Omofobia e libertà di opinione. Fare cose con le parole.

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16 Novembre 2014

Recentemente, la Chiesa cattolica, tramite voce autorevole, ha assunto la posizione secondo cui è lecito sostenere i propri punti di vista senza essere accusati di omofobia. Si replica in tal modo alla polemica sorta alcuni giorni fa in relazione a una lettera inviata ai docenti di religione nella quale si invitava a schedare le scuole che affrontano le questioni “omosessualità” e “genere”, le odierne bestie nere del cattolicesimo.

Ma è vero che l’omofobia dovrebbe essere protetta dal principio della libertà di opinione? Se così fosse avremmo già fatto un progresso, in quanto la Chiesa, per la prima volta, accetterebbe ufficialmente di far partire una discussione, invece di condannare ex cathedra. Tuttavia, la nostra risposta è negativa, come cercheremo di illustrare.

 Partiamo a monte, cioè, da ciò che possiamo chiamare “funzioni del linguaggio”. Perché apriamo bocca? Fondamentalmente, come nel secolo scorso hanno affermato i filosofi del linguaggio, per asserire qualcosa (una posizione, un’opinione), per esprimere delle emozioni, per dare ordini, fare promesse, influenzare gli altri, spingendoli a fare o non fare.

Non è vero che le parole sono solo parole. Pensiamo al caso di un sacerdote (o, se preferite, di un sindaco) che, date le giuste circostanze e rispettate le condizioni necessarie (per esempio, aver fatto la cresima, non essere già sposati ecc.), pronunci le seguenti parole: “Vi dichiaro marito e moglie”. Ha parlato a vanvera? Non direi, tanto è vero che, oltre alla Chiesa, anche lo Stato riconosce il matrimonio religioso e lo trasforma in un matrimonio civile a tutti gli effetti.

Così, anche azioni come la confessione, l’accusa in tribunale, l’espulsione di un giocatore di calcio da parte di un arbitro, l’insulto, la menzogna, la calunnia, l’istigazione all’odio possono essere considerate come aventi degli effetti concreti, benché siano condotte esclusivamente attraverso delle parole.

Se i lettori e le lettrici lo accettano, abbiamo così illustrato che le parole sono azioni, e, in quanto azioni, alcune possono essere anche azioni che comportano un reato (per esempio, la falsa testimonianza in tribunale).

 

Che cosa comportano i frequenti interventi della Chiesa cattolica contro l’omosessualità? Qualche cosa di grave: la violazione della regola d’oro dell’etica, di quella stessa tolleranza che sembra essere invocata come libertà di opinione (o libertà di professare la propria fede): non fare agli altri ciò che non vorresti fosse fatto a te. La regola è semplice, e serve non a imporre, ma a vietare. Se le tue azioni (anche azioni condotte esclusivamente attraverso le parole) fanno del male, ti devi fermare prima di attuarle. La regola d’oro della tolleranza significa semplicemente che non devi interferire con il modo di vivere altrui, a meno che il modo di vivere altrui non abbia come conseguenza un danno per qualcun altro (te incluso), cosa che andrebbe ovviamente provata. Quindi, si può intervenire solo se l’atto (anche condotto attraverso parole) è rivolto contro qualcuno. Altrimenti? Altrimenti siamo responsabili di omissione di soccorso.

 

Ora, l’omosessualità non fa male a nessuno. Nonostante tutto, non sembra che sia una malattia: se l’omosessuale sta male, è perché la società o altre persone lo fanno soffrire, altrimenti dovremmo dire che anche la povertà è una malattia, o l’essere mancini – in effetti un tempo si tentava di “rieducare” i mancini, così come, nei campi di sterminio nazisti, si cercava di “invertire la polarità” degli omosessuali maschi, a fini riproduttivi (no, non sto usando un paragone col nazismo, me ne guardo bene, lo cito per evitare che si finisca di nuovo lì).

Invece, insistere sul fatto che l’omosessualità è una malattia o, come talvolta si sente sostenere, che è una “porcheria contro natura”, questo sì che è un atto (performativo, cioè fare cose con le parole) che mira a procurare odio, a insultare, a rendere la vita impossibile alla vittima così designata e, alla lunga e nella peggiore delle ipotesi, a legittimare le persecuzioni – e, questo, al di là della mancanza di accordo su come vada definito il termine “natura” (in genere, lo si usa in mancanza di buoni argomenti al fine di rendere indiscutibile la propria opinione).

