In difesa delle Ong

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29 Marzo 2018

Carte e indiscrezioni parlano di una piscina ad Haiti con decine di ragazze che ballano con addosso la maglietta di Oxfam in una sera del 2010 successiva al terremoto che aveva devastato l’isola. Il signore di queste nuove riedizioni di “feste galanti” con “donne compiacenti” era tale Roland van Hauwermeiren, belga di quarant’anni, a capo della sezione della famosa e importante Ong britannica che si occupava di dare i primi soccorsi dopo l’emergenza nell’isola caraibica. Mi rifiuto di googlare la sua faccia, lo immagino flaccido e perennemente sudaticcio e tanto mi basta. L’individuo chiaramente si commenta da solo e la scena di operatori di una Ong che “agisce solo in situazioni di emergenza umanitaria” che approfittano di tale emergenza per rispondere a urgenze ben più terrene è vergognosa.

Altre storie provenienti dall’inferno della Siria parlano di circostanze che, in linea con le tragedie di uno Stato in macerie – e quindi con poche piscine in vista – rispondevano a baratti molto più rapidi e diretti. Alcuni operatori umanitari chiedevano favori sessuali alle popolazioni stremate in cambio di cibo. Una vergogna inaccettabile e incredibile.

Ho lavorato con una Ong in Grecia all’interno di diversi campi profughi che ospitano centinaia di migranti provenienti da Siria, Afghanistan, Iraq, Iran, Palestina e Kurdistan. Un mese fa, all’indomani di una conversazione con alcuni colleghi, decisi di fare un esperimento sociale nel campo che ospitava il maggior numero di migranti. Andai da cinque donne diverse avendo cura che fossero persone che non mi avevano mai visto prima e chiesi loro senza alcun giro di parole se potevo prendere i loro figli con me e portarli a giocare a pallone, glieli avrei riportati indietro dopo otto ore. Tutte acconsentirono. Non fui particolarmente educato nel chiedere i figli alle donne, ebbi cura di non sorridere affatto e non portavo nessuna targhetta di identificazione. La partita di pallone finì dopo “sole” tre ore e vide gli afghani imporsi per cinque a uno, poi offrii un gelato e delle caramelle a tutti e li riportai indietro. Avrei potuto essere chiunque: il campo era sorvegliato da due guardie armate dell’esercito che sono, molto cordialmente, i due individui più inutili io abbia mai conosciuto (Kostas, ti ho odiato a ogni sigaretta che ti ho chiesto, anche quando me le davi). Gli operatori delle varie Ong che agiscono nel campo si conoscono più o meno tutti, ma il ricambio è veloce, un nuovo volto può sfuggire. Ora chiediamoci: in quale altra circostanza un totale sconosciuto, con una faccia pulita ma senza alcuna cordialità, può essere in grado di prelevare dodici bambini da cinque famiglie diverse semplicemente chiedendoli alle loro madri? Immaginate la stessa scena in un supermercato: uno sconosciuto vi chiede vostro figlio per qualche ora. Verrebbe arrestato o perlomeno cacciato in malo modo nella totalità dei casi. Lì invece non avevo riscontrato il minimo problema. Mi sorpresi a riflettere sull’enormità del potere che quella circostanza mi donava. Un potere pericoloso, enorme e gravoso di una responsabilità inaudita, che non dovrebbe essere data a tutti. La sudditanza psicologica che le popolazioni migranti hanno nei confronti degli occidentali (non conta molto il colore della nostra pelle, non per loro) è incredibile. Io ero l’ultima ruota del carro e i migranti mi portavano sul palmo della mano. Il razzismo non è solo nella testa del razzista, ma anche del discriminato, che può reagire con rabbia per contrasto frustrato, o con una eccessiva sudditanza e piaggeria che lo castrerà per sempre in una posizione di subalternità sociale. Le Ong c’entrano poco in questo contesto. Al centro di questa dinamica c’è l’uomo, solo e soltanto l’uomo. Le storture delle Ong sono dovute al potere, e il potere non va dato a tutti.  

 

Tutte le foto sono dell’autore

 

Cosa succede ad aiutare il prossimo oggi

 

In Francia un attivista è stato arrestato e rischia cinque anni di carcere per aver aiutato una donna incinta all’ottavo mese ad attraversare un confine per portarla all‘ospedale (un uomo dà un passaggio al pronto soccorso ad una donna incinta, stiamo parlando di questo: equiparare quest’uomo a uno scafista è di una miopia e di una malafede inaccettabile).

