Come portare una (quasi intera) nazione alle urne delle elezioni barzelletta

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28 Febbraio 2016

Una barzalletta iraniana recita così: un signore attende ansiosamente al reparto maternità dell’ospedale. Non fa che dire a tutti i presenti a tutti i presenti che vuole un maschio. Esce l’infermiera e gli dice: ”Mi dispiace! E’ una femmina!” L’uomo, cercando di mantenere la calma anche per non perdere la faccia risponde: ”Non si preoccupi; in realtà, come seconda scelta, volevo una figlia.”

Gli iraniani sono appena andati alle urne per eleggere il parlamento e del Consiglio degli Esperti, organo che ha il compito di eleggere, a sua volta, il leader suprema (dopo la morte di quello in carica, naturalmente). E proprio come il signore nella nostra barzelletta, gli iraniani dovranno far finta di essere contenti del risultato.

In Iran per potersi candidare a qualsiasi elezione bisogna essere pre-approvati dal Consiglio dei Guardiani, composto da 12 membri di cui la metà sono dei religiosi nominati dal leader suprema. Lo stesso consiglio funge da alta camera che dorvrà ratificare le leggi approvate dai parlamentari pre-approvati.

È facile osservare come il sistema sia progettato per assicurare che la natura islamica del regime prevalga sulle sue sembianze democratiche, proteggendolo dagli eventuali passi fassi del popolo. Ogni istituzione pseudo-democratica è costituzionalmente subordinata ad un’istituzione islamica che la controlla, svuotandola così di significato.

Infatti, in queste elezioni, il Consiglio dei Guardiani ha ”squalificato” circa metà degli aspiranti candidati per il parlamento e tre quarti di quelli per il Cosiglio degli Esperti. Per non parlare dei potenziali candidati in carcere, tra quali Mir-Hossein Mousavi e Mehdi Karroubi, candidati alle contestate presidenziali  del 2009 che da 5 anni sono agli arresti domiciliari senza aver avuto uno straccio di processo e nemmeno un’incriminazione ufficiale!

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Seggio elettorale nel nord di Teheran

 

Eppure molti iraniani nonché qualche osservatore internazionale sperano che dopo l’accordo nucleare e la rimozione delle sanzioni contro l’Iran, queste elezioni servano a creare una apertura (in chiave liberale) anche nella politica interna del paese.

Basti pensare che l’elezione del cosiddetto moderato Rouhani non ha portato ai risultati spearti per i diritti umani; un recente rapporto (tra i tanti realizzati) di Amnesty International ha criticato ”l’ipocrisia dell’Iran che manda decine di minorenni al patibolo dopo anni di attesa e processi ingiusti”. Invece tra i carcerati più noti c’è Atena Farghadani: incarcerata prima per una vignetta critica della politica contro i contraccettivi e poi sottoposta ad un test di verginità dopo essersi macchiata del ”grave reato” di aver stretto la mano al suo avvocato! Human Rights Watch di recente si è concentrato sulle detenzioni senza processo degli iraniani di doppia cittadinanza, che vista l’accondiscendenza dei governi occidentali è diventato modus operandi di Teheran per ottenere grazie o concessioni. L’Iran del ”moderato” Rouhani, tra l’altro, continua ad avere il primato mondiale di numero di esecuzioni pro capite.

Ma perché Rouhani non ha mantenuto le promesse?

I suoi difensori diranno che lui si è dovuto contentrare sulla priorità nucleare, mentre all’interno del paese gli oltranzisti che dovevano ingerire la pillola amara delle concessioni sul fronte internazionale, hanno inasprito la repressione del dissenso per dimostrare che comandano ancora loro.

Atena by Touka Neyestani

La vignettista Atena Farghadani è stata sottoposta al test di verginità in carcere. La vignetta è di Touka Neyestani per iranwire.com

 

Ora, i ”moderati” che incoraggiano la partecipazione alle elezioni farsa, dicono di dover riempire anche il parlamento di riformisti/moderati in modo da rinforzare l’esecutivo di Rouhani e dare il via alle tanto attese riforme. Ma quanto hanno ragione?

