Letteratura
Leggere insieme: cosa ci dicono i gruppi di lettura sul nostro modo di pensare e stare insieme
La prima ricognizione nazionale quantitativa e qualitativa sui gruppi di lettura in Italia, promossa da ADEI, mostra come i gruppi di lettura costituiscano oggi spazi di confronto e intelligenza collettiva, offrendoci una visione d’insieme di un fenomeno piccolo ma significativo
La prima ricognizione nazionale quantitativa e qualitativa sui gruppi di lettura in Italia, promossa da ADEI (associazione degli editori indipendenti) con il sostegno del Centro per il libro e la lettura, in collaborazione con La Sapienza di Roma e BIBLAB (Laboratorio di biblioteconomia sociale e ricerca applicata alle biblioteche), coordinata da Chiara Faggiolani, ha mappato 1253 gruppi di lettura, che secondo la stima della ricerca corrisponderebbero a circa il 10% di quelli esistenti. Da qui deriva una stima complessiva di circa 300.000 lettori coinvolti. In altri termini, una persona su 200 in Italia partecipa a un gruppo di lettura e, sul totale dei lettori, un lettore su 80 sceglie la lettura condivisa. I gruppi risultano mediamente frequentati da 24 persone, delle quali circa 14 partecipano con regolarità.
Il fenomeno resta minoritario, eppure mostra un livello di diffusione, stabilità e capillarità sufficiente a farne qualcosa di più di una semplice curiosità sociologica. Questo report ci mostra come i gruppi di lettura costituiscano, oggi, spazi di attenzione condivisa, confronto e intelligenza collettiva, offrendo una forma piccola ma significativa di esperienza culturale e relazionale.
Il dato quantitativo che emerge dalla ricerca restituisce un fenomeno stabile e in crescita: gruppi longevi, incontri mensili come ritmo prevalente, partecipazione continuativa accanto a una fisiologica turnazione. Il dato qualitativo più evidente che scaturisce dai numeri, è la capacità dei gruppi di generare comunità, attrarre nuove persone, attivare iniziative sul territorio.
Una crescita che cambia forma
I gruppi si concentrano soprattutto nel Nord, con una presenza significativa nel Nord-Est e nel Nord-Ovest. Le biblioteche rappresentano la principale infrastruttura, seguite da librerie, associazioni culturali, spazi ibridi. In alcune province il rapporto tra gruppi e biblioteche segnala una densità elevata (Mantova, Rimini, Pescara, Milano) indice di reti culturali capaci di integrare queste pratiche nella propria funzione pubblica.
La durata racconta stabilità e movimento insieme: il 43% dei gruppi esiste da oltre sei anni, accanto a una quota significativa di esperienze più recenti. La frequenza di incontro prevalente è mensile, un ritmo che si accorda con una variabile decisiva: il tempo. Tempo per leggere, per esserci, per coordinare, per tenere insieme vite già dense. La difficoltà di sostenere questo tempo rappresenta una delle principali cause di abbandono.
In Italia crescono i lettori, diminuiscono il tempo e la continuità della lettura. Nel 2025 le persone tra i 15 e i 74 anni che dichiarano di aver letto almeno un libro hanno raggiunto il 76% della popolazione, pari a quasi 34 milioni. Nello stesso tempo, la frequenza della lettura si riduce: cresce la quota di chi legge in modo intermittente, mentre diminuisce quella di chi mantiene una pratica regolare. Più lettori, meno continuità.
Dentro questa trasformazione cambia anche il modo in cui i libri entrano nella vita delle persone. La lettura tende a diventare più occasionale, più esposta alla scelta immediata, più vicina a percorsi già noti. Si restringe lo spazio dell’incontro imprevisto, della scoperta non programmata, di quell’esperienza che porta a entrare in contatto con testi che non si sarebbero cercati. Nei gruppi di lettura, invece, questa serendipità trova spazio, aprendosi alla possibilità di intercettare autori e testi fuori dai propri gusti abituali, sebbene il grado di conoscenza dell’editoria indipendente resti limitato: solo il 6% dei gruppi dichiara di conoscerla bene, il 52% poco, il 7% per nulla.
