Tempi Moderni

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4 marzo 2020

Cosa c’è nella mia casa? Saggi, biografie, romanzi, libri d’arte, di musica e di cinema, cataloghi di mostre, testi di architettura e design, vinili, centinaia di cd e dvd. No, non è una lista narcisistica, ma l’elenco di qualcosa che oggi sembra scomparire sempre di più, ovvero la cultura nelle case degli italiani. I dati sull’acquisto dei libri (cartacei o digitali) sono imbarazzanti, i quotidiani si sono trasformati in siti web malati di clickbait e fake news, per il semplice fatto che necessitano views e qualche sponsor per sopravvivere e pagare (una miseria) i propri dipendenti. La professione e la professionalità dei giornalisti sono ormai merce rarissima, mentre la fruizione senza coscienza critica di contenuti smart tramite telefono o tablet è diventata non più all’ordine del giorno, ma all’ordine del minuto. Parliamo di cinema e serie tv: sono una forma di comunicazione importantissima, da sempre. Rispecchiano i valori dei tempi, fanno da termometro civile e culturale, ci parlano degli argomenti più importanti su cui dovremmo focalizzarci nel mondo in cui viviamo. Facciamo degli esempi: Watchmen, Hunters, The Boys, Green Book, Blackkklansman, Moonlight, Get Out, JoJo Rabbit e tanti altri. Cosa ci comunicano? La paura del diverso e dell’altro. Il terrore della civiltà occidentale verso culture e tratti somatici diversi dai propri. Ma come, non siamo nel 2020? Non dovremmo aver superato alla grande i temi del razzismo, antisemitismo e xenofobia? No. Le forme d’arte ci ammoniscono, ci avvisano, fanno suonare un campanello d’allarme, così come hanno sempre fatto anche nei secoli precedenti. Voi capite cosa vuole dirci Banksy? Voi capivate il disagio e la rabbia comunicati dai rapper negli anni ’90 (no, non parlo di Jovanotti)?