Primo: la volontà di Rouhani di avviare le riforme non è affatto scontata! Infatti, neanche lui fu la prima opzione dei riformisti (ricordate la bazelletta?): la loro prima scelta era l’ex presidente – il cosiddetto riformista – Mohammad Khatami. Quando egli si rifiutò di candidarsi, optarono per un altro ex-presidente: il cossiddetto pragmatico Rafsanjani. E quando lui fu squalificato dal Consiglio dei Guardiani dovettero ripiegare su Rouhani, un pilastro dell’establishment che non si è mai dichiarato riformista, bensì ”moderato”. Ma gli iraniani che lo hanno eletto hanno considerato questa vittoria uno schiaffo al leader suprema che presumibilmente preferiva un altro candidato. Gli 8 anni di umiliazione internazionale dovuti ai deliri del predecessore Ahmadinejad lasciavano poco spazio alla riflessione e tanta voglia di festeggiare qualche vittoria! Ora che la crisi nucleare sembra essersi risolta gli elettori di Rouhani che aspettano ancora le riforme devono ricordarsi che c’era un motivo per cui lui non fu la loro prima (e neanche la seconda) scelta!

Secondo: anche se Rouhani ottenesse il parlamento favorevole, il leader e il Consiglio dei Guardiani possono porre il loro insindacabile veto sulle leggi licenziate dal Parlamento.

Terzo: il Consiglio dei Guardiani, come detto, ha fatto piazza pulita dei potenziali candidati riformisti, fino al punto che il campo ”riformista” ha dovuto ricorrere a figure conservatori di spicco per riempire le liste elettorali; uno di questi è Mohammad Reyshahri, ex giudice del Tribunale Rivoluzionario che ha personalmente condannato oltre 100 persone a morte. L’altro è Dorri Najafabadi, ex titolare del famigerato ministero delle informazioni e accusato di avere commissionato gli omicidi di stato di intelettuali e scrittori dissidenti. Shirin Ebadi, premio Nobel per la Pace, disse a Süddeutsche Zeitung che aveva visto pure il suo nome sulla lista dei futuri bersagli con la firma del ministro. Questi sono i personaggi sulla lista riformista dall’antisonante nome di ”Lista Speranza”!

Di fronte all’ecclatante un baratro politico e morale dei cosiddetti riformisti perché l’elettorato sta al gioco a va ancora alle urne?

La verità sconveniente è che gli iraniani vorrebbero il cambiamento, ma a costo e rischio zero: un viaggio fino al seggio elettorale!

By Touka Neyestani

La vignetta di Touka Neyestani per iranwire.com

 

Il regime in questi anni ha rinforzato due miti: uno, la patria è assediata e quindi per proteggerla dal nemico esterno bisogna restare uniti: se non vogliamo fare la fine dell’Iraq o la Siria dobbiamo risolvere i problemi tra di noi, politicamente e utilizzando solo gli strumenti che questo regime offre. Perché la ribellione e le misure drastiche porteranno all’invasione del paese e la sua disgregazione.

Due: esistono i moderati contro gli oltranzisti all’interno della Repubblica Islamica e quindi per riformarla bisogna votare/sostenere i primi. E se ogni tanto qualqe disertore dal campo oltranzista si aggrega ai riformisti ben venga perche’ le persone possono cambiare! Però agli iraniani sfugge il piccolo dettaglio che i criminali che ”cambiano idea” dovrebbero avere il buon senso e il buon gusto di rinnegare il loro passato e magari affrontare un processo. Così gli elettori votano una lista “riformista” piena di efferati criminali che dovrebbero sedere al banco degli imputati all’Aia anziché su banchi del parlamento eppure lo giustificano con la scusa del pragmatismo e del fine che giustifica i mezzi: ”dobbiamo prevenire la vittoria degli oltranizisti” e ”lo facciamo per il bene del paese”!

Tutto questo ragionamento naturalmente è una menzogna/farsa dalla A alla Z. Innanzitutto, l’Iran non è assediato; anzi, è parte attiva di conflitti ben oltre i suoi confini: nello Yemen a favore dei ribelli sciiti, nella Siria a favore di una dinastia presidenziale che bombarda la sua popolazione civile pur di non aprire alle riforme, e l’Iraq dalla caduta di Saddam è di fatto un cortile esterno dell’Iran. Proprio questa settimana l’ambasciatore iraniano a Beirut ha dichiarato che il suo governo dona 7 mila dollari alla famiglia di ciascun palestinese che venga ucciso negli attentati contro gli israeliani! Infine, è evidente che gli americani non hanno né l’interesse né la forza di invadere l’Iran e non ci sono altri nemici in grado di farlo.

