Obiettori, violenze psicologiche e umiliazioni. In Italia abortire è un’odissea

4 Settembre 2021

Per tornare al medioevo non bisogna arrivare in Texas, dove una legge ha portato indietro le lancette della storia di mezzo secolo proibendo l’interruzione di gravidanza anche in caso di stupro o incesto, basta fare un giro nella provincia di Bolzano o nelle regioni del nostro meridione. È qui che la piaga dell’obiezione di coscienza di medici, anestesisti e personale sanitario rende un’odissea il diritto di abortire per migliaia di donne. Nel 2021, in un Paese laico in cui l’interruzione di gravidanza è regolata da una legge approvata il 22 maggio del 1978, ci sono luoghi in cui la quasi totalità dei ginecologi rifiuta di praticarla. Secondo i dati del Ministero della Salute, in Molise gli obiettori sono il 92,3%, in Puglia, Basilicata e Sicilia la percentuale supera l’82%. Al nord, escludendo il capoluogo altoatesino che si allinea alle percentuali del profondo sud, sono comunque in molti a non voler praticare l’IVG, per una media nazionale che si aggira intorno al 70%.

La religione è ovviamente l’argomento utilizzato da chi vuole far valere il suo diritto di rifiuto, ma spesso, soprattutto in alcune strutture, il corpo di Cristo  è una scusa per non occuparsi del benessere di corpi terreni, per non ritrovarsi un maggior carico di lavoro sulle spalle: la solita italietta, insomma. Introvabile la pillola Ru486, in molti ospedali pubblici non è mai entrata, in altri ha fatto meno apparizioni della Madonna di Lourdes e non è detto che chi giura di averla vista non fosse sotto l’effetto di ketamina. E poi ci sono le ignobili pressioni e le umiliazioni che subiscono le donne già provate da una scelta difficile: vere e proprie violenze psicologiche gratuite messe in atto da uomini in camice e religiosi “casualmente” in transito nelle corsie. Se poi si trova il ginecologo, bisogna sperare che non sia obiettore l’anestesista o chi si deve occupare delle analisi necessarie all’intervento. Il risultato? Chi può permetterselo va nelle strutture private, chi non può è costretto a viaggi della speranza verso nord, nei casi più gravi c’è chi si arrangia con gli aborti clandestini: sì, come nel secolo scorso.

 

le percentuali dei ginecologi obiettori nelle regioni italiane (fonte: Ministero della Salute)

Ovviamente il punto non è colpevolizzare oltremodo chi, per convinzioni personali o semplice furbizia, fa valere il suo diritto a non praticare in modo diretto o indiretto l’aborto; fino a prova contraria siamo in un Paese libero in cui persino chi nella vita presta giuramento a Ippocrate può considerare una fellatio un atto di cannibalismo e può credere a idiozie più compatibili con uno scranno del Senato della Repubblica assegnato alla Lega che con un camice bianco. Ciò che è inaccettabile è il fatto che lo Stato non garantisca un diritto fondamentale andando a coprire quei buchi con personale sanitario e medici non obiettori.

È questo lo scopo della campagna #LiberaDiAbortire, un’iniziativa promossa da Radicali italiani e altri movimenti e associazioni per sensibilizzare cittadini e istituzioni sul dramma vissuto da tantissime donne a cui viene negato un “sacrosanto” (è il caso di dirlo…) diritto. L’obiettivo è portare 50mila firme sulla scrivania del ministro della Salute, Roberto Speranza, a cui si chiede di favorire l’assunzione di nuovi medici non obiettori, di incentivare o disincentivare le Regioni in funzione dell’efficienza del servizio di IVG, di favorire il ricorso alla telemedicina per i colloqui video tra paziente e medico utili al rilascio telematico del certificato necessario per l’IVG, di fornire informazioni complete sull’aborto, di rendere obbligatori percorsi di formazione e aggiornamento del personale sanitario, di rendere obbligatori progetti continuativi di informazione su sessualità e affettività nelle scuole.

Testimonial della campagna Francesca Tolino: trovò il suo nome inciso su una croce bianca al Cimitero Flaminio di Roma, in una zona destinata alla sepoltura dei feti. Il 30 settembre del 2020 raccontò su Facebook: “Vedere il mio nome su quella brutta croce gelida di ferro in quell’immenso prato brullo è stata un’altra profondissima pugnalata, un dolore infinito e una rabbia da diventar ciechi. Avete presente quella scena di Tarantino dove lei viene sepolta viva sotto terra? Ecco, io stanotte ho sognato quella roba la e mi sono tirata su di scatto congelata. Ora che conoscete i fatti, mi concedete di usare il termine TORTURA?”. Per tornare al medioevo non bisogna arrivare in Texas, il medioevo è qui.

TAG: aborto, diritti, radicali italiani
CAT: discriminazioni, Partiti e politici

Un commento

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  1. alding 2 settimane fa

    ma va là baloss …hai sempre bisogno di dare aria alla bocca …

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