Les choses à ne pas dire

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24 Ottobre 2021

“Rischio di dire una cosa impopolare, lo so, ma vale la pena chiedersi se non ci siano differenze strutturali tra uomo e donna che rendono a quest’ultima più difficile avere successo in certi campi. È possibile che in media, le donne manchino di quella aggressività, spavalderia e sicurezza di sé che aiutano ad affermarsi?”

Apriti cielo. Lesa maestà. Ma come si permette un uomo, e soprattutto un professore stimato, anche solo di dubitare su come dovrebbero essere le donne per avere successo? Donne, in gran parte, ma anche qualche uomo in vena di femminismo spiccio all’attacco del mite professore Barbero che seguo per le sue brillanti lezioni di Storia e che in genere mi piace. Non perché sia un uomo e non una donna ma perché è bravo, informato e convincente. Il suo sesso biologico non m’interessa.

Che cosa avrà mai detto di così erroneo il professore da scatenare questo putiferio di insulti, di crucifige, di commenti a dir poco insolenti? Oggi già dicendo “donna” sembra di camminare in un campo minato. Soprattutto, se si è uomini, di donne non è lecito parlare perché ci si dovrebbe sentire in colpa per i secoli di maschilismo sfrenato, perché il sesso femminile è stato oppresso e in molti paesi continua ancora a esserlo. Flaubert oggi sarebbe stato assai criticato per scrivere di Emma Bovary, così come Dumas di Marguerite Gautier così come i tre sceneggiatori che si sono spacciati per Carmen Mola sono dei truffatori sulla pelle delle donne. Ecco, io direi alle femministe alfa, che si sono scandalizzate per delle domande, forse retoriche, del professore: ma anziché attaccare il mite professore che avanzava un’ipotesi sull’apparente difficoltà di donne a esprimersi in certi campi perché non manifestate quotidianamente e a oltranza per le donne battute e segregate dall’islam fondamentalista? Perché non fate eclatanti ed estreme pressioni quotidiane coi ministeri degli esteri di tutti i paesi in cui la donna non è più schiava per ritirare gli ambasciatori dai paesi primitivi che la schiavizzano? Perché non fate un sit in perpetuo davanti alle ambasciate dell’Arabia Saudita o degli Emirati Arabi, paesi amici dell’Occidente, addirittura “rinascimentali”? Lì le donne valgono meno di zero, per esempio, mentre in Italia le donne possono insultare il professor Barbero che tutto ha fatto tranne che insultare le signore.

In secondo luogo, si strombazza da tutte le parti che le donne e gli uomini sono diversi. E certo che lo sono, e meno male che lo sono. In cosa siano diversi e perché i comportamenti siano spesso diversi (o forse dovrei scrivere divers*…) è argomento di antropologia, biologia, cultura, storia. Ma come ho già scritto altre volte è inutile cercare di cambiare le cose che non vanno utilizzando asterischi e schwa nelle vocali finali per esprimere un plurale onnicomprensivo. Crea solo confusione in una lingua che non prevede queste differenze di genere né soprattutto il corrispettivo fonetico del simbolo. Non le prevede perché si è sviluppata così, ma non per chissà quale oscura macchinazione maschilista. Interrogarsi e indignarsi su queste cose è talmente salottiero e inutile da apparire infantile se non patologico, anche perché vuol dire non conoscere minimamente il processo di sviluppo delle lingue nei secoli e le caratteristiche di ognuna.

Proviamo invece a capire quali siano i motivi per cui le persone di sesso femminile – evitiamo di dire “donne” per non incorrere nelle persecuzioni – avrebbero più difficoltà ad affermarsi e ad avere i giusti riconoscimenti che spetterebbero loro.

In primo luogo l’interrogativo proposto da Barbero è se forse esse mancano di aggressività. Fermo restando che l’aggressività non è sempre una bella cosa – a meno che non si facciano giochi erotici consenzienti da entrambe le parti dove una Lady Dominatrix fa eccitare il suo Slave e gli tritura i testicoli, con somma soddisfazione del soggetto passivo e di quello attivo, mentre se la cosa avvenisse al contrario diventerebbe necessariamente stupro anche se dovesse far parte di un gioco erotico consenziente, e sottolineo consenziente per non essere frainteso – perché coll’aggressività o la spavalderia ci si tuffa spesso nelle sabbie mobili e non si raggiunge lo scopo, cosa sarà mai che blocca le persone di sesso femminile nelle carriere?

