Mondo

L’Ungheria torna libera dal nazional-sovranismo autocratico e oscurantista di Viktor Orban

Gli ungheresi votano per la libertà, l’Europa e la Nato verso una società dell’inclusione consegnando le chiavi a Peter Magyar

13 Aprile 2026

L’ Ungheria torna libera dopo 16 anni, e l’ opposizione – facendosi Governo democratico – può tornare alla vecchia Costituzione avendo due terzi dei seggi con la maggioranza assoluta per un ritorno allo Stato di Diritto devastato dal “clan Orban all’interno e dai suoi alleati esterni”. Un’onda europeista “caccia” fragorosamente Orban dopo 16 anni di potere assoluto e autoritario. I giovani sono stato il propulsore del motore di risveglio democratico europeista e l’ Ungheria torna nel cuore dell’ Europa scorrendo sulle placide acque del Danubio Blu che era nero da tre lustri.

Letale la “convergenza distopica, strabica e illusionista” tra Washington, sovranismo estremo nazionalista europeo e la Russia di Putin. Da una parte, con un appoggio esplicito e istituzionale radicalmente “irrituale” di Trump da una parte (anche con la faccia più giovane  e graffiante del suo Vice President JD Vance) e – dall’ altra – di appoggio “occulto” di Putin, con una penetrazione diffusa e obliqua con una pesante “guerra ibrida”. Infine, con l’appoggio esplicito di tutte le destre estreme nazional-sovraniste e antieuropeiste (AFD in Germania, Obascal in Spagna, Meloni in Italia et al) . Gli ungheresi hanno scelto dicendo tre NO chiari: 1 – al regime illiberale e alla democratura di Orban indicando la via dell’europeismo “senza se e senza ma” in forme antinazionalista; 2 – a Trump e alle intrusioni antieuropeiste scorrete e illecite e al suo internazionalismo della forza e transazionalista; 3 –  a Putin e ai suoi ricatti energetici e al suo modello autocratico e autoritario e al suo sogno del Rusky Mir. Gli ungheresi dicono tre SI forti : a – all’ Europa, b – alla democrazia e c- alla pace. Chiaro il segnale esplicito di sostegno all’Ucraina come “frontiera di pace” contro l’aggressione russa. Certo ricordando la tragedia dei carri armati del 1956 e la repressione sanguinosa di Krusciov nel sangue di 2500 morti e 200mila rifugiati e che gli ultrasettantenni avranno ben stampato nella memoria. Certo Meloni ne esce a pezzi avendo sostenuto Victor Orban in modo esplicito e pesante e anche in questo caso in modo irrituale come “intrusione scorretta” nel libero gioco democratico di un altro paese accomunandosi in un abbraccio mortale a Trump (leader di questo nuovo nazional-sovranismo estremista e illiberale) con Milei,  Le Pen,  Abascal e Weidel.

Il tempo delle destre nazionaliste e sovraniste che portano dazi, stagflazione, diseguaglianze, povertà e guerre, è stato sconfitto sotto la bandiera europeista e democratica degli ungheresi forte, colorata e libera. I nemici dell’Europa sono stati sconfitti e i veti che la bloccano, proprio attraverso “il cavallo di Troia ” trumpista che è sempre stato proprio Victor Orban. L’ Europa può non solo respirare ma può e deve accelerare verso una maggiore integrazione federalista nella difesa, nel commercio, nell’ energia ripartendo dalla riaffermazione delle regole dallo Stato di Diritto, della Democrazia Parlamentare fino al  Diritto Internazionale e al multilateralismo nel rispetto dei diritti e della dignità delle persone. Di “tutte le persone”  incluse da una “giustizia giusta” che non fa distinzioni né di nascita né di sesso, né di religione o di opinione politica.  Insomma, con un ritorno ad una cittadinanza inclusiva e dialogante che voglia essere partecipata come i giovani hanno sentenziato.