È di qualche giorno fa la notizia  di una migrante incinta morta dopo esser stata rimbalzata al confine di Bardonecchia. Oggi, nel 2018, nella nostra civilissima Europa, una donna incinta muore perché non le lasciano passare una linea immaginaria per andare in ospedale. Sono buonista? Mi sta bene, ma se non impallidite di fronte a questa realtà, meglio buonista che pezzo di merda.

Nel marzo 2017 tre attivisti francesi sono stati arrestati a Nizza per aver distribuito cibo a dei profughi. Dare cibo era semplicemente illegale (ordinanza poi revocata in seguito a delle proteste).

Poi c’è il caso della nave di Open Arms, sequestrata poiché si era rifiutata di riconsegnare 218 migranti alle guardie libiche che chiedevano i profughi minacciandoli con le armi (sappiamo bene – ci sono decine di inchieste – cosa succede nei centri di detenzione migranti in Libia). Tutti gli operatori sono sotto inchiesta e rischiano pene pesantissime.

Tra i commenti a questo articolo apparso su Il Tascabile leggo questa versione dei fatti: “’verranno i lupi e saranno travestiti da agnelli, li riconoscerete dalle loro azioni’, dal Vangelo secondo Matteo. Le Ong non sono altro  che il cavallo di Troia dei governi e delle lobby”. È una opinione condivisa e fusariana che riporta una critica molto ricorrente che si fa (da “sinistra”) alle Ong. È in atto – abbastanza evidentemente, direi – ormai da mesi una colpevolizzazione totale delle Ong, iniziata con una lenta opera di delegittimazione dell’operato umanitario della società civile, che ha subìto una ulteriore spinta in seguito al decreto Minniti, ma che, in realtà parte da lontano. Già dall’estate del 2015 ad Alassio l’ingresso alla città era semplicemente vietato agli stranieri privi di certificato medico. A Padova l’ingresso ai parchi pubblici è sbarrato agli immigrati e agli studenti. A Trieste il bivacco e il dormire per strada è illegale (in assenza di alternative ci si interroga su quale potrebbe essere la soluzione per i soggetti interessati – sembra paradossale dover dire questa ovvietà: dormire per strada non è una scelta). Tali operazioni di marginalizzazione dei ceti più svantaggiati e successiva colpevolizzazione delle forze che si adoperano per aiutarli (un caso italiano su tutti: le incredibili e distopiche vicende romane subìte dall’Associazione Baobab – con tende e sacchi a pelo sequestrati dalla polizia a cadenza settimanale, d’inverno) seguono canoni recenti e orribili anche a livello internazionale. La nascita dell’espressione “reato di solidarietà”, utilizzata dalle Ong e poi ripresa da più fonti, sembrerebbe esagerare un andazzo condiviso e orribilmente comune, ma in realtà descrive molto bene quella che sembra essere diventata la nostra realtà. Aiutare i bisognosi in maniera indipendente e laica sta semplicemente diventando illegale, e la crescente delegittimazione e colpevolizzazione dell’attivismo individuale o autonomo rientra nelle spire del tragico baratro in cui la nostra società occidentale sembra sprofondare sempre più: l’allontanamento progressivo dei poveri e dei bisognosi dal nostro sguardo. In nome della ‘lotta al  degrado’ si marginalizzano le fette più vulnerabili (e sempre più grandi) della nostra società. Anche importanti modifiche dei nostri assetti urbani  rientrano in questa nuova e inedita esigenza occidentale: nascondere la polvere sociale sotto al tappetto. La legge Minniti-Orlando rafforza il potere dei sindaci di emettere ordinanze che, col fine di garantire sicurezza e decoro, emarginano gli strati sociali meno abbienti; ma la povertà non è indecorosa, è una realtà sociale. Coloro che agiscono per garantire i fondamentali diritti dell’uomo e soddisfare i bisogni essenziali delle persone in difficoltà continuano a subìre incredibili conseguenze legali per le loro azioni, in un panorama che vede anche un costante discredito dei loro stessi sforzi.

 

 

Perché?