Io, dovunque mi giri, in tutti gli uffici postali, nelle commissioni INPS per la revisione dell’invalidità e della patente, nell’insegnamento, negli ospedali e ovunque, a dire il vero, non vedo tutta questa sottooccupazione femminile, oggi. Anzi, al contrario, per dieci lavoratrici di sesso femminile vedo solo due o tre lavoratori di sesso maschile. L’ultima commissione di medicina legale INPS che ha giudicato la mia invalidità due settimane fa era composta interamente da donne. Ben sei, forse anche troppe, ne bastavano tre in tutto, anche senza uomini, ma questo fa parte degli sprechi tutti italici. Non sono state per niente aggressive, anzi, al contrario, assai gentili e, insomma, queste sono professioniste che decidono. E questo era fino a non molti anni fa un campo esclusivamente maschile. Che significherà mai, tutto ciò? Dubito inoltre fortemente che quelle persone di sesso femminile avranno degli stipendi ribassati rispetto ai colleghi di sesso maschile. Andando a curiosare negli organigrammi delle ASP, dell’INPS eccetera noto che le persone di sesso femminile sono assai ben rappresentate. Anche all’Università, le insegnanti, le ricercatrici, non sono mica poche. Ho scritto degli interventi che sono stati pubblicati per due splendide riviste legate all’Università di Venezia ideate e dirette da donne capacissime e gentilissime, almeno con me. E non credo che patiscano meno dei loro colleghi maschi le prepotenze di certi baroni o baronesse universitari (forse universitar*?).

C’è soprattutto una differenza biologica fondamentale tra maschi e femmine, una delle tante, e di cui non si può far finta che non esista solo perché si vuol essere “uguali” e basta. I maschi non possono vivere in prima persona la maternità. E questo è un fatto imprescindibile, con tutte le ondulazioni ormonali che ciò comporta. Ed è per questo, perché è normale, o dovrebbe esserlo, che le donne si dedichino alla prole sin dall’inizio, perché biologicamente, oltre a partorire, devono allattare e perché si crea, inevitabilmente, un legame tra madre e figli che col padre non può esserci. Ma sui rapporti tra genitori e figli ci sarebbe assai da discutere anche perché la casistica è talmente varia che non si può generalizzare così facilmente. I casi di madri egoiste che abbandonano i figli per seguire le proprie vite, magari insieme o separatamente da padri altrettanto egoisti e irresponsabili, non si contano. Anche l’idea di famiglia, modellata sulla Sacra Famiglia, si rivela assolutamente fittizia, nella maggior parte dei casi. E parliamo sempre delle famiglie occidentali, dove ci sono casi in cui i padri abbandonano le donne incinte ma anche madri che abbandonano figli e mariti, che poi li accudiscono. Le famiglie islamiche, dove spesso sono previsti gli harem, e dove le donne sono spesso battute, o dove le figlie devono sposare uomini decisi dai padri e dai fratelli, hanno ben altre scale di valori. Ecco, forse le femministe alfa dovrebbero andare a protestare più per quello che per il povero professor Barbero, il quale avanza solo delle ipotesi e lo fa garbatamente.

Diamo per assodato che la gentilezza, che contraddistingue peraltro il professore Barbero, sia una qualità migliore dell’aggressività, che forse è meglio accantonare per avere successo. Che poi, che vuol dire “successo”? Quali sono i canoni del successo? Qui si apre anche un’altra voragine piena di luoghi comuni. Il recente movimento di tutte quelle persone di sesso femminile che pur di raggiungere quel successo si sono sottomesse alle profferte sessuali di uomini più potenti, come certe attrici eccetera, alla fine sono state consenzienti a) perché adulte b) perché avrebbero potuto rifiutare e sputare in faccia all’uomo prepotente. Il quale, diciamolo pure, ha inteso usare il suo potere per sottomettere la più debole. Però, pur di avere quel successo fatto intravedere dal maschio alfa, coloro hanno accondisceso ed espletato la loro prestazione sessuale, salvo dolersene dopo vent’anni, all’apice della carriera, raggiunto forse grazie anche a quella prestazione oltre che alla loro bravura (alcune, altre invece sempre cagnole restano e come attrici sono davvero imbarazzanti). In pratica si sono usati a vicenda. Non facciamo le santerelline traumatizzate perché si rasenta il ridicolo. Siamo ben lungi dall’ignobile stupro del branco – o del singolo – che approfitta della ragazza o della donna per soddisfare la mascolinità aggressiva del gruppo. Anch’io sono stato oggetto di attenzioni sessuali da parte di uomini di potere, come un certo direttore d’orchestra sessuomane, pure bravo, che oggi non c’è più, e che sicuramente avrebbe facilitato la mia carriera di cantante se avessi acconsentito. Ma non era la mia idea di successo – e lui non era neanche il mio tipo – e quindi ho tolto signorilmente le sue manine dal mio culo e gli ho detto “no, grazie, il mio culo resta qui, codeste manine preziose invece tornano da dove sono venute”. Senza traumi, senza aggressività, senza sceneggiate, restituendogli la partitura, ridendogli in faccia, e proseguendo la mia carriera con altri direttori d’orchestra. E soprattutto senza me too e altre menate del genere che, fatte in questa maniera plateale, fanno sospettare che sia per farsi pubblicità e diventare nuovamente un oggetto di consumo e di consenso, visto che il consumo e il consenso per alcune di loro si sono appannati negli anni. Ecco, forse la sicurezza di sé può essere un fattore più determinante dell’aggressività, ma anche questo è solo un corollario rispetto a ciò che si vorrebbe proporre per affermarsi. È anche vero che la sicurezza di sé non ce l’hanno nemmeno tanti uomini, e infatti potrebbe essere quello il fattore x individuato da Barbero. La sicurezza di sé vien fuori dalla consapevolezza e dalla maturità dell’individuo.

