Di vento, di voli e di volate

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14 maggio 2019

L’Argentario è un monte attraccato alla terraferma. Due tomboli, la Feniglia a sud, e la Giannella a nord, sono i suoi ormeggi naturali. La lingua di terra su cui sorge Orbetello è invece è il terzo ormeggio, per metà artificiale, per via della diga che la unisce al monte, separando la laguna in interna in due specchi d’acqua, Laguna di Levante e Laguna di Ponente. L’arrivo della terza tappa ha una natura anfibia, acqua e terra. Un terzo elemento si è aggiunto oggi: il vento.

Ad esempio, Sho Hatsuyama, giapponese della Fantini Nippo Faizanè, è andato in fuga alle prime mosse ed è stato ripreso a 75 km dall’arrivo. Ho saputo dagli amici di Bidon che gliel’hanno chiesto – sì perché i Bidon ai corridori fanno domande che nessun altro fa – che il suo nome, Sho, in giapponese significa qualcosa che ha a che vedere con il volare, l’alzarsi dal suolo, anche nel senso di migliorarsi.

E in effetti pedalare da solo per un bel tratto di strada, e in particolare nel vento teso e in mezzo le onde verdi delle Terre di Casole, tra Siena e Volterra, tra San Gimignano e San Galgano, ha probabilmente reso Sho Hatsuyama-san un po’ migliore. Come rende migliori tutti quelli che hanno la fortuna di attraversare in bicicletta – da corsa, gravel, mtb, ebike: non importa – questo angolo ancora non troppo battuto di Toscana interiore.  Quasi 700 km di strade a bassa o bassissima percorrenza dal traffico automobilistico, vigneti e oliveti, borghi di pietra e boschi ombrosi, come la Riserva naturale del Bertignone. Scoprirlo è stato una bella scoperta.

Puntando verso sud, le colline silvane del Senese si aprono verso la Maremma grossetana: il vento smette di scuotere le quercete per ravviare pini marittimi e ginepri.

Il vento e il volo appartengono nella storia di Orbetello. Dal suo Idroscalo tra la fine degli anni Venti e l’inizio degli anni Trenta partirono i voli che resero celebre nel mondo la Regia aeronautica italiana. Protagonista di quelle crociere aeree, strumento di formidabile propaganda politica del regime fascista, fu Italo Balbo.

Squadrista, fascista della prima ora, e poi quadrumviro nella Marcia su Roma, l’ascesa politica di Balbo, “il meno servile dei gerarchi di Mussolini”, venne accompagnata dalle sue imprese di volo. Da Orbetello partivano gli stormi di Savoia-Marchetti, gli idrovolanti bimotore guidati dal “Maresciallo dell’aria” dall’inconfondibile pizzetto, diretti a Rio de Janeiro (1930) e Chicago (1933), dove gli americani, entusiasti per l’impresa sportiva, gli dedicarono addirittura una via, la Balbo Avenue. L’ascesa di popolarità di Balbo, dicono le fonti, cominciò a dar fastidio a Mussolini che adottò la famosa mossa del promoveatur ut amoveatur. Nel novembre del 1933 venne nominato governatore di Libia. Il 28 giugno 1940, a poche settimane dall’entrata in guerra dell’Italia – che Balbo aveva apertamente avversato, contrario all’alleanza con la Germania nazista – il trimotore che pilotava in un’azione militare in risposta ai bombardamenti britannici, venne abbattuto per sbaglio dal “fuoco amico” della contraerea italiana nei cieli di Tobruk. Dal 1970 le spoglie del Maresciallo dell’aria riposano nel cimitero di Orbetello.

Alle porte della laguna il gruppo che avanza col vento in faccia come una testuggine colorata ma sonnacchiosa inizia le manovre per la volata. C’è la Groupama-FDJ di Arnaud Démare che prova a far decollare – in francese: démarrer – il suo sprinter; c’è la Bora – intesa come squadra – che pilota tra le prime posizioni la maglia ciclamino Pascal Ackermann; c’è El Mìsil, ovvero Fernando Gaviria messo in rampa di lancio dagli UAE Team Emirates; ma a spuntarla di forza nel turbine della volata, profetico come un “cavallo di fuoco” (lo dice il secondo Libro dei Re, 2, 11), è la freccia tricolore di Elia Viviani, che con quel cognome pieno di V sembra sfruttare meglio di tutti volo e vento.

Sembra. Alla tv la VAR – che poi sarebbe la giuria, ma ormai tutti la chiamano così: boh! – vede lo scarto irregolare di Viviani a sinistra che ostacola l’azione, forse in rimonta, del giovane Mattia Moschetti della Trek-Segafredo. Il primo ad ammettere di essere uscito dalla propria linea è, a botta calda, lo stesso Viviani. Ma i ciclisti, e gli sprinter, a mio modesto parere, mica sono locomotive! Semmai, soprattutto qui in Maremma – ce lo spiegano anche i butteri – , sono bufali. E per tutti “tra bufalo e locomotiva, la differenza salta agli occhi”. Per tutti tranne che per la VAR che – fuoco amico? libri e… Moschetti?–  squalifica Viviani, dandogli per di più una penalità di 50 punti nella classifica per la maglia ciclamino, e mette sul posto più alto del podio don Fernando Gaviria.

A me ’sta cosa del VAR che si accanisce voyeuristicamente a indagare su verità e apparenza, sembra la dimostrazione che l’interpretazione della realtà resti uno dei misteri più inesplicabili delle attività intellettive dell’uomo. E hai detto poco.
Alla fine sono dello stesso parere di Molière che già fin dal 1688 scriveva: L’aVARe, ou l’École du mensonge. E ho detto tutto.

 

Fonti

Giordano Bruno Guerri, Italo Balbo, Bompiani 2013

Il libro dei Re

 

Colonna sonora

Francesco De Gregori, Buffalo Bill

e, soprattutto, per quel il futuro prossimo, il tema di Domani accadrà, scritto da Nicola Piovani, per il primo bel film di Daniele Luchetti, e tutto ambientato in una romanzesca Maremma di metà Ottocento.

TAG: Benito Mussolini, daniele luchetti, elia viviani, fernando gaviria, Francesco De Gregori, italo balbo, Maremma, nicola piovani, sho hatsuyama
CAT: ciclismo, Storia

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