti e oltre, le nuove rotte migratorie che partono dall’Africa

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10 dicembre 2019

Quest’anno il numero di migranti africani diretti negli Stati Uniti attraverso il Messico è più che raddoppiato, passando da circa 2.700 nel 2018 a 5.800 oggi, secondo i dati del governo federale. Tale cifra è in costante aumento dal 2007 – l’anno in cui il governo messicano ha iniziato a includere i migranti dei paesi africani che hanno contatti con i funzionari dell’immigrazione nei loro rapporti annuali sulla migrazione – quando il numero era 460. E quel drammatico aumento è stato per lo più escluso dalle discussioni politiche statunitensi sull’immigrazione, dicono gli attivisti. “Anche all’interno del movimento per l’immigrazione, non si ha una visione precisa di cosa stia accadendo al confine”, ha affermato Guerline Jozef, direttore e co-fondatore di Haitian Bridge Alliance, un’organizzazione che aiuta i migranti neri di tutto il mondo.

A Giugno scorso le forze dell’ordine che operavano sul confine messicano hanno rintracciato 500 migranti che provenivano dall’Africa. Posti sotto interrogatorio, i migranti hanno detto di provenire da Sierra Leone, Angola, Repubblica Democratica del Congo e Camerun, paesi in cui i conflitti armati hanno generato almeno mezzo milione di sfollati . Si sta ancora cercando di definire una logica di tali nuovi viaggi della speranza e in molti credono che siano dovuti anche ad un rafforzamento della politica dell’immigrazione da parte dell’Unione Europea.
Ma vale davvero così tanto rischiare la vita nella traversata dell’Atlantico? Molti africani, una volta oltrepassato l’oceano, e arrivati alle porte degli USA non riescono a trovare lavoro, vengono discriminati e marginalizzati mentre il governo di Andrés Manuel López Obrador ha anche negato i visti di viaggio a tutti gli africani che avevano espresso volontà di spostarsi liberamente nel paese, costringendo molti di loro ad accamparsi in posti come Tapachula, una città nella regione meridionale del paese, dove ad agosto ci sono state anche numerose proteste davanti l’Istituto Nazionale per le Migrazioni. Come accade per quelli che si dirigono in Europa, anche gli africani diretti in Nord America sperano di trovare una nuova vita e magari portare anche i propri familiari nella nuova terra d’adozione. I loro punti di arrivo sono l’Ecuador e il Brasile, poi attraversano tutti i paesi dell’America centrale su mezzi diversi con la speranza di varcare il confine messicano. Una cosa è sicura, non vogliono rimanere in Messico, ritengono troppo alta la barriera linguistica e vogliono un luogo sicuro per poter vivere, per questo gli Stati Uniti sembrano essere l’unica opzione rimasta, assieme al Canada.

Molti conducono i loro viaggi pagando trafficanti o restando in contatto con altri migranti che incontrano lungo il percorso. I loro metodi di trasporto includono una combinazione di autobus, auto private, lunghi cammini a piedi e barche. Dopo l’Ecuador o il Brasile, i migranti entrano in Colombia, dove spesso aggirano i posti di blocco ufficiali e procedono in autobus verso il nord del paese. Nel nord della Colombia, iniziano quella che viene spesso descritta come la parte più difficile del viaggio, attraverso il Darien Gap, una delle regioni più remote della giungla, e del mondo, accessibile solo a piedi o in canoa. È anche la divisione territoriale tra Sud e Centro America. I migranti sbarcano dagli autobus nelle città colombiane di Turbo o Necoclí. Da lì, devono attraversare il Golfo di Úraba, dove i pescatori locali possono essere assunti come facilitatori. Le barche partono di notte e spesso sono sovraffollate. Nel gennaio 2019, una piccola barca da pesca che trasportava 28 migranti si è capovolta nel golfo e sono morti 15 migranti provenienti da diverse nazioni africane. La maggior parte delle barche riesce a portare i viaggiatori nei comuni di Acandí o Capurganá sulla costa orientale del Darien Gap. Da lì, aspettano di attraversare la giungla. Attraversare il Darien richiede dai sei agli otto giorni a piedi nei periodi migliori e dieci giorni durante la stagione delle piogge. È fisicamente faticoso camminare attraverso la fitta giungla, dove piove quasi tutti i giorni e la temperatura è costantemente di 30 gradi Celsius. I migranti che intraprendono il viaggio devono affrontare inondazioni improvvise, banditi, gruppi di guerriglieri armati, piante velenose, serpenti velenosi e altri animali pericolosi. Durante questo cammino, i migranti rischiano di perdersi, ferirsi o farsi uccidere. Mentre molti viaggiano in piccoli gruppi, alcuni si trovano lasciati indietro o separati dai loro gruppi e ciò può facilmente rappresentare una condanna a morte, anche per coloro che hanno a disposizione una mappa del territorio. Le sfide per attraversare il Darien sono numerose non vi sono dati affidabili sul numero di persone che muoiono nella giungla.

