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Sul caso Epstein ovvero sull’orlo dell’abisso
Dopo lo scandalo Epstein e i file conseguenti bisogna farsi due domande. Viene da chiedersi se Karl Klaus era troppo ottimista e bonario quando scriveva che le perversioni sono metafore dell’amore. Pensando a Epstein e colleghi le perversioni sembrano molto più metafore della solitudine, dell’odio, del disprezzo, della violenza, della volontà di potenza. Il desiderio umano è sconfinato, inesauribile, si autosupera sempre, quando non ci sono più freni inibitori morali né c’è più il rispetto della dignità umana altrui. Purtroppo il cervello rettile, la distruttività umana hanno sempre la meglio sui neuroni specchio, sull’empatia, se non esistono più limiti. In questo scandalo c’è il sadomasochismo, c’è l’impasto di Eros e Thanatos ed è Thanatos che ha la meglio. Ma non c’è sooo questo: il caso Epstein è un concentrato di machiavellismo ed edonismo degeneri. Bisogna anche aggiungere che talvolta il binomio di potere e ricchezza slatentizzano la follia o quantomeno il lato più patologico delle persone. Questo scandalo è l’ennesima dimostrazione che oggi non c’è più religione, non c’è più etica, siamo dei senzadio. I veri libertini dei secoli scorsi si ponevano dei limiti, avevano delle regole, rispettavano sé stessi e gli altri; erano pur sempre degli umanisti, che rispettavano tutti perché esseri umani. In questo caso invece l’edonismo è irrefrenabile, senza limiti, il desiderio ha rotto gli argini, è diventato straripante. La filosofia sadiana è stata corroborata dalla mentalità capitalista, in cui siamo tutti merce e materia deperibile, in cui tutti sono sfruttati e sfruttatori e in cui tutti siamo cose, mezzi e in cui abbiamo tutti un prezzo. Rimane solo la legge, ma ci sono potenti che possono agire impunemente perché sono protetti, perché possono aggirare, eludere la legge. L’unico limite è la paura remota della pena, non esistendo più la vergogna né il senso di colpa. A questo si è ridotta oggi la genealogia della morale nicciana. Epstein e colleghi sono il gotha, la classe dirigente che dovrebbe dare il buon esempio. Dai file e dalle indagini si può forse desumere l’intreccio inestricabile tra massonerie deviate, lobby affaristiche, satanismo, poteri forti, etc etc. Ma il pesce non puzza solo dalla testa. Il pesce puzza dappertutto. Questa classe dirigente è rappresentativa della popolazione. Molti farebbero come Epstein e colleghi se avessero potere sconfinato e ricchezze. Forse alla fine in noi vince più l’invidia sociale che il giudizio morale, a guardarsi bene dentro. Sade non realizzò tutto quello che scrisse e oggi invece alcuni potenti e ricchi possono fare tutto ciò che vogliono. Ma come scrisse Schopenhauer l’uomo può fare ciò che vuole, ma non sa volere ciò che vuole. Bertrand Russell in un suo saggio breve scriveva della smania di possesso nella civiltà occidentale. Ma dietro questa smania di possesso ci sono l’egoismo, la vanità, la ricerca incessante di soddisfare non solo i nostri bisogni ma anche tutti i nostri desideri. Il capitalismo senza queste 3 cose non esisterebbe. Il capitalismo va avanti grazie alla miscela di queste 3 cose. E della fatica quotidiana, delle rinunce, dei sacrifici e anche delle ristrettezze economiche della povera gente? Ai potenti non interessano! Di queste cose non se ne curano minimamente. Epstein e colleghi erano arrivati al non plus ultra, ovvero al soddisfacimento di tutti i loro desideri. Viene da chiedersi se avevano ragione Adorno e Horkheimer con la dialettica dell’Illuminismo. Forse è inevitabile passare in questa stanca civiltà occidentale dai lumi alla filosofia sadiana nel boudoir e poi alle guerre, ai genocidi, all’Olocausto. Epstein e colleghi, come testimoniano certe mail, avevano capito tutto: loro potevano fare quel che volevano, fino a quando la popolazione è rincoglionita da tv, social e porno di massa e fino a quando ha due soldi per recarsi al centro commerciale. Oggi i potenti dormono sonni tranquilli e tutto viene dimenticato in fretta: nessun scandalo può scalfirli. La popolazione non si ribella: i conflitti intergruppi secondo la psicologia sociale e la psicologia dei gruppi cessano di esistere per uno scopo sovraordinato, ma minoranze e categorie socioeconomiche disagiate non giungono mai alla coesione per lo scopo sovraordinato di cambiare il sistema, siamo tutti atomi sociali omologati senza comunità e senza ideali e valori condivisi. Restano solo una lotta foucaultiana tra micropoteri e il conflitto intergruppi per scarsità di risorse, insomma una grande guerra tra poveri e il potere domina incontrastato con il solito e antichissimo dividi e governa. È tutto molto semplice, banale, scontato, ovvio, risaputo. Basta solo aprire gli occhi, risvegliare la mente, prendere coscienza di tutto ciò che rimane inconscio, che viene rimosso. Bisogna solo iniziare a pensare, noi che ormai abbiamo smesso di pensare, perché siamo rassegnati, perché tanto tutto è inutile e non serve a niente…
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