Sgomberare centri sociali e scuole popolari: l’ultima “emergenza” di Tronca

15 febbraio 2016

Ci sono le lavagne e i gessi, le sedie in circolo, i pennarelli, libri e quaderni. E’ una scuola, ma di tipo particolare: gli insegnanti sono volontari, gli alunni adulti e bambini. Ci si accede da una porta da poco ripitturata, due rampe di scale e circa 8 stanze, in ognuna delle quali si svolgono attività diverse: il corso di fumetto, il sostegno per i compiti, lo studio dell’italiano come seconda lingua. Al secondo piano c’è lo studentato, al piano terra invece lo sportello legale per i migranti, l’orientamento al lavoro e il coworking. Si chiama LabPuzzle e dal 2011 anima il Tufello, quartiere di Roma che conta circa 15mila abitanti e pochissimi spazi di aggregazione. Tutti costruiti dai cittadini, dai volontari e attivisti che si sono rimboccati le maniche e hanno rimesso in piedi stabili inutilizzati e abbandonati all’incuria. Quello di via Monte Meta 21, che da 5 anni ospita LabPuzzle, era un ammasso di cartacce e polvere, fino al 2009 sede dei servizi sociali del III municipio (ex IV). Ore e ore di lavori e decine di migliaia di euro (provenienti da autotassazione e campagne di sostegno) lo hanno restituito al territorio. Il presidente del municipio III Paolo Marchionne, raggiunto al telefono da Gli Stati Generali, riconosce il grande valore di LabPuzzle e dice: “Sul territorio ci sono fin troppe serrande abbassate: con un po’ di coraggio in più potremmo far diventare queste realtà una risorsa, facendo patti seri e trasparenti con l’amministrazione”  Per ora però il Comune vuole riprendersi i locali perché non rendono abbastanza. Così come vuole riprendersi gli spazi del Corto Circuito e di Casale Falchetti a Centocelle, quelli di Auro e Marco a Spinaceto e dell’Esc a San Lorenzo. Insieme a tante sedi di associazioni culturali.

La pezza d’appoggio del commissario Francesco Paolo Tronca è la delibera approvata ad aprile scorso dalla Giunta Marino, su proposta di Alessandra Cattoi, per il riordino di una parte del patrimonio capitolino. Secondo quanto dichiarato dall’assessora: “La Giunta si è espressa dicendo che è interesse della città riordinare e mettere a disposizione di tutti il patrimonio pubblico di Roma, ma anche tutelare quelle realtà che da anni svolgono attività essenziali per i territori”. L’intenzione dichiarata era di valutare il tipo di attività svolta e poi di chiedere a occupanti o assegnatari di mettersi in regola in caso di morosità. Troppo complicato per Tronca e la sua schiera di sub-commissari che, forte del recente scandalo Affittopoli, ha preferito fare tabula rasa e ricominciare da zero. In nome del  bando, ormai diventato sinonimo di trasparenza ed efficienza. Scompare quindi totalmente l’aspetto della valutazione: che uno spazio venga usato per aiutare i bambini a fare i compiti, o sia un esercizio commerciale non fa differenza. L’amministrazione si riprende tutto, cancellando anni (decenni in alcuni casi) di servizi, lavoro e rapporti con i cittadini. Chissà che ne pensa Roberto Giachetti, candidato favorito alle primarie di centrosinistra per Roma, che negli anni ’90 era tra quegli amministratori che trattarono con i centri sociali per arrivare alla delibera 26 del ’95, la stessa che pre-assegnò gli spazi agli occupanti (Fonte DinamoPress ). Intanto i centri sociali promettono battaglia e mentre scriviamo (15 febbraio) hanno occupato l’assessorato al Patrimonio “ad oltranza” in attesa di incontrare Tronca e aprire un tavolo di confronto. Le richieste: moratoria giubilare contro gli sfratti e gli sgomberi e cancellazione immediata delle accuse di morosità.

