Ho già visto quella faccia

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8 settembre 2019

C’è stato un momento negli anni novanta in cui alcune canzoni del ventennio precedente erano imprescindibili in qualunque tipo di festa. Alcune erano diventate veri e propri tormentoni e prevedevano che tutti i ragazzi si radunassero nel centro della stanza per ballare senza freni. Alcune sospetto siano dei riempipista anche adesso, visto che spesso vengono riprodotte a quei pochi matrimoni cui sono ancora invitato. L’archetipo è senz’altro Gloria Gaynor, con I will survive. Ma anche Enola Gay degli Orchestral Manouvres in the Dark, più noti con l’acronimo OMD. Una specie di canzone da ballo antimilitarista, con riferimento alla bomba atomica lanciata su Hiroshima. Non penso esista qualche quarantenne o cinquantenne italiano che non la conosca. Anche se è stata pubblicata in Inghilterra nel 1980, Enola Gay diventò una delle hit dell’estate italiana del 1981.

Ecco, questa storia comincia proprio il giorno del solstizio d’estate del 1981, il 21 di giugno. E’ una domenica non troppo calda in Italia, un po’ ventosa in Toscana, e sulle radio private imperversa Enola Gay e l’altro grande successo synth-pop, Fade to Gray dei Visage. Anche i Pooh, con Chi fermerà la musica, hanno un ottimo successo. E’ la domenica del Corpus Domini, e papa Giovanni Paolo II ne parla all’Angelus. La politica italiana è in fermento: di lì a pochi giorni nascerà il primo governo della Storia Repubblicana a guida non democristiana. Diverrà premier il repubblicano Giovanni Spadolini, un uomo di grande spessore culturale. Il suo governo durerà poco più di un anno.

Ma l’evento vero di quella sonnecchiosa domenica, finito il campionato di calcio vinto dalla Juventus, è il Gran Premio di Spagna di Formula 1. Solo 20 giorni prima, sul circuito di Montecarlo, ha trionfato “l’aviatore” della Ferrari, Gilles Villeneuve. La partenza è prevista per le 15. Non ricordo quasi nulla, adesso, ma di sicuro ero in posizione davanti alla televisione a colori Sony da poco comprata dai miei genitori, per seguire la telecronaca del mitico Mario Poltronieri sui Rai 2. La nostra televisione aveva il telecomando ad ultrasuoni, quando schiacciavo uno dei 12 pulsantini dei canali si sentiva un sommesso sibilo e poi sullo schermo si passava ad un altro canale.

Gilles e il suo compagno di scuderia Didier Pironi, guidano la Ferrari 126CK, la prima col motore turbo, progettata dall’ingegner Mauro Forghieri. Una meraviglia dal punto di vista estetico. Ero un bimbo fortunato, ed avevo il modellino bBurago della vettura di Gilles, con il numero 27. Tuttavia, sul circuito spagnolo di Jarama, le Ferrari non sono andate bene nei giorni di qualifica. La Ferrari ha grossi problemi con l’usura dei suoi pneumatici Michelin. Villeneuve partirà in quarta fila, settimo. Pironì è solo tredicesimo. In pole position, a sorpresa, c’è Jaques Laffitte con la sua Ligier-Matra. Al suo fianco uno dei favoriti, il campione del mondo Alan Jones con la sua Williams-Ford. Seguono Carlos Reutemann, sempre su Williams e poi John Watson sulla McLaren-Ford. Ancora davanti a Gilles ci sono Alain Prost su Renault e Bruno Giacomelli sull’Alfa Romeo. Alla stampa Villeneuve confida che sarà durissima reggere per tutti gli 80 giri del tracciato.

Riguardandola ora, la partenza è un capolavoro del ferrarista. Laffitte parte male, e Jones lo scavalca subito. Ma Gilles, con un riflesso spaventoso, supera quattro vetture, poi supera anche Reutemann e si piazza secondo alle costole di Jones. Una macchia bianca, la Williams, seguita dalla Rossa numero 27. Jones forza e prende un buon distacco dal ferrarista, ma al 14simo giro il colpo di scena: Jones va fuori strada e lascia la testa della corsa a Gilles Villeneuve.

Comincia la corsa capolavoro dell’aviatore. La sua macchina è più veloce delle altre in rettilineo, ma nella fase mista perde terreno rispetto ai concorrenti. In breve si forma un trenino di inseguitori a breve distanza da Villeneuve: Reutemann, Laffitte, Watson, raggiunti poi da Elio De Angelis. Il ferrarista resiste agli attacchi furiosi di Reutemann e poi di Laffitte, passato secondo. Per 66 lunghi giri Gilles Villeneuve conduce la gara, sempre con un distacco di pochi decimi di secondo da chi lo insegue. Non sbaglia nulla. Laffitte in particolare tenta ogni tipo di sorpasso. Niente da fare: l’aviatore vola, sembra che stia giocando con i suoi inseguitori. Verso la fine il pilota della Ligier sembra quasi rassegnarsi. 66 giri in testa con pochi metri di vantaggio. Villeneuve taglia il traguardo primo, seguito da quattro macchine. Il quinto, De Angelis, è solo ad 1 secondo e 24 millesimi di distacco; Laffitte, secondo, arriva con 222 millesimi di distacco. Non calcolo i metri di distacco, perchè mi fa impressione.

Nel video, che ancora la rete conserva, si sente Mario Poltronieri dire che è una corsa da ricordare, una corsa che lancia Gilles verso il titolo e lo classifica pilota ormai maturo e completo. Sul podio, un giovane Juan Carlos premia il ferrarista. Forghieri, entusiasta, si gode la vittoria. Enzo Ferrari, che ha sempre difeso Villeneuve dalle critiche feroci che ha ricevuto, lo paragona a Tazio Nuvolari. Forse è stato il pilota più amato da Enzo Ferrari.

Jarama è l’ultima vittoria di Gilles. Purtroppo quell’anno l’affidabilità della Ferrari va in crisi dopo la vittoria in Spagna, e Villeneuve riesce a centrare solo un rocambolesco 3 posto nel circuito di casa in Canada. Poi, la carriera e la vita di Gilles Villeneuve finiscono l’8 maggio del 1982, durante le qualifiche del gran premio del Belgio, in seguito ad uno spaventoso incidente. Io ero uno di quei bambini che avevano il poster di Gilles in camera. Nei decenni successivi, la Ferrari ha scritto ancora grandi pagine in Formula 1, con piloti come Schumacher, Raikkonen, Alonso, Mansell. Ma Gilles è sempre mancato, con la sua pazzia, con la sua aria da predestinato.

Uno dei successi dell’estate 1981 fu il capolavoro di Grace Jones, I have seen that face before, una versione reggae di Libertango di Astor Piazzolla. Una canzone splendida, come splendida era Grace Jones. I have seen that face before, ho già visto quella faccia. Ammetto di averlo pensato oggi, a 38 anni e 2 mesi e mezzo di distanza dal Gran Premio di Spagna 1981, quando ho visto Charles Leclerc tenere testa per più di 50 giri alle Mercedes furibonde di Hamilton e Bottas, arrivare in volata (Bottas a 835 millisecondi) e ricevere poi stremato e sorridente il premio per la vittoria del Gran Premio di Italia, davanti alla bolgia dei tifosi ferraristi.

Ho già visto quella faccia. Magari Gilles, fosse ancora con noi, sorriderebbe.

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