E così fu Commissione antimafia

:
26 Agosto 2018

Nonostante le critiche di cui è stata fatta segno negli ultimi anni e seppure qualcuno abbia sollevato dubbi sulla sua utilità, anche in questa legislatura viene confermata l’istituzione della Commissione parlamentare antimafia.

Ben pochi, però, sanno che la sua istituzione fu frutto di un’iniziativa politica nata in Sicilia e maturata in seno all’Assemblea regionale siciliana.

La mafia, come era stato denunciato soprattutto dalle sinistre, si era da tempo infiltrata e, perfino, radicata nei gangli dell’amministrazione pubblica, e di quella regionale in particolare, favorendo il diffondersi dell’illegalità e della corruzione per cui si manifestava necessaria un’azione di contrasto straordinaria, anche a livello politico.

Non è un caso che, per la prima volta dalla fondazione della Regione un presidente, quell’on.le D’Angelo da anni impegnato anche attraverso il settimanale “Sicilia Domani” a promuovere “ una vivace campagna di stampa contro la mafia”, presentando il suo IV governo, aveva dedicato un paragrafo delle sue dichiarazioni programmatiche al fenomeno allargando il concetto di mafiosità fino a comprendere “chiunque non accetti il valore preminente della legge e della società fondata sul rispetto degli altri”.

Parole forti, già di per sé lodevoli, ma che potevano rimanere tali se non fossero state accompagnate da fatti politici significativi come quello consumatosi alla fine di marzo di 56 anni fa, che vogliamo qui ricordare, tempo in cui l’Assemblea regionale siciliana visse “una delle sue migliori giornate”, così si espresse allora il presidente D’Angelo, approvando con voto unanime  la mozione, con cui si invitava il Parlamento nazionale ad istituire una Commissione parlamentare d’inchiesta sul fenomeno  mafioso anche per “individuare dei mezzi idonei a stroncarlo”.

Quell’atto assumeva, infatti, un significato eccezionale perché la lotta al fenomeno mafioso veniva elevata a fatto politico decisivo per garantire il corretto sviluppo economico e sociale del territorio.

Si superava, così, la vecchia concezione che riduceva la mafia a solo fatto di criminalità comune da reprimere con gli ordinari o straordinari provvedimenti di polizia.

Scrisse allora, con comprensibile enfasi, Vittorio Nisticò che “col voto di ieri del Parlamento siciliano si suggella una lunga e aspra lotta che per molti anni ha visto impegnate, spesso in una solitudine quasi eroica, le organizzazioni sindacali, i partiti popolari, le forze migliori del popolo siciliano, e alla quale siamo di aver dato anche noi il nostro contributo.”

L’iniziativa dell’Assemblea regionale mise in moto un processo che portò, in poco tempo, all’approvazione della legge n. 1720 del 20 dicembre 1962 con la quale veniva istituita la Commissione d’inchiesta per esaminare la “genesi e le caratteristiche del fenomeno della mafia” e per proporre “le misure necessarie per reprimerne le manifestazioni ed eliminarne le cause.

La Commissione d’inchiesta sul fenomeno mafioso, alla cui guida si sono succeduti personaggi di grande autorevolezza come i senatori Francesco Cattanei, Gerardo Chiaramonte o i deputati come Luciano Violante, Giuseppe Pisanu e Francesco Forgione, per finire alla Rosy Bindi, ha storicamente svolto un compito fondamentale, non solo sul piano legislativo ma, anche, su quello sociale contribuendo al cambiamento dell’atteggiamento della gente nei confronti dello stesso fenomeno criminale.

Alla commissione antimafia si deve anche l’origine di uno degli strumenti che si sono rivelati più utili nel contrasto alla mafia o alle mafie, la legge Rognoni-La Torre, che nasceva dal lavoro di indagine ed elaborazione svolto dalla stessa Commissione di cui Pio La Torre, anche lui vittima della violenza mafiosa, era autorevole componente e che ne fu anche il proponente.

Per la cronaca, bisogna ricordare che D’Angelo pagò un prezzo salato per questo suo attivismo antimafioso.

Quando infatti toccò uno dei santuari dove meglio si era insediato il sistema affaristico mafioso, mi riferisco al monopolio esattoriale, fu messo brutalmente all’angolo, isolato.

Nelle elezioni del 1967, non fu, infatti, riconfermato con la conseguenza che il parlamento regionale venne privato di una voce libera e onesta che avrebbe potuto offrire altri contributi di qualità all’attività politica e legislativa dell’ Assemblea regionale.

*

 

TAG: Assemblea Regionale Siciliana, Mafia e antimafia, Sicilia
CAT: Criminalità, Storia

2 Commenti

Devi fare per commentare, è semplice e veloce.

  1. lina-arena 2 anni fa

    Il ricorso all’antimafia ha solo rappresentato un comodo espediente per lasciare le cose al loro posto e non disturbare gli interessi in movimento. Il grido di voler rispettare la legge non ha alcun senso perchè sovente è proprio la legge che tutela nicchie importanti di interessi.Il caso delle espropriazioni immobiliari condotte dalla magistratura è eclatante e viene attenzionato solo da chi ha coltivato interessi nel settore oppure ha cercato di proteggere le vittime delle azioni giudiziarie. E’ la legge, predisposta proprio per favorire grandi interessi di Banche o di bande di speculatori, che consente veri e propri furti a danno di povera gente che viene spogliata dei propri beni per restare povera a vita. Ne traggono beneficio le Banche oppure gli speculatori che operano all’ombra dei professionisti delegati alle operazioni di vendita forzata., La magistratura se non è complice è silente e non interviene per sanare un settore della nostra economia devastato da procedure che agevolano solo investitori di malaffare. Si pensi solo che il bene, dopo essere stimato da un consulente, viene venduto all’asta con ribassi pari ad un quarto del prezzo per cui le Banche o gli agenti immobiliari sanno in partenza di poter comprare a prezzi irrisori un bene da cui potranno ricavare notevoli guadagni. Bisogna c ambiare la legge e gridare alla legalità è solo un modo per non far cambiare le cose.

    Rispondi 0 0
  2. pasquale-hamel 2 anni fa

    Gentile signora, quello di cui parla, e che è spesso avvenuto, è una patologia che va censurata ma che non rende illegittimo il principio

    Rispondi 0 0
CARICAMENTO...