Polizia e carabinieri in assetto antisommossa in piazza duomo a capodanno a milano 2024

Milano

Meno reati, sempre più paura: un dossier rovente per il nuovo assessore alla Sicurezza

Con un solo anno di tempo a propria disposizione, non sarà semplice sciogliere un nodo intricato e di fondamentale importanza. A supportarlo arriva una proposta avanzata dalla cerchia del Sindaco, oltre a un consiglio sincero: lasci da parte le statistiche

19 Gennaio 2026

La lunghissima gestazione della nomina del nuovo assessore alla Sicurezza è rivelatrice di un nodo irrisolto. Non si tratta di un problema specifico di Beppe Sala, ne’ della sua amministrazione, bensì di un vulnus storico di questa parte politica. Una sintesi efficace la si ritrova nelle esternazioni del consigliere di lungo corso Carlo Monguzzi: “Il problema sicurezza è fondamentale, ma a Milano non serve un assessore alla Sicurezza. Infatti quelli che ci sono stati finora hanno fatto assolutamente nulla. Serve potenziare il welfare per intervenire nelle cause che possono portare ad atteggiamenti criminali. Questo è il ruolo del Comune. La repressione dell’illegalità e della criminalità sono compito dello Stato attraverso Polizia, Carabinieri e Guardia di Finanza”. Per quanto un po’ estremizzata dalla vis polemica dell’autore, è una fotografia fedele delle incertezze dell’approccio progressista al tema, imperniato in modo quasi esclusivo sulla coesione sociale.

Il tema emerge chiaramente anche dalle parole di Walter Veltroni, che lo scorso novembre su La7 ha ammesso: “La sinistra ha sempre guardato il tema della sicurezza con aria infastidita, aristocratica. La sicurezza è in primo luogo un problema delle persone che hanno meno. Se la sinistra non si occupa di loro, di chi si occupa? La sicurezza è la prima garanzia di libertà e bisogna togliere l’idea di una riduzione securitaria. C’è bisogno di un giusto equilibrio: politiche sociali, ma se qualcuno scippa in metropolitana è necessario assicurarsi che non lo rifaccia”. Non occuparsi di questo aspetto significa lasciare i cittadini esposti al rischio e, specularmente, concedere campo aperto ai vari Cicalone che vanno moltiplicandosi nelle nostre città. Non a caso.

L’errore più frequente di chi governa consiste nel sbandierare le statistiche positive. L’ultimo rapporto della Prefettura su Milano indica un calo di 10.000 episodi di reato dal 2024 al 2025 (-8%), ma la percezione di insicurezza al contrario aumenta. Sottolineare questo apparente paradosso è sbagliato sia sul piano politico, perché fa sentire i cittadini spaventati come fossero dei visionari, sia su quello scientifico. Il criminologo David W. Garland spiega come a contare non siano tanto i fatti di cronaca nella loro oggettività, quanto ciò che rappresentano: reati anche bagatellari e sporadici possono simboleggiare la messa in discussione dell’ordine costituito, alimentando la sensazione di pericolo e impotenza. Lo psicologo Daniel Kahneman sottolinea inoltre come un singolo episodio circoscritto possa deflagare sul piano immaginario se viene riferito da un conoscente o appreso attraverso i social. La tragedia di Crans Montana è un eclatante esempio del meccanismo mentale di identificazione che ci accomuna: dopo la strage di Capodanno, un timore diffuso ha contagiato non solo i genitori, ma anche gli stessi adolescenti che pure hanno un diritto naturale all’incoscienza.

Le dinamiche sopra delineate evidenziano un limite. Fin dall’era-Pisapia, il centrosinistra ha puntato tutto sulla rinascita di una città effettivamente tornata a essere aperta, illuminata e viva: un approccio alla sicurezza non certo campato per aria (l’antropologa Jane Jacobs ne ha ampiamente scritto), ma altrettanto certamente non esaustivo. Allo stesso modo, non funzionano le pur veritiere considerazioni sulle diverse competenze tra enti locali e Stato: è inutile ricordare che dal 2022 governa Giorgia Meloni, perché tutto ciò che impatta sulla vita quotidiana viene automaticamente addebitato alle istituzioni di prossimità. Così come per le statistiche, bisogna evitare l’errore di sviluppare una narrazione meramente razionale, inadatta ad arginare quella che Zygmunt Bauman chiama “paura liquida”.

