Filosofia

Promemoria Norberto Bobbio

6 Aprile 2026

«Un possibile strumento di libertà umana». Norberto Bobbio e il socialismo. con il carteggio Bobbio -Valiani (1954-1994) di Giovanni Scirocco, con una prefazione molto pertinente di Mario Ricciardi,  è due libri in uno.

Non è una contraddizione, anzi per certi aspetti è una ricchezza, comunque è un’opportunità.

Mi spiego.

Da una parte sta un carteggio  che va a tratti e che ha dei picchi  significativi intorno agli anni ’60 e poi a partire dagli anni ’80 (sul contenuto di alcune lettere tornerò tra poco); dall’altra uno scavo che Scirocco descrive con acribia e con precisione nel “lungo viaggio” di Norberto Bobbio tra anni ’30 e anni ’90 in cui il confronto tra socialismo e liberalismo (a cui approda definitivamente a partire dalla fine degli anni ’30 fino alla morte (2004),si risolve, secondo Scirocco – interpretazione che mi sembra corretta –  sostanzialmente in una scelta ancora a favore del secondo termine più che del primo, anche se il primo esercita un suo fascino di attrazione tanto, talvolta, da offuscare il secondo corno dell’alternativa.

Ma cominciamo prima dal corpo delle lettere.  Due picchi significativi ho detto. Il primo si colloca negli anni ’60 (le lettere degli anni ’50 sono tre e puramente occasionali; comunque riguardano temi non centrali nella riflessione dei due interlocutori) il secondo a partire dalla metà degli anni ’80.

In entrambi i casi il tema che unisci questi due blocchi è la riflessione sulla storia italiana del Novecento, un profilo e una storia politica e culturale che negli anni ’60 Bobbio mette a terra nelle pagine finali del suo Profilo ideologico del Novecento italiano  dove il tema è la crisi post 1968 e riguarda non solo la crisi della democrazia, ma anche la crisi della sinistra, le contraddizioni dell’esperienza comunista, la necessità di dare forma, nuovi statuti culturali, politici, linguisti, concettuali di una cultura della sinistra in grado di rispondere alle sfide che si stanno aprendo.

In quel decennio Valiani e Bobbio si incontrano più volte per dare statuti a una riflessione pubblica che faccia i conti con i silenzi o i luoghi comuni del fascismo e delle permanenze della memoria fascista nella mentalità dell’italiano medio (da mettere in un’antologia la lettera di Valiani a Bobbio del 27 maggio 1960 in cui Valiani precisa come sia da sfatare il mito del confino come «villeggiatura al mare», anticipando di 50 anni la boutade di Silvio Berlusconi su “il confino a Ventotene come luogo di villeggiatura”).

Accade una prima volta all’inizio degli anni ’60 quando Bobbio coinvolge Valiani lezioni pubbliche organizzate da Franco Antonicelli in occasione del centenario dell’Unità sulla storia d’Italia tra 1915 e 1945 (poi pubblicate da Einaudi con il titolo Trent’anni di storia italiana (1915 – 1945). Dall’antifascismo alla Resistenza).

Accade una seconda volta con una lunga lettera di Bobbio a Valiani datata 20 aprile 1968 (qui alle pagine 129-144) in cui Bobbio racconta con precisione la sua vicenda di carriera universitaria negli anni del fascismo (compresa la sua adesione al regime) e se dove soprattutto è importante e significativa la reazione «a caldo» di Valiani (datata 23 aprile 1968) che gli scrive: “dovresti pubblicarla”. Non lo dice per il gusto dell’inedito, ma perché coglie i quella lettera un elemento profondo con ci si tratta di fare i conti. Ovvero, scrive Valiani il fatto che “quanto scrivi mi conferma che il Partito d’Azione è nato da questo travaglio più ancora che dall’eredità di Gobetti, Amendola, Rosselli” (qui  pagina 144).

Una condizione di riflessione e la necessità di gare il punto sulla vicenda italiana che ritorna nell’altro blocco significativo di lettere, quelle comprese tra anni’80 e anni ’90, intorno alla crisi alla della Prima repubblica, ma soprattutto nella sensazione che ciò che si stia riproponendo è una nuova ripresa di un fascismo mai del tutto superato.

