Italia
Il paradosso del genio sotto tutela: perché lo scudo “Michelangelo” faceva troppa ombra a Washington
Sovranità limitata e “intelligence” economica: il paradosso di un’Italia che deve chiedere il permesso per essere geniale
L’eccellenza, in Italia, è un vizio tollerato e persino incoraggiato. A patto, però, che non disturbi i manovratori d’oltreoceano. La clamorosa (ma nei palazzi romani da tempo sussurrata) rimozione di Roberto Cingolani dalla guida di Leonardo, a favore di Lorenzo Mariani, è molto più di un normale avvicendamento ai vertici di una partecipata di Stato. È una lezione magistrale, e per molti versi spietata, di cruda geopolitica.
Le regole del mercato libero, a quanto pare, valgono per tutti tranne che per l’industria della Difesa. Sotto la gestione Cingolani, Leonardo ha macinato risultati clamorosi, ordini miliardari e performance invidiabili. Ma in questo settore, i bilanci in verde non bastano a salvarti la poltrona se decidi di superare un’invisibile linea rossa. E quella linea, questa volta, ha un nome e un cognome: Michelangelo – The Security Dome.
Il sistema di difesa aerea integrato, basato sull’Intelligenza Artificiale, che Leonardo ha recentemente presentato e che si apprestava a implementare, non era solo uno straordinario prodotto ingegneristico. Era una dichiarazione di indipendenza tecnologica. Un’architettura capace di avvolgere l’Europa con uno scudo Made in Italy. E questo, per i nostri “alleati” statunitensi, è suonato come un campanello d’allarme intollerabile.
Il genio italiano fa paura?
Sì, ma sgombriamo il campo dal romanticismo: non fa paura per invidia, fa paura per motivazioni strettamente commerciali ed egemoniche. Da decenni il complesso militare-industriale americano domina l’Occidente imponendo i propri standard. Il messaggio di Washington, spesso elegantemente mascherato dietro la parola magica “interoperabilità Nato”, è sempre stato uno solo: l’Europa deve armarsi di più, ma possibilmente comprando sistemi statunitensi, dai missili Patriot in giù.
Se l’Italia sviluppa e propone uno scudo aereo modulare, autonomo e iper-competitivo, il cortocircuito è inevitabile. Il Michelangelo rischiava di diventare il pilastro tecnologico di quella vera “Difesa Europea” di cui si parla tanto ma che gli USA, nei fatti, cercano di arginare. Un’eresia inaccettabile.
Nessun complotto, solo “intelligence” economica
Non servono tesi cospirazioniste, massonerie deviate o agenti segreti in impermeabile per leggere gli scenari spy dietro questa manovra. La vera guerra di spionaggio del 2026 si gioca nei dossier di economic intelligence, nei ricatti incrociati sulle catene di approvvigionamento e nelle pressioni dei lobbisti.
Quando un colosso europeo diventa troppo assertivo in un settore nevralgico, Washington non muove i carri armati, ma i canali diplomatici. Si fa leva sugli equilibri di un Governo che ha un disperato bisogno della sponda atlantica (specie di questi tempi, tra crisi in Medio Oriente ed energia alle stelle) per non finire stritolato. Si chiede al partner italiano di abbassare la cresta, di mettere da parte il manager troppo “autonomo” o “europeista” per favorire un profilo più “organico” e rassicurante.
Lorenzo Mariani è un professionista di assoluto e indiscusso valore, con una lunghissima e brillante storia dentro Leonardo. La macchina è in ottime mani. Ma il messaggio politico e industriale che arriva da questa staffetta è agghiacciante.
Il genio italiano può ancora esprimersi liberamente? La risposta è sì, purché si limiti a fornire componentistica d’eccellenza. Siamo bravissimi (e lodatissimi) quando costruiamo singoli pezzi per il caccia F-35 americano. Ma dobbiamo fermarci un passo prima di pretendere di dettare l’architettura dei grandi sistemi. Dobbiamo essere fornitori indispensabili, mai leader incontrastati.
La cacciata di Cingolani ci impone un bagno di realtà sulla nostra “sovranità limitata”. Il cielo sopra di noi può anche essere un capolavoro difensivo chiamato Michelangelo. Ma per poterlo ammirare, l’Italia deve ancora chiedere il permesso al padrone di casa.
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