Ma quindi, nonostante la tecnologia e le nuove generazioni, i problemi sono gli stessi delle decadi passate? Ebbene sì. E qui ci ricolleghiamo alla mancanza di cultura. L’ignoranza di un popolo è l’arma più potente in mano a chi vuole fare il lavaggio del cervello (posto che molto spesso anche questi ultimi siano molto ignoranti), in mano a chi cerca consensi elettorali, in mano a chi cerca il favore pubblico (che oggi significa sui social network). Quello che vediamo e leggiamo sul web, su Facebook e Instagram è lo specchio dei tempi moderni, ovvero la libertà totale di espressione degli istinti più ignoranti dell’essere umano senza cognizione di causa e senza vergogna. Haters ovunque, gente che non ha mai studiato o approfondito un argomento e ne parla vomitando odio su chiunque, pensando di essere un opinionista affidabile su qualsiasi tematica. Ecco come si scatena una fobia in stile Coronavirus, senza rendersi conto di essere tornati con le attitudini umane al XVII secolo. Il populismo vince a mani basse quando trova terreno fertile per sé, ma arido di cultura: “chiudere i porti, difendersi dagli invasori, temere le persone diverse da noi, odiare il prossimo se non ha la tua cultura o la tua religione” e via dicendo. In queste massime da esseri sottosviluppati trovano rifugio e conforto quelle masse di ignoranti di ogni età che non hanno mai fatto lo sforzo di conoscere, studiare, seguire la curiosità insita nella natura umana: insomma, tutti quelli che vivono coltivando il proprio giardino e sparano a vista se si avvicina qualcuno alla loro proprietà privata. Questo atteggiamento è sempre stato la manna dal cielo per chi ha avuto biechi fini elettorali e sete di potere, dalla Chiesa (sin dal Medioevo) ai politici dei giorni nostri: quelli che volevano il potere assoluto e fingevano di elargirlo agli altri diffondendo un falso status da emulare (Craxi, Berlusconi), quelli che sognavano di essere come loro (D’Alema, Renzi), quelli che parlano allo stomaco e alle teste vuote di questo Paese (Bossi, Salvini) con l’unico fine di accaparrarsi i vitalizi e i seggi alla Camera e al Senato. Se in passato abbiamo visto al potere degli esseri spregevoli, che però avevano una loro base culturale (e la usavano per circuire le masse), ora ha il 30% un partito di un tizio che pochi giorni fa ha dichiarato: “se la nave è spagnola, che vada ad attraccare nel porto di Madrid”. Ma insomma, neanche la geografia fisica più basilare? E qui si torna alla scolarizzazione: avete mai dato uno sguardo ai libri di storia approvati dal Provveditorato? Le Crociate sono esistite con l’unico scopo di salvare il Santo Sepolcro di Gesù. La Prima Guerra Mondiale è iniziata solo a causa dell’omicidio di Francesco Ferdinando a Sarajevo. Hitler si è suicidato con la moglie in un bunker a Berlino (l’Operazione Paper Clips non esiste neanche come ipotesi). Licio Gelli chi? Non pervenuto. Brogli elettorali del 1946? Trattativa Stato-Mafia di inizio anni ’90? Terrorismo e legami con i governi italiani? Andreotti grande statista. Chi ha vissuto nella (finta) bambagia degli anni ’80 e ’90 passa sopra a tutto facendo spallucce e voltandosi dall’altra parte, tanto “ormai a me non interessa” oppure “eh, ma non c’era mica l’informazione di oggi” e poi si concentrano sul Coronavirus e sul campionato di calcio, non sulla responsabilità dell’istruzione della Generazione Z. Pensate alla maggior parte di coloro che dovrebbero dare l’esempio in questo Paese, quelli che hanno vissuto i boom economici e si sono messi a posto chiudendo entrambi gli occhi e le orecchie davanti ai “tempi moderni” di questo nuovo millennio. Nell’ordine, molti di loro hanno odiato: ebrei (perchè lo diceva “lui”), africani (chiamandoli vù cumprà), slavi che fuggivano dalla pulizia etnica nel loro Paese, gli albanesi, tutti gli islamici del mondo (perchè appartenevano tutti ad Al Qaeda e all’ Isis), libici e siriani (invasori delle coste), oggi odiano i cinesi (perchè hanno il virus!). Ovviamente, senza mai passare di moda, hanno sempre odiato trasversalmente gli omosessuali. Ma queste persone chi pensano di essere davanti agli altri? Pensano di essere un popolo eletto? Pensano di essere superiori? Se studiassero scoprirebbero di appartenere a un popolo di truffatori, razzisti, classisti, trafficanti, traditori, evasori fiscali..fin dalla notte dei tempi. Niente, ma proprio niente di cui andare fieri.

Pensate utopisticamente all’uso corretto che avremmo potuto fare dei social network: utilizzarli per diffondere la cultura, la scienza e l’arte sotto ogni sua forma. Vi giuro, a fronte di questa evoluzione digitale avrei accettato anche il fallimento e la chiusura delle librerie. Perchè quando qualcosa si rinnova in meglio, la sua versione “vecchia” muore. E invece siamo nel bel mezzo di una involuzione. Ma d’altra parte il problema sta alla radice: se Facebook nasce per il desiderio di due nerd di stalkerare le ragazze al college, che sviluppo pensavamo potesse avere? Per concludere: io non so cosa sto consegnando ai miei figli. Un mondo con il surriscaldamento globale, con crisi economiche gigantesche, con l’estinzione delle specie animali, con le lotte di pochi coraggiosi contro i mulini a vento, con un’umanità ingobbita sugli smartphone che non legge più nemmeno un libro e che non va più neanche a una mostra, uccidendosi di narcisismo e di ego (digitali). Ma soprattutto: il Coronavirus, che è la scusa che tutti aspettavano per non dover più interagire tra esseri umani. Attenzione però: c’è sempre speranza (cit.)

TAG:
CAT: discriminazioni, Geopolitica

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