Milano
Appello per il Capodanno in Piazza
Non riesco ad arrendermi a quell’immagine di Piazza del Duomo vuota, lambita da polizia e maranza, la notte di Capodanno a Milano. Ci trovo davvero qualcosa di emblematico e di cui vale la pena parlare.
Innanzitutto: sono d’accordo, meglio le misure adottate quest’anno, da Prefetto e Sindaco, piuttosto che le scene degli anni scorsi. Gli stupri, il vandalismo, i disordini… una delle piazze più belle d’Italia, un simbolo dell’Europa, merita il giusto rispetto. Ma difendere uno spazio, lasciandolo vuoto, la trovo un’illusione, un’eutanasia di quello spazio.
Che Milano non tenga un Capodanno in piazza lo trovo assurdo. Tutto il resto d’Italia ne è capace, da Roccacastagna a Roma, tra l’altro con sindaci sempre più protagonisti dei countdown: quest’anno ne ho contati tanti guadagnarsi il palco, con selfie e social, più dell’anno scorso. Parliamo di momenti simbolici (il Capodanno che cos’è?), che creano senso di comunità, ma non solo. Tengono lontano il degrado, perché animano i centri storici, muovono la gente: i malintenzionati si diluiscono nella folla, ne vengono assorbiti, non diventano essi stessi la folla, come ormai capita puntualmente.
Non si dica che però la città è comunque ricca di eventi, perché non è poi così vero: durante le feste c’è il fuggi fuggi, provate ad organizzare qualcosa durante i ponti e ve ne accorgerete, e i turisti non compensano. Non c’è più la Milano da bere, e si sapeva, ma neanche un Cinepanettone si potrebbe più girare. I grandi eventi sono grandi cose, ma a me preoccupa la normalità di questa città.
La parola maranza è sicuramente una delle più pronunciate nel 2025. Leggo: “un flusso mutevole di adolescenti della classe operaia durante gli ultimi 15 anni circa è passato attraverso il sistema scolastico senza dimostrare fedeltà ai suoi valori o ad interiorizzare le sue aspirazioni”. Lo scriveva Stanley Cohen quasi cinquant’anni fa, a proposito dei Teddy Boy, dei Mod, dei Rocker, e insomma di quelle sottoculture giovanili che facevano parlare di sé con episodi di violenza, vandalismo, eccetera.
Era interessato a capire come mai orde di giovani prendessero letteralmente d’assalto alcune pacifiche località vicino Londra, negli anni ’60. Anni diversi, problemi identici. “L’adolescente di classe media ha sempre avuto alternative: soddisfazione attraverso l’educazione o il lavoro, o soluzioni costruttive come il lavoro sociale in comunità… mentre all’adolescente della classe operaia rimane la città”.
Ora, chi scrive non condivide quel paternalismo ruffiano che certa sinistra applica ai maranza, per cui da una parte si esagererebbe il fenomeno – i dati dicono che i reati a Milano sono in diminuzione, ma quelli che li riguardano sono in aumento – dall’altra addirittura rappresenterebbero una nuova forma di lotta di classe – tentativo intellettualoide e patetico di rimpolpare i loro mosci cortei. Tafazzi il nuovo Lenin.
Ma non condivido neanche la narrazione che ne fa la destra, volta ad innescare un autentico panico morale, per poi arrivare sempre lì: colpa degli stranieri, dunque remigrazione. L’altra nuova parola, che prepara l’abisso. Dimenticano che gli stessi atteggiamenti “antisociali” li possono adottare anche i loro figli, capaci di fare pure peggio dentro le mura domestiche.
Dicevamo però che rimane la città, e cosa offre questa città ai suoi giovani?
Una piazza vuota e l’eccitazione di sfidare il manganello, sappiate, è un gran divertimento per un sacco di ragazzi. Non scherzo, c’è tanta letteratura a riguardo. Voi mi sfidate, e io vengo di fronte al vostro simbolo ad esporre il mio: magari la bandiera del mio paese di origine, mi ci identificate voi, e mi ci identifico io.
A questa normalità non possiamo arrenderci. La sola repressione non risolve il problema, lo rimanda, a volte lo amplifica. Si parla tanto di integrazione, ma se la piazza è vuota non c’è nulla a cui integrarsi.
La piazza pubblica deve essere popolata, è l’essenza della nostra cultura europea. Farne un bello sfondo per i content creator va pure bene, ma lasciare che sia solo quello è una scelta trash, davvero antisociale.
Allora vi prego, vi faccio un mio umilissimo appello: che sia l’ultimo anno con la piazza vuota. Se ne occupi l’assessorato alla sicurezza se quello della cultura ha troppo da fare. Ma fateci qualcosa, qualsiasi cosa, e fatelo bene.
Questa città ne è perfettamente capace.
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