Dare forma al tempo della lettura
Leggere oggi significa spesso negoziare con un ambiente caratterizzato da interruzioni, richiami continui, competizione per l’attenzione. In questo contesto, la lettura condivisa introduce una struttura flessibile che aiuta a restare: una scadenza, un incontro, una restituzione. Il libro smette di essere un episodio isolato e diventa parte di una sequenza: si legge, si torna, si parla, si riprende. Il tempo si organizza attorno alla lettura e non solo viceversa.
La lettura condivisa introduce una forma di durata che contrasta con la frammentazione contemporanea. Richiede preparazione, attesa, continuità. Implica un ritmo che non coincide con quello della comunicazione immediata e della fruizione veloce dei contenuti a cui ci siamo abituati negli ultimi anni. Diventa una pratica che reintroduce uno spazio e un tempo di attenzione prolungata, una possibilità di sostare.
Scegliere cosa leggere insieme
La scelta dei libri non è mai puramente individuale. Si costruisce attraverso una negoziazione tra desiderio di apertura, vincoli pratici e criteri condivisi.
La disponibilità e reperibilità del libro incide per il 16%, la sua lunghezza per il 14%. Contano anche la rilevanza del tema, la notorietà dell’autore, la presenza in premi letterari, la possibilità che il testo generi una discussione.
La lettura condivisa introduce una dimensione spesso implicita:
si sceglie ciò che può essere letto insieme. In questo processo emerge anche un elemento meno visibile e decisivo. La scelta collettiva espone più facilmente a testi inattesi, a percorsi non programmati, a libri che non si sarebbero cercati autonomamente. È qui che riemerge una forma di serendipità: non come casualità, ma come effetto della relazione. La lettura si sposta, devia, si apre.
In un contesto generale dominato da logiche algoritmiche, i gruppi di lettura introducono una discontinuità.
Quando il libro diventa conversazione
Nei gruppi di lettura il valore del testo si ridefinisce, un libro viene scelto anche per la sua capacità di attivare un confronto, non conta solo la qualità letteraria in senso stretto, ma la possibilità di generare interpretazioni, divergenze, scarti. Il testo non si esaurisce nella lettura individuale, ma continua nella conversazione. Questo passaggio modifica la natura dell’esperienza: leggere diventa meno un atto di ricezione e più un processo di elaborazione condivisa.
Se da una parte leggere implica sempre una dimensione di ritiro, i gruppi introducono una variazione: reinseriscono la lettura in uno scambio. Si crea una forma specifica di sociabilità in cui le interpretazioni si moltiplicano, il significato si costruisce tra le persone, la lettura si estende nel tempo.
Intelligenza collettiva in atto
I gruppi di lettura sono contesti in cui il sapere prende forma attraverso la relazione, dando luogo a ciò che si definisce anche intelligenza collettiva. La comprensione non coincide con la somma delle letture individuali ma nasce dallo scambio tra chi legge. Ogni intervento modifica il campo degli altri, introduce uno scarto, costringe a riformulare. Il pensiero si costruisce nel processo. In questa dinamica, il gruppo non solo amplifica il pensiero individuale, ma lo trasforma.
La lettura condivisa introduce una forma di durata che contrasta con la frammentazione contemporanea. Richiede preparazione, attesa, continuità. Implica un ritmo che non coincide con quello della comunicazione immediata e della fruizione veloce dei contenuti. Diventa una pratica che reintroduce uno spazio di attenzione prolungata, una possibilità di sostare.
Chi partecipa ai gruppi di lettura e chi no
Esiste una netta prevalenza femminile nei gruppi di lettura, donne con titolo di studio medio-alto o alto, appartenenti soprattutto alla Generazione X e Y. Gli stessi gruppi riconoscono questa omogeneità e indicano il desiderio di una maggiore eterogeneità. Questo dato viene osservato non solo come fenomeno descrittivo, ma come elemento che produce effetti sulla forma stessa dell’esperienza. La lettura condivisa appare come uno spazio in cui il confine tra personale e politico si ridefinisce. Le esperienze individuali trovano parole, i vissuti vengono riconosciuti, alcune questioni (violenza, rappresentazione, relazioni di potere) emergono anche quando non costituiscono il tema esplicito dell’incontro.