Nel quartiere Spinaceto, noto ai più per il film di Nanni Moretti e la celebre battuta “non è niente male Spinaceto”, dal 1992 un gruppo di persone ha occupato uno spazio in via Caduti della guerra di Liberazione. Oggi Auro e Marco è una sala autogestita dove studiano ragazzi e ragazze, una palestra popolare, un posto in cui si organizzano eventi musicali e teatrali. Tutto questo in un territorio dove, a parte la buona volontà di chi ci abita, non c’è nulla, se si escludono le opere costose e abbandonate come lo stadio del Rugby per cui sono stati stanziati milioni di euro, o il Punto verde qualità, al centro dello scandalo scoppiato durante la consiliatura di Alemanno. “I presidi delle scuole – racconta Davide – ci inviano gli studenti che hanno bisogno di sostegno scolastico, il sabato e la domenica l’aula studio è piena perché non c’è un altro posto in cui si può studiare”. A loro il Comune, tramite lettera, ha chiesto un arretrato di 6 milioni di euro per un locale in una strada dove la maggior parte degli esercizi commerciali sono chiusi. “Sul piano amministrativo il valore sociale di queste esperienze non viene preso in considerazione”, commenta Davide. “Togliendo questi spazi – continua – le associazioni sportive e i servizi, Spinaceto tornerebbe ad essere quello che era negli anni 80: un deserto di emarginazione ed eroina”.

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Si trova in una situazione un po’ diversa il Corto Circuito, storico centro sociale della Capitale, in piedi da 26 anni nei pressi di via Palmiro Togliatti. Anche qui le attività vanno dallo sport alla scuola popolare, fino all’osteria e alla ciclofficina. E’ stato vittima di due incendi: uno nel 1991 in cui rimase ucciso il diciannovenne Auro Bruni e l’altro nel 2012. Entrambi rimasti senza colpevoli, anche se il primo è stato rivendicato da un gruppo di estrema destra. Lo spazio fa gola da tempo a diverse attività commerciali e  a realtà criminali molto radicate nel territorio. Dove ora ci sono ragazzi che si allenano, giocano a calcetto e fanno i compiti vorrebbero costruire un parcheggio. “Il prefetto Gabrielli – raccontano i ragazzi del Corto – ha riconosciuto la forte contrapposizione territoriale tra chi, come noi, opera nel sociale e gli interessi mafiosi che sono tanti”. Al centro sociale sono stati messi i sigilli per una questione di abuso edilizio e permessi legati alla somministrazione di cibo. Dopo l’ultimo rogo che ha distrutto gli spazi è stato infatti costruito un capannone per poter continuare a svolgere le attività, cosa che non è sfuggita ai vigili urbani. Da lì è partito l’iter giudiziario che ha portato al decreto di sgombero. Nella lettera, inoltre, il Comune ha chiesto agli occupanti circa 500mila euro di arretrati, conteggiando anche gli anni in cui i locali erano inutilizzabili a causa dell’incendio.  Per difendere il Corto Circuito è scesa in campo la presidente del municipio Susi Fantino, in occasione della giornata di mobilitazione del 10 febbraio. E anche giuristi e professori universitari si sono schierati con i centri sociali firmando un appello in cui sottolineano come “queste realtà contribuiscono ormai da diversi decenni alla vita sociale della città e ne rappresentano una parte alla quale sarebbe sbagliato rinunciare” e chiedono alle autorità cittadine “una certezza di futuro, all’interno di un sistema di regole condiviso che favorisca e promuova l’aggregazione dei giovani e l’utilizzo sociale del patrimonio comune”. Il sindaco di Napoli Luigi De Magistris è intervenuto sulla vicenda con un video-appello suggerendo a Tronca di “non troncare queste esperienze”.

E proprio dal capoluogo campano potrebbe prendere spunto la Capitale, ispirandosi alla delibera sull’ex asilo Filangeri, la 400 del 25 maggio 2012, riconfermata all’inizio di quest’anno, che assegna il luogo non a un soggetto unico, ma alla comunità di lavoratori e utenti. Si innesca così un meccanismo di tutela sociale del “bene comune” con l’assegnazione che viene rinnovata ogni anno a chi anima il luogo. Un posto aperto a tutti, dove le decisioni vengono prese tramite l’assemblea di gestione che si riunisce una volta a settimana. Un po’ quello che accadeva al Valle occupato, ma in questo caso con un lieto fine.