 

Così twittava Medici senza Frontiere il 14 febbraio, in seguito allo scandalo Oxfam: “Nel 2017, su un totale di oltre 40mila operatori umanitari impegnati in quasi 70 paesi nel mondo, abbiamo potuto individuare 40 abusi. In particolare, in 24 casi si è trattato di molestie o abusi sessuali verso membri dell’organizzazione e, in due casi, a danno di persone esterne. Per questo 19 persone del nostro staff sono state rimosse dal loro incarico.” Tale notizia veniva riportata così da Libero: “Medici Senza Frontiere: scoppia lo scandalo sessuale nella Ong”, e poi proseguiva: “Si allarga lo scandalo sessuale dopo le orge con prostitute minorenni pagate da Oxfam”.

Nel mondo che abbiamo costruito, sembra spaventosamente normale, persino prevedibile, che tale tensione disumana provenga da forze politiche di destra – che fanno dell’egoismo nazionale e del razzismo una bandiera, e che quindi risultano essere “nemici naturali” dell’unica forza ancora a-nazionale (quel “non governative”) che pone al centro delle sue azioni l’uomo, e non il cittadino. Ma che tali colpevolizzazioni provengano anche da studiosi di “sinistra” (la ricorrente accusa rosso-bruna del “colonialismo culturale”) non è accettabile. Le Ong rispondono ad una urgenza di gestione dell’orrore del nostro mondo. In un panorama di disparità sociali vertiginose che vedono gli Stati aver semplicemente abbandonato ogni dovere di assistenza sociale – o anche solo interesse – verso i profughi, sono rimasti solo loro. I migranti, per i governi sono ormai esclusivamente un problema da campagna elettorale. Le Prefetture a ogni nuovo sbarco non si preoccupano neanche lontanamente di gestire la cosa, chiamano direttamente le Ong e le associazioni di volontari. Gli unici sforzi del governo italiano sono stati rivolti finora al solo tentativo di tenere i profughi lontano, mentre questi – arroganti e presuntuosi – si ostinavano a scappare dalle bombe e dalla fame. È importante sottolineare che se venissero a mancare le Ong e le poche, sparute forze che ancora si ostinano a gestire questa situazione, sarebbe l’inferno civile. I governi se ne fottono, basta coi giri di parole. In un panorama aperto e di mercato, ci sono poi coloro che faranno bene il proprio lavoro – spinti da senso del dovere, umanità e dal proprio avere ancora tutto sommato un’anima -, e chi lo farà solo per lucro (pensiamo all’infinità di albergatori che in alternativa al fallimento, si sono buttati sul nuovo business). Ma che viviamo in un mondo di mercato non lo hanno deciso mica le Ong. Nell’ovvia consapevolezza che rimane fondamentale denunciare sempre gli abusi di operatori sociali e umanitari, occorre ribadire l’urgenza della funzione che essi svolgono. E risulterebbe importante diffondere altresì un’altra consapevolezza se si vuole fare una analisi lucida delle vicende riguardanti l’immigrazione in Europa: se non sai (e non lo sai perché non ci sei stato) che nei contesti di estremo disagio ci sono sempre storture e schifezze, perché stiamo parlando di situazioni in cui l’orrore è all’ordine del giorno, e l’orrore ti contagia – se non sai questo, se non lo sai tenere in considerazione –, che non è  un problema delle Ong, ma è un problema dell’uomo quando si trova in quei contesti, non puoi essere lucido nelle tue analisi. E hai un risultato negativo sul mondo perché svaluti l’unica forza che conserva ancora un intento transnazionale, umanitario e universale – con tutte le storture del caso. Occorre formare gli operatori sociali, non è un mestiere dove ci si può improvvisare. Tutte le migliori intenzioni del mondo non sono sufficienti per lavorare efficacemente in contesti come quelli dei campi profughi, e troppa gente si improvvisa (nel nome di una sacrosanta bontà ribattezzata buonismo e automaticamente svalutata) e si reca in contesti che necessitano pelo sullo stomaco, consapevolezza delle peggiori dinamiche umane nei contesti di disagio, e una forza fisica, psicologica e oserei dire spirituale, che oggettivamente non tutti possiedono. Invece sembra che si siano semplicemente polarizzate due posizioni: l’allontanare il problema dal nostro sguardo (il fascismo fattuale del decreto Minniti, aborto di forze politiche di “centro-sinistra” che danno soldi alle milizie libiche per schiavizzare esseri umani pur di non farli arrivare da noi, è francamente rivoltante), e il dipingere come avvoltoi tutti gli attivisti umanitari che operano in nome di una sacrosanta indifferenza per le diversità tra popoli, e semplicemente aiutano il prossimo in contesti estremi dove la Chiesa latita (e meno male) e la politica peggiora le cose. Chi vi scrive è contrario alle grandi Ong: nel piccolo si è più efficaci, nel grande si moltiplicano sempre – in mancanza di adeguati controlli e formazione – le occasioni di storture. È così da sempre, in tutti gli ambiti. Ma le accuse, le ritorsioni legali, le campagne di colpevolizzazione e di delegittimazione verso l’unica forza che cerca ancora di conservare un minimo di umanità – con tutte le storture del caso – in questo egoismo di massa (dei governi, delle chiese, della stragrande maggioranza della società civile e di tutte, tutte, porca puttana, TUTTE le forze politiche maggioritarie) sono rivoltanti. Un inutile e pericolosissimo imbecille di nome Diego Fusaro, auto-proclamatosi “filosofo marxista indipendente”, così definisce le Ong: “Un sistema programmato di deportazioni di esseri umani, di sfruttamento dei medesimi, di scavalcamenti degli Stati sovrani, e di valorizzazione capitalistica del valore a beneficio della global class dominante finanziaria, apolide, sradicata e competitivista.” Mi piacerebbe vederlo su una barca mentre dice queste parole ad un tizio che sta affogando nel Mediterraneo.