Nelle testimonianze compare spesso una domanda: perché gli uomini partecipano meno? Le risposte non sono univoche, ma convergono su alcuni punti: una socializzazione emotiva diversa, una minore abitudine alla condivisione pubblica delle emozioni, una percezione della lettura come pratica femminilizzata.
Dove accade la lettura condivisa
I luoghi della lettura condivisa sono vari, con un ruolo centrale delle biblioteche, che offrono continuità, accessibilità e riconoscimento. Accanto a questi spazi emergono contesti ibridi: librerie, case private, parchi, luoghi della vita quotidiana. La lettura si sposta, si diffonde, si intreccia con altri ambiti dell’esperienza.
Le biblioteche offrono continuità, accessibilità e riconoscimento istituzionale alla pratica della lettura condivisa, mentre le librerie appaiono più sottorappresentate e, accanto a questi spazi, si affacciano luoghi ibridi e inattesi, dai ristoranti ai parchi pubblici, dai centri culturali ad altri contesti della vita quotidiana. Questo dato ha un’evidenza materiale e una valenza simbolica. La lettura condivisa cerca spazi pubblici, o comunque spazi porosi, in cui la cultura riesca a intrecciarsi con la vita ordinaria senza perdere intensità. In questa mobilità dei luoghi si riconosce un tratto del presente: il bisogno di forme culturali meno separate, meno verticali, più capaci di entrare nelle pieghe del quotidiano.
Il 95% dei partecipanti attribuisce al gruppo un impatto positivo sulla propria vita, mentre la loro persistenza nel tempo indica una capacità rara di continuità.
In un contesto segnato da accelerazione, saturazione informativa e polarizzazione, la questione non riguarda soltanto cosa si legge, ma in quali condizioni si riesce ancora a pensare insieme. La lettura condivisa introduce una forma minima di spazio pubblico: un luogo in cui il disaccordo prende forma, il tempo si distende, il pensiero si articola senza ridursi a reazione immediata. Si tratta di realtà piccole, spesso invisibili. Eppure, sono realtà che lavorano su un terreno che riguarda direttamente la qualità della vita collettiva. In questi spazi si esercita una competenza essenziale: costruire significati attraverso il confronto, creare un sapere che emerge tra le persone, si modifica, si espone alla differenza e al cambiamento. E queste, forse, sono le condizioni attraverso cui una società mantiene la propria capacità di interpretarsi, di articolare un pensiero, di restare in relazione.
Lo spazio pubblico dei gruppi di lettura
Nel 2025 le persone tra i 15 e i 74 anni che dichiarano di aver letto almeno un libro, anche solo in parte, nell’ultimo anno hanno raggiunto il 76% della popolazione, pari a 33,9 milioni, in crescita rispetto al 73% dell’anno precedente. Nello stesso arco di tempo, però, la frequenza della lettura si è assottigliata: la quota di chi apre un libro almeno una volta a settimana è passata dal 72% dei lettori del 2022 al 61% del 2025, mentre quella di chi legge solo qualche volta al mese è salita dal 26% al 38%; anche il tempo medio settimanale dedicato ai libri a stampa è sceso da 3 ore e 32 minuti a 3 ore e 7 minuti. Il numero dei lettori cresce, la stabilità della pratica si indebolisce, e dentro questa torsione si intravede una questione che riguarda il nostro rapporto con il tempo, con l’attenzione e con la possibilità di costruire continuità culturale.
Dentro questo scenario, i gruppi di lettura assumono un rilievo particolare, perché introducono una forma di organizzazione dell’esperienza che oggi appare sempre meno scontata.
