Musica
Ita in aeternvm
Successo per la versione in latino di “Per sempre sì” di Sal da Vinci
Nessuno ha mai pensato di utilizzare il latino all’Eurofestival. Eppure, pensateci bene, sarebbe oggi una proposta rivoluzionaria.
Il latino era la lingua che aveva unificato almeno idiomaticamente l’intera Europa duemila anni fa ed è la lingua da cui, bene o male, sono derivati quasi tutti gli idiomi europei tranne il gruppo ugro-finnico e slavo. E il basco, di cui si ignora l’origine. Anche le lingue germaniche ne hanno subito un forte influsso sebbene la filologia ci insegni che le origini sono diverse.
Ma il latino era la lingua ufficiale da Cipro ad Aquisgrana (Aachen), da Londra (Londinium) a Tarragona (Tarraco), da Leptis Magna a Gerusalemme (Ierusalem). C’erano le lingue locali, certamente, perché il greco era assai diffuso e chissà quante altre lingue morte esistevano, pensate all’etrusco. E la cultura latina ha gettato le basi per il diritto.
Mario Capanna, il 13 novembre 1979, fece il suo discorso al Parlamento Europeo, a Bruxelles, in latino, e, se ci si pensa, fu assolutamente rivoluzionario, da par suo, perché così non si faceva torto a nessuno, essendo invece costretti a usare l’inestetico inglese, o il più elegante francese, o altre lingue europee, alcune anche più antiestetiche dell’inglese: “Amplissimi collegae, quid re vera significant regulae costitutionisque emendationes, quas Nord, vir ex amplissimis, proposuit?” iniziava così, ed era argomentata spiegando che “nemmeno nel Senato dell’antica Roma vigevano provvedimenti così restrittivi della libertà e della democrazia parlamentare, come quelli che voi volete introdurre…” questo premesso in italiano.
Fu ripreso dalla presidente dell’epoca, Simone Weil, che lo esortò a parlare in stampatello, ma lui continuò in latino. Forse perché gli avevano dato del sessantottino ignorante. E li smerdò a tutti.
Ecco l’esempio massimo che mi porta a riflettere se all’Eurofestival non sia opportuno farsi sentire in latino, oggi.
L’occasione è ghiotta perché in questi giorni circola virale una versione in latino della canzone vincitrice di Sanremo, “Per sempre sì”, con un arrangiamento barocco tra Vivaldi e Corelli, che più italiani non si può (anche se l’Italia politica allora non esisteva). Ve la propongo qui di seguito e ditemi voi se non ci ha guadagnato, quella canzone, nella versione arcaicizzante.
Un esercizio di stile compiuto, pensa te, dall’Intelligenza Artificiale. Qualcuno, un genio, ha detto all’IA: bedda mia, qui occorre che tu mi crei una canzone in stile antico con questa melodia e col testo latino, come se fosse un pezzo di musica sacra del Settecento (d’altro canto Dio è nominato diverse volte nel testo originale e si parla di un sacramento, il matrimonio, come ha già sottolineato il Vaticano nel suo endorsement alla canzone, potete vederlo nell’ultima Parolaccia della Settimana su questo stesso sito). E poi, non dimentichiamo che Napoli nel periodo barocco era la capitale musicale d’Europa. E IA, da brava diligente secchiona, è andata a cercare nel suo infinito archivio e l’ha fatto. Certo, si può migliorare, e, con un bravo compositore e arrangiatore, si potrebbe veramente farne un capolavoro. Ci vorrebbe un Morricone, un Williams, un Piccioni.
Ma, pensateci: ITA IN AETERNVM all’Eurofestival. Essendo una delle manifestazioni più trash in assoluto, perché spesso si vede della roba che manco al Carnevale di Rio, si potrebbe pure pensare a un balletto di accompagnamento in puro stile pompeiano, viste le origini partenopee di Sal Da Vinci.
Sfondo con un Vesuvio che fuma, naturalmente, che più Baia di Napoli di così non si può. E poi, l’arena. Nell’arena entra prima una lei, vestita in tunica, in catene, destinata a confrontarsi colle fiere, che prima o poi faranno entrare. Ma interviene Sal Da Vinci, vestito da gladiatore, che, insieme a un corpo di ballo tutto maschile, abbigliato da gladiatore come lui, coi forconi sbaragliano ed eliminano tigri e leoni e, dopo aver salvato la fanciulla, Sal, tutto pieno di graffi e lacerazioni provocati dalle unghie delle bestiacce, si inginocchia davanti a lei e le apre una capsula (scatoletta) che contiene la fede d’oro, ovviamente fatta dal miglior aurifex (orefice) di Pompei, che reca la scritta ITA IN AETERNVM. Per suggellare codesta eternità cosa di meglio che l’eruzione del Vesuvio? L’imperatore non ha nemmeno il tempo di muovere il suo pollice che la nube ardente si porta via tutto e tutti. Ma restano i calchi dei due amanti, esposti nel Museo Archeologico di Napoli uniti in un abbraccio per l’eternità. Immaginatevelo su uno schermo gigante come quello dell’Eurofestival, una pioggia di lapilli virtuali sul pubblico, effetti speciali, con giovani vestali che vendono dolcetti piccanti allo zenzero in sala, in forma di anello.
Mica male! Tre minuti di eternità sul palco dell’Eurofestival, sbaragliando qualsiasi concorrente e consacrando vincitrice l’Italia, patria dell’Europa unificata dal latino e dalla Vittoria di Roma (che schiava di Roma Iddio la creò).
Gadgets a mai finire, in vendita per le strade di Napoli (ma anche per le strade di Vindobona, la Vienna antica, dove si svolgerà il festival), un po’ come le parrucche di Maradona: anelli d’oro (anche finto, non importa, d’altro canto siamo a Napoli e la falsificazione è endemica) con inciso ITA IN AETERNUM, forconi gladiatoriali, riproduzione dei calchi dei due amanti abbracciati in varie dimensioni dentro un’arena in miniatura un po’ bruciacchiata (il Vesuvio, sapete…), statuette di Sal Da Vinci in costume da gladiatore, un po’ da presepe stile San Gregorio Armeno, una palla di vetro col Vesuvio che erutta minuscoli anelli nuziali dorati al posto della neve… insomma, ce ne sarebbe di materiale.
Sal, eddai! Fai uno sforzino, lascia il segno! Facce sognà.
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