Inoltre, si stenta a capire come fare un dispetto al leader e i suoi presunti candidati prediletti possa giustificare il voto ai candidati responsabili di esecuzioni sommarie e clandestine.

By Mana Neyestani

Sicurezza fornita dalla dittatura. La vignetta di Mana Neyestani per iranwire.com

 

La favola di riformisti contrapposti agli oltranzisti serve solo a prolungare il regno degli ayatollah e dargli legittimatà sullo scenario internazionale. Anni fa rimasi sbalordito quando niente poco di meno che Paolo Mieli disse in tv che l’Iran era ”una vera democrazia!” Una vera democrazia, già, dove la pena per uccidere una donna o un cittadino non musulmano per legge è la metà di quella cominata per l’omicidio di un uomo musulmano! Questo dimostra il vantaggio in termini di immagine internazionale di cui la Repubblica islamica iraniana beneficia mostrando le file dei votanti ai seggi elettorali.

Il dualismo è in dubbio anche perchè i riformisti non hanno mai riformato niente, anche quando detenevano il massimo delle sedi che il sistema gli concedeva. 19 anni fa, il mondo intero ha bevuto la favola della ”Primavera di Teheran”: quando il ”riformista” Khatami divenne presidente. Durò per due legislature (8 anni) e pur avendo anche il parlamento dalla sua parte, non riformò nulla. Non solo questioni chiave e contenziose come la pena di morte o la lapidazione, ma neanche restrizioni minori come la presenza delle donne negli stadi spotivi o l’estensione delle borse di studio per l’estero alle ragazze. I riformisti hanno imparato la lezione di Gorbachev e l’Europa dell’est: la dittatura non si riforma perché appena ci provi crolla e sarebbe anche la fine dei suoi riformatori.

Però oggi gli iraniani a memoria corta, e qualche giornalista occidentale male informato, vogliono rivedere lo stesso film, aspettandosi un finale diverso e migliore!

Ma come il regime iraniano è riuscito ad allevare una massa di cittadini così docile che si lasciano puntualmente umiliare ad ogni appuntamento elettorale?

La teocrazia islamica fin dalla sua nascita ha adottato misure astute per garantirsi la permanzenza. Prima, fece piazza pulita di tutti i dissidenti e presunti tali (e ironicamente, alcuni artefici di quelle esecuzioni sommarie hanno campeggiato sulla lista ”riformista”.)

Poi, a differenza di molte altre dittature, il regime ha permesso agli altri cittadini di lasciare il paese. La classe media istruita formata durante la monarchia Pahlavi emigrò in Occidente, ed era così istruita e benestante da integrarsi facilmente. Loro e i loro figli ormai sono cittadini occidentali e spesso dell’Iran non vogliono sapere (come dargli torto?).

Anche della generazione successiva, chi può permetterselo, emigra. Ma questi sono immigrati economici, non ideologici, e cresciuti sotto il lavaggio al cervello nelle scuole del Governo di Allah.

Vogliono mantenere I contatti con l’Iran, anche per fare soldi. Quindi non gli interessa il cambio di regime. E anche se lo volessero, hanno parenti in Iran che rischiano ritorsioni.

Justice by Touka Neyestani

La vignetta di Touka Neyestani per iranwire.com

 

Gli studiosi israeliani Yossi Shain e Ahron Barth hanno sviluppato un modello socio-politico per spiegare il rapporto tra una diaspora e lo stato d’origine. Alcuni parametri sono il potere finanziario della diaspora, il potere e lo status del paese d’origine, e il rapporto tra la diaspora e il paese adottivo.

Ora, le risorse della diaspora iraniana non sono paragonabili ai petrodollari di Teheran. E gli stati ospitanti della diaspora non sono minimanente interessati a fare pressioni il regime Iraniano. Anzi, sono asserviti della sua volontà.

