Consip. L’ipotesi che scagionerebbe Luca Lotti e Tiziano Renzi

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9 Marzo 2017

Non si parla d’altro in questi giorni. L’inchiesta Consip rischia di travolgere Matteo Renzi e di compromettere la sua candidatura alle primarie del Partito Democratico, influenzando in tal modo il futuro politico del nostro Paese. L’inchiesta coinvolge infatti Luca Lotti, attuale ministro dello Sport e braccio destro di Matteo Renzi, e Tiziano Renzi, padre dell’ex Presidente del Consiglio.

Tutto quello che stiamo leggendo e ascoltando in questi giorni riguardo all’inchiesta Consip sono tentativi di ricostruzione delle ipotesi accusatorie degli inquirenti nei confronti di alcuni soggetti sulla base di ritrovamenti, intercettazioni e testimonianze. In particolare, le ipotesi accusatorie nei confronti di Luca Lotti e Tiziano Renzi si basano quasi esclusivamente sulla testimonianza di Luigi Marroni, amministratore delegato della Consip. Queste ipotesi rimarranno tali fino a quando non verranno provate, cioè fino a quando la testimonianza di Marroni non sarà confermata da prove.

Vale la pena ricordare che in uno stato di diritto l’onere della prova spetta all’accusa e non alla difesa. Mentre l’accusa è chiamata a provare la colpevolezza dell’accusato, quest’ultimo non è chiamato a provare la propria innocenza. Quindi, non sarebbe necessario trovare lacune nelle ipotesi accusatorie nei confronti di Luca Lotti e Tiziano Renzi per difendere la loro l’innocenza. Tuttavia, dato che queste ipotesi accusatorie dominano da giorni il dibattito pubblico è opportuno rendere note le loro lacune. In particolare, c’è un’ipotesi che finora nessuno sembra aver preso in considerazione che potrebbe far decadere le ipotesi accusatorie nei confronti di Luca Lotti e Tiziano Renzi.

I tre filoni dell’inchiesta

La Consip è una società controllata interamente dal Ministero dell’Economia e delle Finanze (MEF) che opera come centrale unica degli acquisti per la pubblica amministrazione con lo scopo di razionalizzare la spesa. L’inchiesta Consip ha tre filoni principali.

Il primo filone riguarda l’imprenditore napoletano Alfredo Romeo, indagato dalla Direzione distrettuale antimafia di Napoli per concorso esterno in associazione mafiosa. Secondo l’ipotesi accusatoria la società di Romeo, dopo aver vinto alcuni appalti per vari servizi all’interno dell’ospedale Cardarelli di Napoli, avrebbe assunto persone vicine alla camorra tra il personale addetto allo svolgimento di tali servizi.

Alfredo Romeo

Il secondo filone riguarda la presunta fuga di notizie che avrebbe compromesso l’inchiesta della magistratura di Napoli. Luca Lotti – insieme al comandante della Legione carabinieri Toscana Emanuele Saltalamacchia, al Comandante generale dell’Arma dei carabinieri Tullio del Sette e al presidente di Publiacqua Filippo Vannoni – è sospettato di rivelazione di segreto e favoreggiamento. Luigi Marroni ha riferito ai pm napoletani Henry John Woodcock e Celeste Carrano di essere stato avvisato da Lotti, Saltalamacchia, del Sette e Vannoni che vi era un’indagine in corso sulla Consip. Sarebbe stato proprio in seguito alla soffiata di Lotti che Marroni avrebbe deciso di eliminare le microspie messe dai carabinieri negli uffici della Consip.

Luca Lotti, foto di Federico Bernini (LaPresse), 25/10/2014, Firenze

Il terzo filone riguarda il presunto sistema corruttivo messo in piedi da Romeo. L’imprenditore napoletano è stato arrestato mercoledì 1 marzo con l’accusa di aver corrotto il dirigente della Consip Marco Gasparri per aggiudicarsi i lotti maggiori dell’appalto da 2,7 miliardi di euro denominato Facility Managment 4. E’ all’interno di questo terzo filone che compare il nome di Tiziano Renzi, accusato di traffico di influenze illecite. Secondo l’ipotesi accusatoria Tiziano Renzi e l’amico imprenditore Carlo Russo avrebbero esercitato pressioni su Luigi Marroni affinché favorisse Romeo in cambio di denaro. Marroni ha infatti riferito ai pm Woodcock e Carrano che Carlo Russo gli avrebbe chiesto di favorire la società di Romeo per conto dello stesso Tiziano Renzi e di Denis Verdini. Marroni ha inoltre riferito ai pm che Tiziano Renzi, durante un incontro in Piazza Santo Spirito a Firenze, gli avrebbe chiesto di assecondare le richieste di Russo. Al momento non vi è alcuna prova che Romeo abbia versato denaro a Tiziano Renzi e Carlo Russo, così come non vi è alcuna prova che Romeo e Tiziano Renzi si siano mai incontrati.

Tiziano Renzi, foto di Giuseppe Lami (Ansa), Roma, 23/12/2014.

L’ipotesi che scagionerebbe Luca Lotti e Tiziano Renzi

Le ipotesi accusatorie nei confronti di Luca Lotti e Tiziano Renzi si basano quasi esclusivamente sulle dichiarazioni di Luigi Marroni. Pertanto sorprende che al momento nessuno abbia preso in considerazione un’ipotesi molto semplice, cioè quella secondo cui Marroni avrebbe dichiarato il falso. Ovviamente non c’è nessuna prova a sostegno di questa ipotesi, ma è comunque opportuno esplorarla nella misura in cui se risultasse vera l’intero teorema giudiziario contro Luca Lotti e Tiziano Renzi crollerebbe.

