Il Gioco dell’Arte-Gentile da Fabriano

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12 marzo 2020

Molti di voi in questi giorni in cui le scuole sono chiuse avranno più tempo libero. Verso sera, dopo aver studiato e giocato, quando avevo la vostra età prendevo in mano i fascicoli dei Maestri del Colore. Probabilmente anche i vostri genitori li avevano, e li hanno ancora. Ogni pittore era raccontato con i suoi quadri più belli, in grandi immagini a colori. Allora non c’erano computer e smartphone, e anche le televisioni non erano così grandi e ad alta definizione. Quelle riproduzioni erano le migliori che avevamo. Conoscevamo così i nomi di grandi artisti del passato, alcuni vissuti in epoche lontane da noi, quando non esistevano ancora l’Italia e gli Stati Nazionali. Molto spesso questi pittori venivano indicati con il nome del luogo dove erano nati. Così è per Gentile da Fabriano, che veniva da un paese dove ancora oggi si produce la carta in maniera artigianale. Se guardate i vostri albo da disegno, moltissimi sono stati fatti proprio lì.

Gentile era nato in un’epoca in cui gli artisti viaggiavano molto, di corte in corte, offrendo il loro lavoro ai potenti: nobili, banchieri, ordini religiosi. Ogni tanto arrivavano in una città dove c’era più ricchezza e lavoro, e lì si fermavano, aprendo una bottega dove si contornavano di scolari e allievi, che collaboravano alla produzione di dipinti, decorazioni, opere da vendere e altre invece che venivano loro commissionate, cioè ordinate, con indicazioni molto precise non solo del soggetto, ma anche delle figure che dovevano comparire, di come dovevano essere vestite, persino dei colori che dovevano essere usati. Alcuni colori, come il lapislazzulo, che è un blu molto particolare, erano costosissimi, e se li volevi dovevi pagare di più.

Un banchiere ricchissimo, di nome Palla Strozzi, che a Firenze era in competizione con i Medici per il rango di uomo più potente della città, ordinò a Gentile di fargli una “Adorazione dei magi”, che doveva essere sistemata su di un altare della chiesa di Santa Trinita, una chiesa molto bella e austera, dove gli Strozzi avevano una cappella intitolata alla loro famiglia. Gentile immaginò la scena che conoscete tutti, quella in cui i magi raggiungono la capanna di Betlemme e donano i doni a Maria e al Bambino, come se si trattasse di un grande corteo di nobili, come si potevano vedere nei giorni di festa, nei tornei tra cavalieri, nelle battute di caccia, o ancora in occasione delle vittorie militari. Ma fece qualcosa di più. Allora i pittori fiorentini cominciavano a usare una tecnica di rappresentazione dello spazio che si chiama prospettiva, che consente di definire esattamente la dimensione che deve avere ogni cosa che disegno, in modo da ottenere un effetto visivo uguale alla realtà, in cui la dimensione degli oggetti che vediamo ci sembra proporzionata alla nostra distanza da essi. Gentile, che sapeva di questa tecnica ma forse non la maneggiava, preferì accostare le diverse scene, costruendo dei rapporti tra i personaggi basati sull’azione e non sulla prospettiva. Più che la rappresentazione dello spazio lo interessava la maniera di disegnare e dipingere con estrema cura ogni particolare, con grande pazienza, proprio come lo avesse davanti agli occhi. Chi guarda questo dipinto può così perdersi nei particolari, dalle vesti agli animali, dalle decorazioni agli ori, sino alla sapienza botanica con cui è raffigurata la vegetazione. Ma se guarda la scena nel suo totale, quella sensazione di realtà si perde un po’, e sembra anzi, complice tutto l’oro che il pittore ha usato, di essere in una fiaba. Questo stile veniva chiamato Gotico Cortese, perché appunto apparteneva alla cultura delle corti in cui si muovevano gli artisti, o internazionale, perché non nasceva in una zona particolare, ma era anzi un linguaggio pittorico che a un certo punto divenne condiviso in tutti i principali luoghi di produzione artistica dell’Europa dell’epoca.

Nel dipinto compaiono anche due personaggi della famiglia Strozzi, Lorenzo e il committente (la persona che aveva ordinato l’opera) Palla. Sono le due figure che vedete immediatamente alle spalle del re magio più giovane.

TAG: Gentile Da Fabriano, Il Gioco dell'arte
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