In quel periodo torna la riflessione sulla questione socialismo e liberalismo, una connessione che rispetto agli anni ’60, si avvale ora di una nuova stagione inaugurata soprattutto dalla discussione a sinistra su crisi del marxismo (comericorda Mario Ricciardi nella sua introduzione)  e alimentata dalla promozione della riflessione di John Rawls sulla questione della giustizia, promossa in Italia da Salvatore Veca, dalla rilettura di Saggio sulla libertà di John Stuart Mill proposta nel 1981 da Giulio Giorello e Marco Mondadori, una riflessione che è anche uno stile di vita con cui confrontarsi tutte le volte che il legame tra felicità e libertà viene messo in discussione E in quel tempo quel nesso è definitivamente saltato una volta che il mito dell’Urss crolla definitivamente a sinistra.

 

In quel percorso che appunto qui è ricostruito con attenzione Scirocco individua quattro fasi della riflessione di Bobbio che si susseguono nel tempo tra anni’30 e la morte. Per la precisione:

  1. il tema del liberalsocialismo e il tempo della militanza nel Partito d’Azione (ovvero tra la seconda metà degli anni ’30 e l’immediato dopoguerra. Sono questi gli anni in cui Bobbio insiste sul tema del federalismo e della lettura di Cattaneo si cui tornerà con pagine da “sconfitto” e da “solo” all’inizio degli anni ’70 con la raccolta Una filosofia militante  a riproporre temi e questioni intorno alla “crisi italiana” ;
  2. La riflessione che a metà degli anni ’50 si condensa nella raccolta Politica e cultura (poi ripubblicata nel 2005) ovvero il dialogo con il mondo comunista che poi sviluppar riflettendo su Gramsci e soprattutto sul concetto di società civile.
  3. Il rapporto con il partito socialista le prime tracce sono già nel 1973 ma la parte consistente è quella compresa nella seconda metà degli anni ’70 intorno alla discussione su marxismo e Stato e poi sulla questione dell’identità socialista;
  4. il tema del destino della democrazia, la ripresa della riflessione sulla distinzione destra sinistra e soprattutto la questione aperta, all’indomani dell’’89, sul tema dei diritti.

Questa scansione temporale partizione della riflessione di Bobbio è importante, sottolinea Scirocco, perché consente di capire come quello sforzo volto a rifondare complessivamente un vocabolario politico che si struttura soprattutto tra anni ’80 e’90 ha a suo fondamento quella lunga ricerca di dare un nuovo senso a un vocabolario di sinistra che si snoda proprio nella prima fase dove più forte è la questione di una rifondazione di impianto liberale.

Questo non significa che per Bobbio il processo sia tornare alle origini, ma di riprenderlo, come poi scrive nel 1989 in uno scambio epistolare con Vittorio Foa (le due lettere sono ampiamente citate da Scirocco a pp. 76-77), ma sta dentro un processo le cui fasi sono segnate da altri momenti che accompagnano quella riflessione.

Da una parte la sua interpretazione del concetto gramsciano di società civile (è il nucleo essenziale della relazione che Bobbio tiene nell’aprile 1967 al II Convegno internazionale di studi gramsciani (Cagliari, 23 al 27 aprile 1967) dove sottolinea come per Gramsci «il momento attivo» della storia starebbe nella società civile. Ma mentre per Marx tale «momento attivo» («il teatro di ogni storia») era nella struttura, per Gramsci esso era da ricercarsi, per Bobbio, nella sovrastruttura. Cioè la società civile comprenderebbe per Gramsci «non già “il complesso delle relazioni materiali” bensì tutto il complesso delle relazioni ideologico-culturali». Per Marx il «teatro della storia» era la struttura, l’economia, per Gramsci la sovrastruttura, la cultura, il mondo delle idee.

Quel tema ritorna negli anni ’90 quando poi si tratta di rifondare una idea di libertà che riscopre il fondamento del 1789, più che quello del 1917, ma soprattutto la necessità di ripensare che cosa intendere per sinistra. Nodo che affronta nel suo Destra e sinistra. Laddove il tema era ricomporre un quadro che tenesse insieme libertà e eguaglianza.

Il crollo del Muro nel novembre 1989, aveva a suo avviso riaperto una questione a lungo rimasta sottotraccia.

Finiva un’epoca storica, caratterizzata da passionalità partecipazione, ma anche da grandissimi equivoci e che lasciava in eredità nuove sfide che ancora ci riguardano e che hanno come tema, (giustamente insiste Mario Ricciardi nella sua nota introduttiva) la difesa dei diritti di libertà, la divisione dei poteri, la pluralità dei partiti, la tutela delle minoranze politiche.

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