La società moderna – occidentale – è assai più complessa di come si vorrebbe schematicamente descrivere, ossia uomo maschilista da un lato e donna vittima dall’altro. Se questi schemi potevano essere veri molti decenni fa, ma anche lì, poi, bisognerebbe andare a cercare i dati attentamente, oggi questo non esiste quasi più e le lagne iperfemministe su questi dettagli risultano particolarmente moleste e anodine, anche perché ci si allontana ipocritamente da quelli che sono i problemi di genere più profondi di questa società (come i femminicidi). E che non sono la vittimizzazione delle donne ma bensì la vittimizzazione di tutti, di qualsiasi sesso si sia. Questo schema binario e manicheo è proprio la vittoria del sistema – almeno il nostro -, che gioca a metter maschi contro femmine e viceversa, coi maschi che si devono scusare per colpe non collettivamente loro ma solo di pochi idioti mentre per le idiozie proposte da alcune femmine nessuna si deve scusare. E, come sempre, sono le evidenze negative che fanno dire alle femministe alfa, anche perché se non ci fossero questi episodi la loro esistenza non avrebbe senso, che il mondo – sempre quello occidentale – è ancora declinato al maschile. Certo ci sono gli episodi delle cene eleganti e di minorenni in visita ai sultani ma sembrava che tutte quelle signore e signorine avessero ricevuto lauti compensi per le loro prestazioni e, soprattutto, fossero state consenzienti (e sottolineo consenzienti). Sennò, se non lo fossero state, non sarebbero andate ad accrescere la già opulenta eleganza di quelle cene, credo, meno che mai gratis. E, a proposito di sultani e di “rinascimento”, alcune signore progressiste non hanno pronunciato una sola sillaba riguardo al loro leader alfa che, in visita nel vicino Oriente, ha espresso una simile corbelleria riguardo alle tendenze rinascimentali della monarchia saudita.

Io direi a coloro che brandiscono quote rosa e simili sciocchezze di analizzare le nostre donne in politica e fornire gli esempi migliori. Anche migliori degli uomini che coloro criticano. Per esempio: le sorelle d’Italia, pitonesse incluse, o certe legaiole o forziste così spavalde e aggressive, sicurissime di sé, oltre che ignoranti come le capre – ma la cosa si ripropone, in maniera minore, anche per certe esponenti dei partiti più progressisti, che quando si sentono parlare cadono non solo le braccia ma pure altri attributi maschili – sono veramente migliori dei loro colleghi maschi? E in cosa lo sarebbero? È quello il successo? E perché allora molte donne, anche quelle consapevoli, non votano per queste signore? Per chi votereste, per una cretina o un cretino oppure per una “persona” che appare più intelligente? Per una che urla dio patria e famiglia, senza proporre alcunché, o per no vax sfegatate come certe ex pluristellate che vedono complotti e microchip iniettati e popolazioni assoggettate elettronicamente – e ci sono anche molti, troppi, maschi che propongono simili scempiaggini – o per uno di sesso maschile che suggerisce cose più assennate? Riportando le parole di Natalia Aspesi, verso cui nutro grande stima: “Tra una donna fascista e cretina e un uomo democratico e intelligente, non avrei dubbi su chi scegliere”.  Io dubbi non ne avrei nemmeno. Voi?

Io credo che il professore Barbero, per ciò che riguarda quell’intervista, non debba assolutamente scusarsi di nulla mentre dovrebbero essere proprio certe donne superspavalde e superarroganti a doversi scusare.

 

TAG: Aspesi, Barbero, femminismo
CAT: discriminazioni, Questioni di genere

4 Commenti

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  1. marcogiov 1 mese fa

    Vox clamans in deserto

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    1. Massimo Crispi 1 mese fa

      E già. Però, se mi posso permettere, è “clamantis”.

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  2. marcogiov 4 settimane fa

    E già, la mia dimestichezza col latino è peggiorata ancor più di quella dei vangeli

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  3. massimo-crispi 3 settimane fa

    il concetto è comunque quello

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