Migranti nel Darien Gap

Dopo aver attraversato il Darien Gap, i migranti entrano a Panama, dove quasi tutti vengono immediatamente fermati. Dati i percorsi limitati attraverso la giungla e il fatto che Panama ha solo un’autostrada che si sposta da sud a nord, i funzionari delle pattuglie di frontiera panamensi possono facilmente monitorare i flussi migratori. Di conseguenza, Panama adotta la politica di applicazione dell’immigrazione più sviluppata per i migranti extracontinentali in America Latina. Tuttavia, come con il Messico, i migranti vengono espulsi raramente. Dopo Panama, il viaggio attraverso il resto dell’America centrale di solito è rapido, con i migranti che passano frequentemente attraverso ogni paese in uno o due giorni, in genere in autobus o veicoli privati. Eppure ogni paese pone le proprie sfide. In Nicaragua, ad esempio, i migranti devono pagare all’esercito almeno 150 dollari per passare. In Honduras e Guatemala, avvengono molti rapimenti a scopo di riscatto. In tutti i paesi di transito, insomma, i migranti partiti dall’Africa incontrano difficoltà, tra cui la discriminazione razziale e le barriere linguistiche, e lottano per trovare alimenti idonei alle loro pratiche religiose o ai costumi locali. Infine, in Messico, si ritrovano nella città di Tapachula, al confine meridionale, dove viene fornito un documento di uscita noto come “salvoconducto”. Questo documento richiede ai migranti di uscire dal Messico entro 20 giorni, da qualsiasi confine desiderato, incluso quello statunitense. Ha permesso ai migranti extracontinentali di usare autobus o addirittura aerei e di arrivare rapidamente al confine con gli Stati Uniti. Tuttavia, a giugno 2019, tra le pressioni del governo degli Stati Uniti, il Messico non emette più salvocondotti, costringendo i migranti a rimanere nel sud del Messico senza un modo per avanzare o tornare indietro. Nell’ottobre 2019, poiché il numero di migranti extracontinentali bloccati a Tapachula era aumentato a diverse migliaia, gli africani hanno tentato senza successo di transitare in roulotte, anche se le autorità messicane hanno rapidamente contrastato tali piani.

Una bambina africana fermata assieme alla propria famiglia a Panama.

Ciò fa sollevare una lecita domanda: gli africani in movimento stanno fuggendo dalla violenza o sono alla ricerca di benefici economici? I motivi per cui partono sono diversi, ci sono le guerre, le persecuzioni, ma anche le catastrofi naturali e i cambiamenti climatici. Ad esempio, il numero di camerunensi che si spostano attraverso l’America Latina è aumentato drammaticamente nell’ultimo anno quando la minoranza anglofona in Camerun tenta di distaccarsi dalla maggioranza francofona in una situazione sempre più instabile.
In molti casi, come con altri modelli di migrazione, la decisione di andarsene è il risultato di una combinazione di fattori. I migranti extracontinentali raccontano una vasta gamma di esperienze durante i loro viaggi. Queste differenze dipendono principalmente dal profilo demografico e dalla situazione finanziaria di chi si sposta attraverso l’America Latina.
Coloro che fuggono dalla persecuzione dal Camerun o dalla RDC portano spesso le loro famiglie, compresi i bambini piccoli. Il viaggio dall’Africa di solito dura mesi o addirittura anni, poiché i migranti attendono l’invio di denaro da parte dei familiari o perché hanno la necessità di trovare lavori temporanei per finanziare la prossima tappa del viaggio.
Qualunque sia la verità, una cosa è certa: ci sono persone nel continente africano che sono disposte ad attraversare l’oceano e paesi sconosciuti per raggiungere il loro sogno e fuggire dalle loro vite attuali. Il messaggio è che non è facile arrestare la migrazione. A cambiare sono soltanto i percorsi.


Migrante extracontinentale: un termine riferito a migranti che attraversano l’America e non sono di origine emisferica “occidentale”, una riferimento molto usato nei termini giudiziari e politici del governo USA.

Approfondimenti:

TAG: Africa, america, darien gap, immigrazione, Messico, migranti, usa
CAT: Africa, Geopolitica

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