Il significato della condanna di Karadžić

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24 marzo 2019

Radovan Karadžić, leader politico dei serbi di Bosnia durante la guerra degli anni Novanta, è stato condannato in via definitiva all’ergastolo dal Meccanismo residuale per i Tribunali Penali Internazionali. In primo grado, nel 2016, la condanna era stata di 40 anni, aumentata in seguito al ricorso dello stesso ex psichiatra di Sarajevo.

La sentenza ritiene Karadžić responsabile del genocidio di Srebrenica (8732 uomini e bambini bosniaci musulmani sterminati nell’arco di due giorni nel luglio 1995) e dell’assedio di Sarajevo (durato dalla primavera 1992 al febbraio 1996: oltre 5.600 le vittime civili, di cui circa 1600 bambini).

Il giudizio definitivo, oltre il quale non è più possibile fare ricorso, è stato molto atteso in Bosnia-Erzegovina, sia perché ha potuto dare un briciolo di giustizia alle vittime e alle loro famiglie sia per le possibili implicazioni politiche che potrebbe avere.

La richiesta di giustizia delle vittime ha trovato soddisfazione in una sentenza che enuncia la pena più alta possibile per Karadžić, dopo la delusione del 2016, senza ovviamente poter restituire in altri modi le immani perdite patite durante il conflitto. In prima fila ad attendere in lacrime la sentenza c’erano le Madri di Srebrenica, che hanno visto  morire figli e mariti nell’estate 1995 per mano dell’esercito serbo-bosniaco (VRS), ispirato proprio da Karadžić, e che ancora oggi sono esposte all’insistente negazionismo della parte colpevole.

Forse la primaria importanza di questa sentenza sta proprio nel riaffermare con forza la verità dei fatti avvenuti, per mano di un organismo internazionale e largamente riconosciuto, contro le ricostruzioni di una parte dell’opinione pubblica serba che insiste nello screditare o negare la gravità di questi eventi. La condanna di questi fatti resta più importante della sorte di Karadžić, riguardo la quale molti sopravvissuti bosniaci mantengono il silenzio, come emerso in un’intervista a Dragan Mioković. E in fondo, che importa come passerà gli ultimi giorni un tale criminale? Quello che conta è il fatto che la comunità internazionale abbia riconosciuto le colpe di Karadžić e in questo modo anche di tutti coloro che ancora oggi lo chiamano “eroe”.

Diversi politici dell’entità serba della Bosnia-Erzegovina (la Republika Srpska, che occupa il 49% del territorio del Paese) hanno espresso il loro disappunto riguardo la sentenza: l’indiscusso leader Milorad Dodik l’ha definita “cinica e arrogante” e ha ribadito la sua sfiducia negli organismi dell’Aia. Il governo e la politica della Serbia, invece, hanno deciso di non dare dichiarazioni ufficiali, le quali potrebbero essere stigmatizzate in Occidente e incrinare il percorso verso l’UE del Paese, restando in un silenzio che si regge anche sulla tacita intesa tra politica e elettorato nel ritenere ingiusta la condanna.

Chi, invece, si è espresso a riguardo è stato proprio Radovan Karadžić: “Io e il popolo serbo abbiamo vinto la guerra: la Republika Srpska è stata creata“. E qui arriviamo alle implicazioni politiche. La Republika Srpska (RS) è una delle due entità (sorta di stato nello stato) che compongono il Paese, riconosciuta internazionalmente con il Trattato di Dayton, che ha sancito la pace nel 1995. Il fondatore e primo presidente della RS è proprio Radovan Karadžić, cui sono intitolate anche diverse strutture sul territorio, fra cui la Casa dello Studente di Pale. Il Prof. Francis Boyle, in seguito alla sentenza, ha rivolto un appello perché la RS sia cancellata. A questa prospettiva, invece, si è opposta l’attuale presidente della stessa RS, Željka Cvijanović, che ha insistito sul fatto che non ci possano essere ulteriori implicazioni politiche.

Ora, il fatto che nell’Europa di oggi possa esistere un’entità politica autonoma, che aspira a farsi stato indipendente, internazionalmente riconosciuta, nonostante sia fondata sulla pulizia etnica e sul genocidio dei non-serbi pone un problema morale a tutti, ma in primis agli stessi abitanti della RS, come sottolineato dallo scrittore Srdjan Puhalo:

“La (prima) vicepresidente della RS condannata a 11 anni, il (primo) presidente del Consiglio RS condannato a 20 anni, il (primo) presidente della RS condannato all’ergastolo. Cara Republika Srpska, come faremo a spiegare tutto questo ai nostri figli?”.

TAG: anni, Bosnia, guerra, karadzic, novanta
CAT: diritti umani, Geopolitica

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