Appalti senza gara fino a 150mila euro, 5 Stelle già pentiti: norma preoccupante

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23 dicembre 2018

Nel difficoltoso varo natalizio di una manovra che per mantenere (in parte) le due macroscopiche promesse del reddito di cittadinanza e quota 100 somma una serie di preoccupanti tagli e balzelli, è passata quasi inosservata la scelta di innalzare il limite degli appalti senza gara da 40mila euro a 150mila euro. Da gennaio infatti per la Pubblica amministrazione sarà possibile affidare lavori senza gara fino a 150mila euro, mentre tra i 150mila e i 350mila euro sarà possibile procedere, si legge, ‘previa consultazione di tre o più operatori economici’.

Poche ore fa il presidente della Commissione Antimafia Nicola Morra (M5S), nella foto, ha affermato che ‘con appalti senza gara a 150mila euro si sottovaluta rischio di favorire la mafia’, ma ormai la Manovra è passata.
Una svolta che preoccupa dunque i 5 Stelle che si sono accontentati nel dialogo (che li vede spesso soccombere) con la Lega di un ritocco al ribasso, inizialmente era prevista la soglia di 200mila euro, ma che soprattutto preoccupa il presidente dell’Anac Cantone.

La misura secondo il Governo dovrebbe sbloccare lavori nei Comuni per 6-7 miliardi l’anno, ma il rischio di ritrovarsi con affidamenti poco trasparenti vale questo ipotetico effetto positivo?
Siamo ovviamente tutti d’accordo che uno dei principali problemi del nostro Paese sia l’eccesso di burocrazia, ma se la soluzone è eliminare le procedure di garanzia si rischia di buttare il buttare il bimbo con l’acqua sporca.
Di fatto, se per lavori fino a 350mila euro è sufficiente ‘consultare’ tre aziende (e non è ancora chiaro quanto debba essere formale e approfondita tale consultazione), la discrezionalità dell’ente pubblico e dei sindaci si moltiplica in modo esponenziale rispetto ad oggi. Lasciando per un attimo da parte il mastodontico tema delle infiltrazioni mafiose, è evidente che consegnando la scelta di chi far lavorare al completo arbitrio di chi governa il territorio si toglie ogni parvenza di vincolo al poter favorire (se lo si vuole fare) i cosiddetti amici degli amici. Se neanche la formalità della gara è rispettata, ad alcune aziende probabilmente il mondo degli appalti pubblici verrà quasi completamente precluso, soprattutto in territori governati da sempre da un monocolore che ha garantito legami stretti con una precisa parte imprenditoriale.
Un provvedimento che si inserisce sulla scia della scelta del Governo Renzi di innalzare la soglia dei pagamenti in contante da 1000 e 3000 euro e sul desiderio dell’allora Governo Pd proprio di dare la possibilità agli enti pubblici di fare affidamenti senza gara. Ipotesi che allora venne osteggiata con forza dal partito di Di Maio.

Sì, i tempi in cui il grido ‘onestà’ risuonava nelle piazze a 5 Stelle, quando il Movimento si trovava fieramente alla opposizione, appaiono davvero lontani. Il prezzo del compromesso di Governo è caro, ma in questo caso appare davvero sproporzionato rispetto al punto di partenza.
Del resto i limiti di questa misura non riguardano solo l’ambito dell’etica, ma anche quello della economia. Ambiti in realtà intrecciati e strettamente dipendenti l’uno dall’altro. Non esiste infatti un dualismo tra ‘sbloccare i lavori’ e il ‘rispettare le regole e la trasparenza’ come spesso viene raccontato. Dobbiamo convincerci che il rispetto della trasparenza e della pluralità non è la malattia, ma è la medicina per velocizzare sviluppo e cantieri e la stessa attività meritocratica imprenditoriale. Purtroppo le inevitabili conseguenze del consegnare i lavori all’arbitrio di pochi dimostrerà questa regola.
Speriamo non sia troppo tardi.

Cinzia Franchini

TAG: di maio, franchini, governo, m5s, renzi
CAT: appalti e concessioni

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