Vista la difficoltà del centrosinistra di “parlare alla pancia” dei cittadini preoccupati, il centrodestra ha gioco facile nel proporre soluzioni molto più semplici e comunicativamente efficaci, quali il ritorno dell’operazione Strade Sicure, con soldati e mezzi blindati nei luoghi di transito. Da qui la necessità di trovare una ricetta alternativa per il campo progressista, come stanno provando a fare gli appartenenti a Milano Solidale, significativa componente cattolico-sociale della lista Sala. In un incontro intitolato “Non c’è sicurezza senza partecipazione”, una quarantina di consiglieri di municipio e comunali del centrosinistra (soprattutto civici, riformisti e Verdi), si è proposto di testare un nuovo approccio basato proprio sul protagonismo delle vituperate circoscrizioni. Conseguentemente, è stata redatta una mozione che chiede “la sperimentazione di una Consulta municipale per la sicurezza e la coesione sociale, quale organismo partecipativo” nella quale coinvolgere Polizia Locale, Forze dell’Ordine, aziende partecipate, scuole, associazioni e comitati. I Municipi 1, 4 e 7 sembrano i più interessati all’idea, che parte dal rafforzamento dell’esistente – cioè potenziare il ruolo di biblioteche e scuole aperte – ma con lo sguardo rivolto all’esperienza di Udine, considerata una best practice.

Rosi Toffano, assessora del capoluogo friulano, spiega così il progetto “Sicurezza partecipata”: “Abbiamo realizzato un protocollo di intesa con la Prefettura al fine di coinvolgere i cittadini come osservatori, per innalzare gli standard di sicurezza. Udine è divisa in nove quartieri, ognuno dei quali ha un proprio gruppo che si incarica di monitorare situazioni sospette, come il possibile spaccio di stupefacenti o gli atti vandalici, ma anche persone in difficoltà e in stato confusionale. Ogni gruppo ha un coordinatore, il quale riferisce all’Ufficiale di Quartiere della Polizia Locale che, a sua volta, filtra le segnalazioni e decide l’intervento opportuno. Chi aderisce all’iniziativa deve seguire un corso, per sapere cosa va osservato e come. Siamo partiti nel settembre 2024 con 50 cittadini e ce ne sono già altri in lista per entrare a far parte dell’iniziativa. I risultati sono positivi e si è creata una sinergia produttiva con i nove Consigli di Quartiere Partecipati, la nostra nuova forma di decentramento. In passato il Sindaco nominava dei suoi delegati locali, ora invece questi Consigli sono formati da associazioni, fondazioni, scuole, parrocchie e anche singoli cittadini, ma questi ultimi senza diritto di voto”. Certo, Udine è una piccola città con meno di 100.000 abitanti (più o meno come il solo Municipio 1 di Milano), ma l’idea di attivare le nove circoscrizioni sul tema della sicurezza viene considerata come un’ipotesi da studiare con attenzione.

Non è secondario il fatto che su un tema così caldo la proposta arrivi dall’area centrista alla quale il Sindaco meneghino guarda con enorme interesse. In primo luogo è parte integrante di quella Lista Sala che a breve dovrebbe cambiare nome: in vista delle prossime elezioni, si intende togliere il riferimento al primo cittadino – non ricandidabile – per mantenerla in campo come forza civica. Inoltre, cosa ancora più determinante, Sala e la componente cattolica sono strettamente legati dal comune progetto di dar vita a un rassemblement moderato che affianchi la triade Pd-M5S-AVS, una sorta di “nuova Margherita” alla quale stanno lavorando anche Ernesto Maria Ruffini, Andrea Riccardi, Gaetano Manfredi, Matteo Renzi, Paolo Ciani e Graziano Delrio, con Romano Prodi come padre nobile.

La gestione della sicurezza si intreccia quindi con aspetti ben più complessi della mera necessità di rispondere a tono ai discorsi da bar sulla presunta “emergenza maranza”, che nei fatti è meno pericolosa del persistente inquinamento. A un anno dalla fine dal mandato si tratta di uno snodo decisivo della storia amministrativa della città, nella consapevolezza che il tema sarà centrale anche nella prossima campagna elettorale. Piaccia o meno ai fanatici delle statistiche.

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