La resa dello Stato: «Se fosse stato un terrorista sarebbe stato un problema»

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25 Agosto 2015

E, insomma, a quanto pare anche questa volta è andata così: la vicenda del funerale-show di Vittorio Casamonica sembra proprio debba finire senza responsabili, almeno a sentire Franco Gabrielli e salvo sorprese dell’ultima ora, magari dovute agli incroci pericolosi con il report sull’inchiesta Mafia-Capitale. Le quali, però, difficilmente ci saranno. Ecco perché.

Gabrielli è prefetto di Roma e dunque gestisce al livello più alto la sicurezza del territorio ed è, come ogni prefetto, il terminale naturale d’ogni responsabilità in questo settore. Ebbene, al termine della riunione del comitato per l’ordine e la sicurezza pubblica di Roma, invece di spiegare come mai si sia potuto celebrare con quelle forme il funerale di un personaggio che, parole sue, «se non di spicco tecnicamente criminale, comunque il capostipite di una famiglia», o come mai un elicottero abbia potuto sorvolare come se niente fosse la capitale d’Italia, il prefetto ha comunque blindato tutti i livelli apicali delle forze dell’ordine, incluso il Questore. E lo ha fatto affermando che, se teste cadranno, sarà la sua a cadere per prima, e che comunque lo deciderà il ministro dell’Interno, non lui. Il ministro al quale si riferisce è Angelino Alfano e tutti conoscono la sua linea in casi come questi: si vedano i precedenti. Al di là di questo, tuttavia, basterebbe osservare che, essendo Gabrielli il rappresentante del Governo sul territorio, è difficile ipotizzare che abbia detto ciò che ha detto senza essersi consultato preventivamente con Alfano, suo superiore gerarchico, così come è difficile ipotizzare che lo stesso Alfano si prepari a smentirlo nelle prossime ore. E già questo, in circostanze normali, sarebbe sufficiente a metter tutto a posto. Ma in questo caso c’è di più.

Gabrielli, infatti, dicendo che se una testa dovrà rotolare sarà la sua ha coperto e, anzi, blindato tutti i livelli apicali delle forze dell’ordine, facendo da scudo a tutti; ma Gabrielli sa anche molto bene che difficilmente qualcuno reclamerà proprio la sua di testa in quanto se non sarà lui a gestire il Giubileo avrà in ogni caso un ruolo di grande rilevanza. Ciò significa che, se i livelli apicali di polizia e carabinieri sono coperti da lui e lui è blindato a causa del Giubileo, anche per questa strada c’è ben poco margine di manovra per immaginare provvedimenti che investano i piani più alti delle gerarchie o comunque individuino particolari responsabilità.

Cosa resta, allora? Restano, appunto, soltanto i livelli inferiori come la territoriale dei carabinieri espressamente richiamata dallo stesso Gabrielli, sebbene – per il momento – con un buffetto verbale e nulla più. «Le informazioni c’erano», ha spiegato infatti il prefetto, ammettendo finalmente – dopo tante smentite giunte nelle scorse ore da più parti e delle quali nessuno comunque renderà mai conto – che polizia e carabinieri sapevano cosa sarebbe accaduto; e, però, per qualche ragione, quelle informazioni «non hanno raggiunto i vertici delle strutture che avrebbero potuto assumere decisioni». Insomma, se proprio si dovranno prendere provvedimenti, magari a causa della spinta dell’opinione pubblica o per il bisogno della politica di un capro espiatorio, ecco: quello è il mare nel quale pescare.

Poi, certo, è stato annunciato il solito, ridondante, tavolo di coordinamento e raccordo, doppione di mille altri dei quali s’è persa oramai traccia. Meglio lasciar stare, allora, sperando che la sicurezza della città capitale d’Italia, ora che arriva il Giubileo, venga gestita in modo più professionale. All’epoca delle cene eleganti si discusse fino allo sfinimento degli ipotetici rischi per la sicurezza nazionale causati dalla frequentazione delle residenze di Arcore e palazzo Grazioli da parte di ragazze munite di cellulari in grado di fotografare documenti classificati, e che per questo sarebbero state potenzialmente in grado di compromettere la sicurezza nazionale. Se ne discusse addirittura al Copasir. Al Copasir! Questa volta, invece, di fronte a un elicottero che ineffabilmente gironzolava sui tetti della città, ci si sta accontentando di un rappresentante delle istituzioni il quale, senza tradire imbarazzi, ha osservato che «se fosse stato un terrorista sarebbe stato un problema per tutti». E, insomma, par di capire che in fondo è anche andata bene così.

TAG: casamonica, criminalità, Roma, sicurezza, terrorismo
CAT: Criminalità, Roma

2 Commenti

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  1. francesco-jsb 5 anni fa

    Nessuno ha tirato in ballo il magistrato che ha dato i 3 permessi a familiari agli arresti domiciliari? Permessi chiesti proprio per assistere ai funerali? Voglio dire: la versione ufficiale è che questi permessi erano l’unica fonte informativa, che colpevolmente non è stata fatta pervenire “ai livelli superiori” di polizia e carabinieri. Ma il magistrato che ha rilasciato i permessi non poteva rendersi conto, lui per primo, della necessità di adottare cautele?

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  2. akkal 5 anni fa

    No, non è successo perché quello non è il suo compito istituzionale. Il problema sorge invece nel momento nel quale polizia e carabinieri – le strutture territoriali – vengono a conoscenza della situazione anche attraverso il provvedimento che ha autorizzato la partecipazione al funerale: è lì che sarebbe dovuta partire la catena informativa che avrebbe dovuto portare sino ai livelli decisionali più alti, perché è questo il compito istituzionale di tali organismi, ossia stanno lì proprio per questo! Comunque, a mio parere ciò che è accaduto è sconcertante soprattutto per i profili di sicurezza che vengono chiamati in causa e che davvero dovrebbero far preoccupare tutti, sia per il fallimento che è sotto gli occhi di tutti, sia per le spiegazioni francamente imbarazzanti che ne sono state date – quella frase sul terrorista è davvero gravissima. Ed è evidente che di tutto ciò la responsabilità non può essere della territoriale dei carabinieri ma è di chi gestisce la sicurezza ai livelli più alti. Dubito, però, che, per usare le parole – anche queste piuttosto fuori luogo e inappropriate – del prefetto, vedremo rotolare qualche testa.

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