A San Lorenzo, rischia lo sfratto l’ Esc atelier occupato, presente nel quartiere da 11 anni, prima in via de’ Reti e poi in via dei Volsci 159. “Il pretesto – spiegano sul loro sito – qualche arretrato in sospeso”. Nel 2009, dopo un tavolo negoziale con l’amministrazione capitolina, gli occupanti sono diventati assegnatari , attraverso la Delibera 26/1995 e in cambio di un canone sociale. “A Esc – si legge ancora sul sito – i migranti trovano assistenza legale e imparano gratuitamente l’italiano; freelance e intermittenti/precari organizzano nuovi strumenti sindacali e di autotutela (Camere del Lavoro Autonomo e Precario); la Libera Università Metropolitana alimenta il pensiero critico, nazionale e internazionale, con seminari, pubblicazioni, presentazioni di libri; ogni anno L/ivre, la fiera degli editori e dei vignaioli indipendenti, è attraversata da migliaia di persone; i giovani sperimentano nuove tendenze musicali e stili culturali”.

Chi invece ha corrisposto l’affitto regolarmente ma è stata comunque invitata a fare i bagagli è l’associazione Laboratorio Sociale Autogestito 100celle, assegnataria dal 2008 del Casale Falchetti, in via della Primavera, a Centocelle. Ora l’amministrazione lo vuole indietro per metterlo a bando. Chi lo ha gestito e fatto vivere fino ad ora potrà partecipare alla gara pubblica solo se corrisponderà gli ultimi canoni a prezzo pieno, cioè dai 650 euro al mese si arriverebbe a 3200. La storia è questa: occupata nel 1999 la struttura apparteneva alla famiglia Falchetti a cui il Comune la espropriò per un intervento di viabilità poi scongiurato da un vincolo regionale di salvaguardia dei  casali dell’Agro romano. Tornò poi nelle mani del proprietario e alla sua morte “con una azione sociale in difesa di un bene comune, fu restituito ad un uso pubblico evitandone il degrado o che diventasse oggetto di speculazioni”, come scritto sul sito www. lsa100celle.org. L’assegnazione è scaduta a giugno del 2015 e l’associazione ha più volte chiesto all’amministrazione di rinnovarla, senza ricevere risposta. Così ha continuato a corrispondere l’affitto. Ma non era abbastanza, pur trattandosi di attività, di certo non altamente redditizie, come la bio osteria, il mercato, il gruppo di acquisto solidale, l’orto comunitario,  la ciclofficina, la milonga, corsi di tutti i tipi (sartoria, lingue, sport) ed eventi (ad esempio l’archeopasseggiata o le serate danzanti).

Alcuni ultimatum del Campidoglio sono scaduti e finora alle lettere non sono seguiti i fatti. Ma nei centri sociali l’attenzione resta alta con giornate di protesta e mobilitazione. Il 10 febbraio il Corto circuito ha organizzato una “colazione resistente” e un corteo. Due giorni dopo si è svolta l’assemblea a Casale Falchetti. A Spinaceto una serie di appuntamenti sono previsti per i prossimi giorni: il 16 febbraio workshop all’aperto, il 17 incontro con le realtà degli artigiani, il 18 assemblea pubblica, il 19 lo spettacolo di teatro “Il canto dei deportati”, il 20 mattinata di sport e “gita” al punto verde qualità e alla città del rugby abbandonata. LabPuzzle invita tutti al compleanno dello spazio il 19 febbraio, dalla mattina alla sera, con giochi e iniziative per difendere lo spazio e non disperdere 5 anni di impegno e attivismo.

 

TAG: auro e marco, casale falchetti, centri sociali, corto circuito, esc atelier, labpuzzle, luigi de magistris, Roma, tronca
CAT: Beni comuni

2 Commenti

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  1. linar80 3 anni fa
    Articolo interessante, ma manca lo sgombero allo spazio occupato delle Cagne Sciolte in via Ostiense. Uno spazio liberato dove è stato attivo un fondamentale sportello antiviolenza, una scuola di italiano per straniere/i, pole dance e altri laboratori. Mi sembra strano che non l'aurticolista non ne abbia parlato.
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    1. iara.facondi 3 anni fa
      Sicuramente mancano anche altri posti importanti per la città e sotto attacco da parte dell'amministrazione. Mi informerò sulle Cagne Sciolte e ne riparlerò senz'altro. Grazie di averlo segnalato
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