Gli ungheresi con orgoglio e dopo 16 anni di autocrazia orbaniana hanno detto NO senza incertezze e con chiarezza alle pure logiche della forza e alle politiche muscolari del più forte nella regolazione dei conflitti locali (e globali) utilizzate dai nazional-sovranisti come leva di un nuovo colonialismo imperialista che parte dalla Dottrina Monroe per arrivare alla sua più estrema interpretazione trumpista “piegandola” al Donroe. Cioè in questo caso allargando le reti di fornitura globale “costrittivamente” dal Venezuela all’Iran, spingendo il sud del mondo (e non solo) ad acquistare energia da Washington e di fatto favorendo anche la Russia senza sfavorire la Cina cadendo nella “trappola globale di Hormuz” che si spera non sia anche “mortale”.

Gli ungheresi hanno detto NO a tutto questo consegnando le chiavi della democrazia parlamentare e  della ”normalità costituzionale” a  Magyar cacciando Orban con una vasta maggioranza di destra e sinistra. Una destra – quella di Magyar – che vuole essere liberale e democratica oltre che europeista, saldata da un consenso ampio che potremmo definire di unità nazionale ad esclusione del partito di Orban.  Il “castello nero illiberale” sulle rive del Danubio è crollato e gli ungheresi hanno scelto soprattutto la libertà, l’Europa e la pace dicendo NO agli avventurismi nazional-sovranisti guidati dalla convergenza anomala a anti-europeista ( e anti-occidentale) Trump-Putin-Estrema destra (anti)europea. Peter Magyar  con Tisza può  allora riscrivere la storia dell’Ungheria, pur essendo fuggito da una costola di Fidesz solo due anni fa, abbracciando l’Europa, la Nato e i diritti e della dignità delle persone, comprese le persone Lbgtq+. In Ungheria è il tempo della “Ricostruzione” post-nazionalista e filoputiniana con una destra liberale, occidentale ed europeista che rimette al centro lo Stato di Diritto oltre l’oscurantismo di Viktor Orban riallineando l’Ungheria alla frontiera Ucraina come frontiera Europea. Magyar può ripartire dal referendum di 23 anni fa che spingeva gli ungheresi  verso l’Europa con l’83% dei consensi ( quasi la stessa percentuale di votanti di queste elezioni e molto più alta tra i giovani) e da qui ridisegnare il futuro specchiandosi ancora nelle acque placide del Bel Danubio Blu a partire dallo “scongelamento” dei fondi europei. Quelle acque che certo dovranno servire alla depurazione dalle tossine (e dagli uomini) dello Stato Orbaniano inquinato da tre lustri e a partire dal suo Presidente. E’ dunque anche una destra ungherese europeista e liberale che segnala di prendere le distanze dal Trump Imperial-colonialista e rimanda Vance sull’Hudson che contro-intuitivamente è servito a stimolare i giovani ad andare a votare in massa. Fallisce anche il disegno di “guerra ibrida” di Putin che spinge gli ungheresi ad alzare le antenne dell’attenzione e sgretolando le ostruzioni dell’intenzione  e dunque non cadendo nelle trappole della contro-informazione del Cremlino scivolata a tutto campo negli 8 pollici del popolo ungherese. Gli ungheresi hanno deciso di difendere la propria vita, la propria casa e la propria famiglia come cittadini liberi di fronte ai fallimenti della politica economica neo-corporatista, familista  e clanica di Orban, rifiutando di essere “fedeli servitori” dopo sacrifici e rinunce da 16 anni e nonostante i soldi ricevuti dall’ Europa tanto attaccata –  da sempre e senza limiti  – dal leader di Fidesz e dai suoi accoliti con forti limitazioni del diritto di informazione e del pluralismo con dosi velenose di propaganda ideologica tossica. Gli ungheresi hanno detto “basta” e hanno voluto voltare pagina consegnando le chiavi della Rinascita europeista, del diritto e della libertà a Peter Magyar che dovrà interpretare con forza, trasparenza, inclusione e pluralismo questo urlo popolare come “inno di libertà”. L’ era Orban è chiusa (da lui stesso riconosciuta la sconfitta e a “protezione” del patrimonio accumulato che si spera non sia di ostacolo ad una “rinascita ricostruttiva”) e nasce la “Nuova Ungheria”, pacifica, europeista e libera dal giogo nazionalista ritornando nel perimetro Europeo e Nato della libertà. Una lezione popolare per tutta l’Europa e il Mondo !

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