Sapore di mare e cose perdute

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11 luglio 2018

Lo scorso weekend ha portato una triste notizia: la morte di Carlo Vanzina, uno dei due fautori di una buona fetta delle commedie eccessive e scollacciate che ci hanno cresciuto e trasmesso l’immaginario dell’Italia anni ’80 e ’90, dando polso di come viveva, pensava e sognava quella parte di popolazione definibile “media”, senza altrettanto eccessivo giudizio di sorta. Quello dei Vanzina con film come Sapore di Mare, Vacanze di Natale (’83), Vacanze in America, Yuppies ecc.. è stato uno sguardo scanzonato ma chiaro su quei periodi storici e sulla nostalgia già latente verso decenni passati (vedasi Sapore di Mare); si potrebbe addirittura azzardare che la nostalgia che oggi incrocia lo sguardo di molti giovani e meno giovani, della scena musicale indie (o ItPop) in auge, sia diretta emanazione dei racconti e immaginari vanziniani.

Sapore di Mare (1983)

Molti hanno criticato aspramente questi film, additandoli di superficialità, senza rendersi conto che così erano per quello che raccontavano: un’Italia medio borghese che si ingozzava di soldi e cultura pop in maniera ingenua, naïf e portandosi dietro l’ignoranza dei decenni precedenti. I cinepanettoni, come comunemente intesi, gli hanno fatti altri, poi, usando le scoregge, i rutti, i doppi sensi, le situazioni paradossali, il machismo e la sopraffazione senza un’adeguata Contestualizzazione, processo che invece i Vanzina hanno portato avanti, chiudendo il cerchio e trasmettendo una personale lettura sui tempi in scena. Siamo chiari, senza rivalutare nulla ma parlandone schiettamente: la comicità e le gag erano popolari e di basso ventre quanto le storie e i personaggi attraversati, ma tutto era racchiuso entro un contesto che accentuava i lati paradossali e comici per mettere in risalto, portare in superficie, le contraddizioni latenti.

La costante e successiva perdita di tale contestualizzazione è stata abilmente parodiata da Maccio Capatonda nel suo “trailer” Natale al Cesso, a quasi 10 anni della messa in onda un classico senza tempo della satira surreale!

I personaggi dei Vanzina, a dispetto di ciò che si potrebbe pensare, vivono e vincono ancora oggi: andando nelle discoteche alla moda, mangiando bio, guardando temptation island, ridendo dei concorrenti per non apparire troppo stupidi, votando giallo verde, pensando che il PD sia l’unica forma (naif) di sinistra; vanno in vacanza anche senza soldi, pensano di poter lavorare senza studiare, vogliono la mamma e la fidanzata ma anche la scappatella per sentirsi cool e magari un attimo vivi, andare fuori dalla regole. Sono l’esatta decimazione dell’ipocrisia latente di un paese ancora cattolico nelle sue increspature, nelle vie cupe delle stazioni di frontiera. Il peccato si fa ma non si mostra, si dice sotto forma di gossip, velato pettegolezzo, assolto poi dalla memoria breve. Sono senza fede in qualcosa di concreto e senza affetto per una passione sincera. Fratelli vs. fratelli, coltelli vs. coltelli. Sono il Vuoto onnipresente e costante. A natale a Cortina e d’estate a Rimini: le produzioni vanziniane ci parlano ancor oggi perché fondamentalmente non siamo cambiati.

Vacanza in America (1984)

Alla fine però nessuno si salva, e ce lo insegnano proprio questi film, perché sotto sotto siamo tutti uguali, tutti nel nostro intimo ridiamo delle stesse cose, anche l’Italiano “meno medio” e più consapevole vorrebbe essere capace della leggerezza di altre persone e altri tempi. E qui il giudizio si scioglie, come la neve di una vecchia Cortina al sole della prossima Rimini.

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CAT: Cinema

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