I gruppi di lettura intercettano un bisogno che i dati generali sulla lettura lasciano intuire il bisogno di una forma che aiuti a restare. Leggere oggi spesso significa contendere tempo e concentrazione a un ambiente che lavora per interruzioni, richiami continui, frammentazione delle soglie attentive. In un quadro del genere, la lettura condivisa offre una struttura leggera, accessibile, ripetuta nel tempo, capace di sottrarre il libro alla logica dell’episodio isolato. La scadenza dell’incontro, la scelta comune del testo, la prospettiva della discussione successiva, il ritorno periodico su un gesto uguale e ogni volta diverso, costruiscono una cornice che rende la lettura più praticabile, più persistente, più abitabile. È proprio qui che la lettura smette di apparire come un consumo culturale e torna a essere una pratica che organizza il tempo, lo abita, lo estende, gli dà una forma.
La dimensione relazionale dei gruppi di lettura
La lettura condivisa è una pratica fortemente situata, attraversata da vincoli materiali, scelte collettive, mediazioni molto concrete. La selezione dei libri, per esempio, si costruisce attraverso una negoziazione tra desiderio di scoperta, bibliodiversità, accessibilità e possibilità di discussione e, più in generale, la capacità del libro di generare una conversazione sufficientemente ampia, articolata, fertile. In questo passaggio c’è già una piccola correzione della figura classica del lettore come soggetto pienamente autonomo, appartato, sovrano nelle proprie preferenze: il gruppo chiede ai testi una qualità ulteriore, chiede che siano leggibili insieme, discutibili insieme, condivisibili. La lettura, così, perde una parte della sua autosufficienza privata e acquista una dimensione relazionale che la trasforma.
La dimensione relazionale conta anche sul piano psicologico, perché leggere non coincide mai con una ricezione neutra. Un testo attiva memorie, associazioni, processi di simulazione, risonanze autobiografiche, inferenze affettive, prese di posizione implicite. Il lettore costruisce significati mettendo in rapporto l’esperienza vissuta con quella immaginata, ciò che riconosce con ciò che ancora gli manca, ciò che sa di sé con ciò che il testo gli consente di pensare. Ogni interpretazione viene esposta ad altre letture, altri vissuti, altre priorità emotive, ciò che restava opaco trova parole, ciò che sembrava ovvio perde evidenza, ciò che appariva periferico diventa centrale perché qualcuno, seduto accanto, vi ha riconosciuto qualcosa di decisivo. La lettura condivisa, da questo punto di vista, moltiplica gli sguardi e permette una regolazione implicita dell’esperienza emotiva: aiuta a nominare, distinguere, riformulare, tollerare sfumature e differenze. In alcuni casi, rende anche più praticabile prendere parola, sostenere un’ipotesi interpretativa, accettare il fatto che un libro significativo per me possa risultare irrilevante per qualcun altro senza che da questo derivi una rottura.
Un gruppo di lettura lavora sempre su almeno due livelli: da una parte offre un contenitore affettivo e simbolico entro cui il lettore elabora la propria esperienza, dall’altra costruisce un piccolo ambiente di confronto in cui il senso prende forma tra le persone. Il sapere che emerge in questi contesti non coincide con la somma lineare delle opinioni individuali; assomiglia piuttosto a un processo di co-costruzione in cui ogni intervento modifica il campo percettivo degli altri.
A questo punto, il valore dei gruppi di lettura appare più chiaramente anche sul piano sociopolitico. La questione, infatti, riguarda i libri solo in parte. Riguarda soprattutto le condizioni attraverso cui una società riesce ancora a produrre attenzione condivisa, a sostenere il dissenso argomentato, a costruire significati che non dipendano interamente dalla velocità della reazione o dalla personalizzazione algoritmica dei contenuti.
Una pratica che riunisce mediamente 24 persone, delle quali circa 14 partecipano con continuità, potrebbe sembrare minima; eppure, proprio questa scala contenuta consente di vedere qualcosa di essenziale: la formazione del giudizio richiede tempo, ripetizione, ascolto, possibilità di esporsi senza venire immediatamente ridotti a una posizione. Ogni gruppo di lettura costruisce un frammento di discussione pubblica in cui la parola circola, il punto di vista si articola, la comprensione si modifica attraverso il confronto.
