Milano
“Milano capitale mondiale dei milionari”: così un report senza capo nè coda ha fatto il giro d’Italia
“Milano è la città col più alto tasso di milionari al mondo, un residente su dodici ha almeno un milione di euro oltre il patrimonio immobiliare, il tasso di milionari più alto del mondo”: è da ieri mattina che la “notizia” rimbalza di sito in sito, di giornale in giornale, senza sosta, e l’onda lunga arriva fino a oggi. La “notizia” – già si capisce che le virgolette sono d’obbligo – la pubblica per primo Il Sole 24 Ore, il quotidiano di Confindustria, con un articolo che curiosamente “24 Ore” dopo è stato rimosso dal sito, ma resta ovviamente negli archivi del quotidiano cartaceo. L’articolo citava come fonte il report di Henley & Partners società che sul suo sito si autodefinisce “leader global della pianificazione di residenza e cittadinanza”: in sostanza aiuta chi è molto ricco a scegliere al meglio dove stare. Altrettanto ovviamente, tutti i principali giornali riprendono la “notizia”, ognuno col suo taglio: i giornali “di sinistra” e critici sottolineano che così sì è costruita una città esclusiva ed escludente. Altri, anche i più importanti e autorevoli giornali italiani, come il Corriere, rilanciano la notizia, e così fanno un po’ tutti i siti. Qualcuno per orientamento “ideologico” – le virgolette sono d’obbligo anche in questo caso -, e molti di più perché era partita un’onda di click e di ricerche sui google con parole come “Milano” “milionari”. Naturalmente, nessuno si scandalizza, siamo tutti uomini di mondo. Sarebbe bastato aggiungere qualche domanda, e magari fare una piccola ricerca.
I dubbi vengono abbastanza presto, ad esempio, ad Alessandro Coppola, urbanista del Politecnico di Milano, che sul suo profilo Facebook li esprime con chiarezza e precisione.
Partire da questi dubbi sarebbe stato sufficiente per fare una piccola ricerca ulteriore, ad esempio, sul Report di Henley & Partners, che ha dato il La al pezzo del Sole24Ore, che ha dato il La a tutti i pezzi poi circolati sulle bacheche di mezza Milano, soprattutto quelle di chi con la città e chi la amministra è molto arrabbiato, per dire: “vedete, pensano solo ai ricchi”. Anzitutto, quel “report” – altre virgolette obbligatorie, presto si capirà perchè – è stato pubblicato ad aprile 2025, e fa riferimento ai dati dell’anno scorso. Come mai improvvisamente circola ora, senza nemmeno specificare perché? Mah. Poi, nelle pieghe del sito che lo pubblica, “spiega” la “metodologia”. Qui le virgolette obbligatorie sono addirittura due, perché tra il riferimento ai dati della sudafricana New World Wealth, definita dai suoi partner “l’unica firma indipendente” nelle ricerche sulla ricchezza, che può vantare come punto di “forza” e come base per le sue ricerche un database con i movimenti di 150 mila ricchissimi in tutto il mondo. Già questo basterebbe ad avere qualche dubbio, visto che i milionari censiti solo a Milano sarebbero appunto 115 mila. Ma la metodologia dichiarata togli i dubbi che restano, visto che vengono esplicitamente citate fonti pubbliche, come Linkedin, nonchè indicatori buoni per tutte le stagioni, come la concentrazione di case costose nelle varie aree urbane (dopo aver precisato che la classifica non considerava i valori immobiliari, ma solo i patrimoni liquidi sui quali, come giustamente annotava Coppola, vige un certo qual segreto impenetrabile anche alla Guardia di Finanza, ma non evidentemente alla joint venture svizzero-sudafricana).
Bene, detto tutto questo, possiamo tranquillamente concludere che questo “report” è fuffa, che è saltato fuori chissà come dalle pieghe di internet molti mesi dopo la pubblicazione, che è circolato all’impazzata per ragioni di vario marketing e logiche internettar-politiche, e che costruirà un altro piccolo mattone nell’inquinamento del dibattito pubblico cittadino e non solo. Un dibattito pubblico che avrebbe tantissimo bisogno di concentrarsi seriamente su come le città che offrono opportunità non debbano essere escludenti. Un dibattito politico che dovrebbe parlare seriamente di come affrontare i nodi istituzionali che stringono al collo la città. Una discussione franca servirebbe senz’altro anche sul come e sul perché al centrosinistra di governo venne in mente di pensare una modifica fiscale così vantaggiosa per gli ultraricchi, che poi sì – in numeri piccoli, ma ovviamente impattanti – si sono concentrati su Milano. Una progettualità di lungo periodo dovrebbe essere messa in campo, ovviamente, sul tema dell’abitare, e sul tema dei salari, perché il combinato dei due fattori rende particolarmente diseguale la vita in una città costosa, e nella quale il 75% dei residenti è proprietario di casa. Insomma, i temi sono molti e molto complessi. Servirebbe una classe politica all’altezza, e un’opinione pubblica accompagnata a riflettere su queste complessità. Di sbagliare capita a tutti, di farsi ingolosire dal pubblico sbavante anche, e lo sappiamo: ma un giornalismo attento a non urlare numeri a caso sicuramente aiuterebbe.
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