Mentre il regime iraniano manda sicari in giro per il mondo a fare fuori i pochi veri dissidenti rimasti, i governi eruopei rilasciano eventuali assassini catturati in cambio del rilascio dei loro cittadini imprigionati in Iran, o presi in ostaggio dalle guerriglie pro-iraniane in giro per il Medio Oriente.

L’Iran è sempre più forte e indispensabile per la sicurezza del Medio Oriente e per i mercati occidentali e quando I governi europei mettono il velo in testa alle loro ministre e le scatole sopra le loro statue pur di compiacere Teheran non si può aspettarsi dalla diaspora (o dai veri dissidenti dentro l’Iran) di osare premere per la sospensione della Sharia!

In verità, gran parte della diaspora iraniana ormai sostiene il regime. O come i mass media occidentali ha creduto alla dicotomia moderati/otranzisti o se non ci crede lo ripete perchè spesso deve la sua ricchezza e la sua posizione ai contatti con il regime. Un sistema libero e liberale, infatti, minaccerebbe i privilegiati, siano essi dentro o fuori dall’Iran.

 

George Orwell si chiede: ma perché dovevo morire prima di vedere la Repubblica Islamica?

George Orwell si chiede: ma perché dovevo morire prima di vedere la Repubblica Islamica?

 

Il finto dualismo viene venduto al mondo anche grazie al super-giornalista occidentale che ogni tanto torna dall’Iran con il reportage scoop che dimostra scale mobili, autostrade, e ragazze truccate che vanno a sciare e allora si (ri-)scopre che in Iran esistono dei moderati e un dualismo dinamico che bisogna coltivare e sostenere! In realtà si tratta di una minoranza benestante di giovani che sognano (e a volte riescono) di vivere sei mesi in Canada e sei mesi in Iran e perciò ogni vero cambiamento turberà (i portafogli dei loro genitori) e la loro vita agiata. Il regime tollera qualche festa privata (mica può fare irruzione in tutte le case) e qualche foulard ”scivolato” ma per legge le donne valgono la metà. Però gli iraniani ”orgogliosi” il giornalista ”avventuroso” lo fanno passare da festa privata a festa privata e non certo per un tribunale o carcere. Basta trovare la foto di una figlia di papà in sella ad una moto per intitolare l’articolo: ”c’é un’altro Iran!”

L’ultima trovata geniale di questi é che ”in Iran puoi essere libero ma di nascosto!” Sintomo di un popolo che piuttosto che conquistare la sua libertà preferisce inventarsela con giochi di parola! Come dire: nel Terzo Reich potevi essere ebreo ma di nascosto!

Il risultato: fuori la diaspora scarsa e collusa, dentro il popolo afflitto dal patriottismo antidemocratico e autolesionista che preferisce la tirannia alla prospettiva di dover offrire autonomie alle minoranze etniche! Insieme ai media occidentali superficiali che all’unisono lodano ”l’altro Iran” che partecipa en masse alle elezioni. Elezioni che non servono a niente tranne che consolidare e legittimare il regime che incarcera i blogger, prende in ostaggio cittadini occidentali, lapida le adultere e impicca i minorenni. Le elezioni servono anche a sedare le coscienze dei votanti che credono di aver fatto qualcosa per arginare i ”nemici del paese” e per la democrazia, per sentirsi ”attivisti” ma nella concezione neo-iraniana del temrine che si limita ad andare alle urne! Per poi, anche ‘sta volta, fare finta che le “scelte” che gli hanno imposto erano quelle che avrebbero voluto comunque!

Scriveva George Orwell ne La fattoria degli animali: ”Erano sempre i maiali a proporre le risoluzioni. Gli altri animali sapevano votare ma non proporre risoluzioni proprie.”

(immagine copertina: Shahrokh Heidari per www.iranwire.com)

 

TAG: diritti umani, iran, repubblica islamica, rouhani, Teheran, teocrazia
CAT: diritti umani, Medio Oriente

Un commento

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  1. massimo-matteoli 5 anni fa

    Non voglio certo mitizzare l’Iran ma sottovalutare quello che è successo in queste elezioni è un colossale errore di analisi e di prospettiva storica e politica..

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