Per questa ragione i gruppi di lettura andrebbero letti meno come nicchie decorative della vita culturale e più come occasione di manutenzione democratica. In un presente che tende a separare, accelerare, personalizzare e polarizzare, questi gruppi custodiscono la possibilità di restare abbastanza a lungo intorno a un oggetto comune da lasciarsi cambiare dal confronto. Dove si legge insieme, si esercita una forma di cittadinanza culturale, dove si impara ad ascoltare un’interpretazione estranea senza viverla come minaccia, prende corpo una grammatica del convivere, dove il senso si costruisce tra persone, invece che distribuito dall’alto o suggerito dalle piattaforme, si apre una possibilità concreta di elaborazione collettiva. In tempi di frammentazione diffusa, tenere vivo anche uno spazio piccolo in cui il pensiero resti condivisibile significa già difendere una certa idea di società.
Comunità come costruzione collettiva
La ricerca restituisce un dato semplice e concreto: i gruppi di lettura creano relazioni. Relazioni che spesso proseguono fuori dagli incontri: cene, passeggiate, eventi, festival. In alcuni casi nascono amicizie durature, in altri una rete più leggera ma significativa.
Questo aspetto appare meno evidente nei discorsi sulla lettura, eppure centrale. Il gruppo diventa un punto di accesso alla socialità, soprattutto in contesti urbani in cui le occasioni di incontro spontaneo si sono ridotte.
La partecipazione al gruppo viene descritta come una risposta a una mancanza: di relazione, di scambio, di riconoscimento. Il libro offre un modo per avvicinarsi agli altri senza esporsi immediatamente, costruendo una forma di contatto mediato. Il senso di appartenenza che emerge è spesso descritto in termini semplici: sentirsi parte, avere un luogo, riconoscere dei volti, condividere un ritmo. La lettura condivisa offre la possibilità di esercitare una forma di regolazione: crea continuità, struttura il tempo, offre uno spazio prevedibile e insieme aperto.
Infatti, gli effetti del gruppo di lettura si estendono oltre il gruppo. Il 57% organizza attività ulteriori; l’87% dei partecipanti riconosce benefici per le strutture ospitanti. Si creano comunità attorno a biblioteche e librerie, si attraggono nuove persone, si generano pratiche di inclusione. Il gruppo di lettura agisce come attivatore culturale. Rafforza il ruolo delle istituzioni come luoghi di relazione e non solo di servizio. Produce reti, continuità, presenza sul territorio.
Una comunità di lettura non esiste in partenza, si costruisce nel tempo: si costruisce decidendo cosa leggere, come stare insieme, quanto spazio dare alla parola, come gestire il conflitto, i silenzi, le divergenze. Si costruisce anche attraverso inclusioni ed esclusioni, attraverso una grammatica relazionale che non è mai neutra. Da questo punto di vista il gruppo di lettura appare come una micro-società: uno spazio in cui si negoziano norme implicite, si definiscono confini, si produce un certo modo di stare insieme. La lettura funziona come pretesto e come struttura: tiene insieme, orienta, dà forma.
Il 24% dei partecipanti indica nel confronto il principale beneficio della partecipazione; l’82% riconosce ai gruppi un ruolo nel dialogo intergenerazionale.
Il gruppo di lettura assume così la forma di una micro-sfera pubblica. Il testo diventa materia di discussione, il confronto produce argomentazione, dissenso, revisione delle posizioni. In questo senso il gruppo funziona come una palestra di democrazia: uno spazio in cui esercitare la parola, l’ascolto, la differenza. Nelle parole dei partecipanti ai gruppi di lettura emerge con chiarezza il desiderio di apertura e, insieme, il bisogno di una certa somiglianza. Un gruppo funziona quando c’è sufficiente differenza per generare pensiero e sufficiente affinità per sostenere il legame.
Intimità secondarie e appartenenza
L’esperienza di appartenenza non passa solo attraverso legami profondi e duraturi, può emergere anche in forme più leggere, intermittenti, eppure significative. Il gruppo di lettura offre una forma intermedia tra anonimato e intimità piena, in cui il soggetto può esporsi gradualmente, senza dover definire subito una posizione.