L’ipotesi accusatoria nei confronti di Luca Lotti risulta già indebolita da alcuni elementi emersi recentemente. Alessandro Diddi, l’avvocato di Gasparri, ha infatti dichiarato di essere venuto lui stesso a conoscenza dell’inchiesta in seguito a due episodi. Diddi i primi di dicembre avrebbe notato alcuni carabinieri in borghese effettuare operazioni sospette sul tetto dell’edificio in cui lavora che si trova proprio di fronte all’edificio della Consip. Peraltro, alcuni giorni prima il suo assistito sarebbe stato perquisito in quella che a Diddi era apparsa una finta operazione antidroga. Insomma, se l’avvocato di Gasparri è venuto a conoscenza dell’inchiesta così facilmente, anche altri – compreso Marroni – sarebbero potuti venirne a conoscenza allo stesso modo. Quindi, non è necessario ipotizzare una soffiata di Luca Lotti o di alti ufficiali dei carabinieri per spiegare in che modo Marroni ha saputo dell’esistenza dell’inchiesta in corso sulla Consip.

Tuttavia, le ipotesi accusatorie nei confronti di Luca Lotti e Tiziano Renzi continuano ad essere corroborate dalle dichiarazioni di Marroni. E’ quindi compito degli inquirenti verificare queste dichiarazioni. Nel caso si appurasse che Marroni ha dichiarato il falso sarà importante capire perché lo ha fatto, mentre già oggi è importante capire perché Marroni abbia ordinato di eliminare le microspie messe dai carabinieri negli uffici della Consip invece di presentarsi in Procura per collaborare. Sebbene tutti assumano che Marroni non potrebbe aver avuto alcun motivo per dichiarare il falso, non è difficile ipotizzarne qualcuno. Ad esempio, se Marroni avesse voluto proteggersi, avrebbe senz’altro avuto un motivo per chiamare in causa Luca Lotti e Tiziano Renzi. Così facendo avrebbe infatti legato il proprio destino giudiziario a quello di due figure vicinissime a Matteo Renzi.

Luigi Marroni

Il piano giudiziario e quello politico

L’inchiesta Consip ha non solo un piano giudiziario, ma anche un piano politico nella misura in cui coinvolge tre figure di primo piano dell’entourage renziano: il padre, l’alleato scomodo, l’amico e braccio destro. E’ quindi assolutamente legittimo chiedere a Matteo Renzi, ad esempio, cosa sapesse di questa vicenda o perché Marroni stia ancora al suo posto. Tuttavia non è legittimo supporre che queste domande abbiano un’unica risposta possibile e che le uniche domande possibili siano da rivolgersi a Matteo Renzi o a membri del suo entourage.

L’impressione è che coloro che insistono sul piano politico dell’inchiesta in realtà vogliano suggerire una tesi ben precisa. La tesi in questione è quella secondo cui Renzi, divenuto Presidente del consiglio, avrebbe creato un sistema di potere caratterizzato da commistioni se non illegali quantomeno inopportune tra politica e affari. Questo sistema di potere, spesso denominato “Giglio Magico”, avrebbe come protagonisti un insieme di persone legate da relazioni amicali e parentali. Tuttavia, questa tesi sta in piedi solo nella misura in cui sussistono i fatti ipotizzati dall’inchiesta sulla base della testimonianza di Marroni.

In altre parole, checché ne dicano i protagonisti del circo mediatico giudiziario a cui stiamo assistendo, il piano politico non può essere svincolato da quello giudiziario. Se Marroni avesse dichiarato il falso crollerebbe non solo il teorema giudiziario contro Luca Lotti e Tiziano Renzi, ma anche il suo portato politico. Detto questo, al momento l’unica rivelazione di segreto accertata riguarda le informazioni relative all’inchiesta e questo dice molto sul rapporto che intercorre tra certa magistratura, certo giornalismo e certa politica.

TAG: Consip, giustizia, luca lotti, Matteo Renzi, politica, tiziano renzi
CAT: appalti e concessioni, Partiti e politici

2 Commenti

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  1. luciano 3 anni fa

    Nell’articolo si parla di Marroni come se fosse un indagato che fa delle chiamate in correità. Invece per ciò che ne sappiamo ad oggi è un semplice testimone. Dunque la testimonianza di Marroni è di per sé una prova. Si tratterà ovviamente di stabilire se è attendibile, ma non è che – come pensa l’autore – per principio un teste non basta per condannare. C’è tanta gente che è stata condannata per molto meno.

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  2. brunoge 3 anni fa

    Il punto sullo scandalo Consip
    Il punto sullo scandalo Consip
    Author di MoVimento 5 Stelle
    ore 16:07 Il blog delle stelle
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    di Alessandro di Battista

    Il punto qui non sono le colpe dei padri che, ovviamente, non devono ricadere sui figli.

    Il punto è un padre di un ex-presidente del Consiglio che, durante il governo del figlio traffica, inciucia, va a cena con un imprenditore (3 giorni fa arrestato per corruzione) interessato ad appalti pubblici concessi dalla CONSIP (il cui capo è stato nominato dal figlio).

    Il punto è un padre che fa affari con Verdini (poi scelto dal figlio come padre costituente).

    Il punto è un padre avvertito di essere intercettato, forse pedinato.

    Il punto è una gestione del potere (lecita o meno vedremo) familistica, affaristica e profondamente immorale.

    Il punto è un giglio magico di falsi rottamatori rottamato da fallimenti, inchieste e oscenità da loro commesse e trasformatosi in un crisantemo morente.

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