Ai rosso-bruni dico: le Ong proseguono lo stereotipo dell’uomo bianco che prima ti bombarda e poi ti dà un cerotto? Verissimo. Ma si dà il caso che a molta gente quel cerotto serva un sacco. E serve adesso. Poi possiamo parlare di come aiutare determinate popolazione a sviluppare i propri cerotti, ragionamento giusto e sacrosanto. Ma c’è un’urgenza di questa situazione storica che sembra ignorata dai più. Questioni così complesse e urgenti vanno giustamente analizzate e discusse a fondo, ma queste spietate e superfluamente infinite “analisi” in malafede – o semplicemente e schiettamente stupide – stanno portando all’inazione, e nell’inazione muoiono persone. C’è l’uomo bianco che bombarda e quello che aiuta i bombardati, e ve la state prendendo con quello sbagliato.

 

 

TAG: diritti umani, immigrati, immigrazione, Integrazione, migranti, ong, Politiche europee, politiche per l'integrazione
CAT: diritti umani, immigrazione

Un commento

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  1. cantelmo19 3 anni fa

    il buonismo è una malattia invisibile , celata da una robusta copertura di pietismo, comodo altruismo di facciata e senso di appagamento da parte di coloro i quali, essendo immuni da problemi di ordinaria amministrazione, trovano in tutta tranquillità, modi e tempi per lanciarsi in avventure esotiche, umanitarie, facendo volontariato e sentendosi così in pace totale con la propria coscienza. Naturalmente non si può biasimare chi non ha problemi legati alla propria sopravvivenza e perciò può occuparsi degli indigenti, dei figli di un Dio minore. Peccato soltanto che spesso i destinatari di tali attenzioni mediatiche e umanitarie, non siano tutti i poveri ma solo quelli che fan notizia: gli immigrati. Il faro è sempre acceso, eccetto brevi interruzioni, su una emergenza perenne che intanto dà da mangiare a giornalisti, politici, mafiosi, sfruttatori del lavoro in nero e ……..anche le O.N.G., le intoccabili ONG, che in assenza di clandestini, probabilmente si troverebbero private della loro linfa vitale, motivo dei finanziamenti e delle donazioni . La costante esposizione mediatica, associata alla drammaturgia, nonchè a una dirompente sensibilità verso il prossimo, si ferma tuttavia al confine con il destino degli sventurati traghettati sulla terraferma, dopodichè le luci della ribalta e della filantropia, fanno marcia indietro in attesa del nuovo carico umano. Le ONG , protette da uno schermo di insindacabilità e di immunità alle critiche, hanno parlato con qualcuno ma di certo non han comunicato con tutti quei poveri che son rimasti nell’ombra dell’anonimato, gli invisibili delle nostre periferie, la massa abbandonata dai politici, giornalisti, dai volontari, dalle ONG , dai buoni-buonisti, dagli idealisti , ecc… ecc… Insomma, di tutta questa categoria di persone , che si trovano poi a dover convivere con il volto oscuro dell’immigrazione mal gestita, repentina e non integrata…… importa qualcosa a quelli delle ONG ?

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