Il concetto che meglio descrive questo aspetto è quello di intimità secondarie di Lofland: relazioni che nascono in contesti informali, non necessariamente destinate a durare, eppure capaci di produrre significato. Nei gruppi di lettura queste forme di legame sono frequenti. Relazioni che si sviluppano nella contingenza di un incontro, nella condivisione di un commento, nel riconoscimento improvviso dentro una frase. Legami che possono restare circoscritti e tuttavia lasciare una traccia e produrre significato. Un commento condiviso, un riconoscimento improvviso, una frase che risuona. Da questi frammenti si costruisce una forma di appartenenza che non richiede esposizione totale. Il gruppo offre una posizione intermedia tra anonimato e intimità piena, permettendo un accesso graduale alla relazione.
Da un punto di vista psicologico, questo aspetto consente di abitare uno spazio relazionale senza la pressione di definire subito il proprio posto, sostenendo una presenza più flessibile.
Spazio sicuro e sospensione del giudizio
Molti gruppi descrivono sé stessi come spazi sicuri. Questo significa possibilità di parola senza timore di giudizio, sospensione della valutazione, ascolto attivo, distribuzione equa del tempo di intervento. Significa anche poter portare esperienze personali a partire dal testo, senza che queste vengano immediatamente ricondotte a categorie, interpretazioni, correzioni. Lo spazio sicuro facilita l’espressione e la partecipazione, allo stesso tempo rischia di ridurre il conflitto, di attenuare la dimensione critica o conflittuale, di privilegiare l’armonia. La qualità del gruppo dipende dalla capacità di tenere insieme accoglienza e complessità. Un ambiente sufficientemente sicuro permette di parlare e esporsi, un ambiente sufficientemente aperto permette anche di dissentire.
Abbassare la performatività
Un tratto ricorrente dei gruppi di lettura è la presa di distanza dalla logica della prestazione. Molti partecipanti dichiarano esplicitamente di non essere interessati a valutare chi ha letto meglio, chi ha capito di più, chi argomenta in modo più brillante. L’attenzione si sposta sulla presenza, sulla partecipazione, sulla qualità dello scambio. Questo abbassamento della performatività produce effetti concreti: riduce l’ansia, amplia l’accesso, rende il gruppo frequentabile anche da chi non si riconosce in un’identità forte di lettore.
In termini più ampi, questo elemento segnala una frizione con la cultura contemporanea della prestazione e della visibilità e della valutazione continua. Il gruppo di lettura costruisce un contesto in cui il valore non coincide con l’esibizione di competenza, ma con la qualità della presenza e della condivisione.
Ascolto, decentramento e mentalizzazione
In un gruppo di lettura l’ascolto è una competenza centrale, una pratica attiva di decentramento: sospendere il proprio punto di vista, lasciare spazio all’altro, accogliere interpretazioni diverse senza ridurle immediatamente.
Il gruppo di lettura funziona come un contesto di allenamento alla mentalizzazione: riconoscere che esistono più letture possibili, che il testo non è univoco, che il proprio sguardo è situato. Questo esercizio ha ricadute che vanno oltre la lettura. Allena alla complessità, riduce la rigidità interpretativa, favorisce una forma di pensiero più flessibile e dialogico.
L’ascolto emerge come competenza centrale. Un ascolto attivo, che implica decentramento: sospendere il proprio punto di vista, accogliere interpretazioni diverse, riconoscere la pluralità delle letture possibili. Il gruppo di lettura appare come un contesto di allenamento alla mentalizzazione. Permette di tenere insieme prospettive diverse, di rivedere le proprie, di tollerare ambiguità. Questo esercizio produce effetti che vanno oltre la lettura: favorisce un pensiero più flessibile, meno rigido, più capace di stare nella complessità.
In una società come la nostra, caratterizzata da frammentazione e accelerazione dei ritmi, la possibilità di partecipare e un gruppo di lettura è una pratica e un’occasione per esercitare una modalità alternativa di presenza: ci si riunisce attorno a una pagina, a un libro, si ascolta, si parla, si pensa insieme e, soprattutto, si impara a restare. In una realtà in cui il confronto appare sempre più polarizzato e improntato al conflitto più che al dialogo, esercitare uno scambio in un contesto sicuro come un gruppo di lettura, è anche una piccola forma di resistenza e, insieme, di fiducia.
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