Potrebbe sembrare una posizione eccessiva, la nostra, se estrapolata dall’argomentazione precedente (sul performativo, sulle funzioni del linguaggio), e se non prendiamo in considerazione i numerosi esempi di condanna al carcere (o a morte) per gli omosessuali, di pestaggi (anche, recentemente, da parte di un docente, non ancora licenziato, ahimé, nei confronti di un alunno). Ci torna in mente un parente, morto da qualche anno, che era stato anche un ex uomo politico (democristiano, socialista, repubblicano ecc. ecc.) nella zona del Lago di Como, secondo il quale avremmo dovuto chiuderli tutti (sottinteso: gli omosessuali) in un campo circondato da filo spinato elettrificato, buttare via la chiave e aspettare che il tempo facesse il suo corso.

Sono solo esempi? Sì, non intendiamo generalizzare, né accusare i concittadini cattolici di essere complici, ma… amici cattolici, avete riflettuto, da un punto di vista storico, sulle conseguenze di un atteggiamento di questo tipo? Davvero questi atti di intolleranza e violenza fisica sono solo esempi? O non rischiano, piuttosto, di diventare veri e propri modelli da imitare?

Logon Didonai

 

Riferimenti

Una favola gay all’asilo? No, consigliata ai genitori. E se non sapete come affrontare la questione potete leggere la storia di Piccolo uovo.

Il professore che picchia l’alunno perché gay?

La lettera della curia di Milano.

Un nostro intervento precedente sul tema.

Dietrofront o precisazione della Chiesa.

Fare cose con le parole: il performativo (in italiano). In inglese.

Le discriminazioni contro gli omosessuali (Amnesty).

TAG: dibattito pubblico sull'omosessualità, discriminazioni, omofobia, regola d'oro dell'etica, tolleranza
CAT: discriminazioni, Religione

5 Commenti

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  1. Marco Asnaghi 6 anni fa
    La Chiesa Cattolica è ormai abituata a fare la voce grossa e a presupporre la superiorità della propria posizione al di fuori di ogni forma di dialogo. Essa infatti nel corso della storia ha sempre avuto un ruolo centrale nell'educazione morale di milioni di individui, ma non si rende conto di quanto nel nostro secolo il mondo sia ormai largamente lasciato e di come gli individui cerchino tendenzialmente una base scientifica o comunque logica per ciò che pensano. In questa realtá la libertà di opinione è divenuta un principio fondamentale del vivere insieme. Al di là della propria opposizione o accettazione di un tema così delicato come l'omosessualità, ritengo che la libertà di opinione valga fino a che non viene compromessa la stessa libertà della parte avversaria con cui si sta dibattendo. Di conseguenza l'omofobia, in quanto nega il riconoscimento delle libertà degli individui omosessualità, non può essere in alcun caso considerata come un procedimento logico corretto.
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    1. Andrea Gilardoni 6 anni fa
      Grazie. Anch'io ritengo che il problema nell'uso strumentale della libertà di opinione consista nel tentare di impedire all'altro di esprimersi (per esempio, potremmo voler dire che la posizione della Chiesa sull'omosessualità è scorretta, e vorremmo che si discutesse senza usare argomenti d'autorità o di dottrina). La vera violazione dunque, non è propriamente logica, bensì relazionale: si impedisce all'altro di esprimere la propria posizione o lo si denigra (contro natura ecc.). Possiamo ritenere che si tratti di una violazione del Galateo della discussione.
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  2. Marco Ferrari 6 anni fa
    Sembrerebbe che la chiesa cattolica stia utilizzando il pretesto di "contro natura" per classificare come sbagliata l'omosessualità, sfruttando il fatto che gli omosessuali all'interno della società siano una minoranza, e come la storia ci insegna molto spesso le minoranze (di tutti i tipi: religiose, politiche, ideologiche etc) siano viste dalla società come strane, diverse o sbagliate appunto, e la chiesa cattolica in questo caso sta cercando proprio questo, ovvero di avere l'appoggio della società, o almeno la parte ignorante di quest'ultima. Sta quindi a noi, come parte della società riconoscere quando un'opinione (che opinione non è, dato che la si vuol far passare per verità) in questo caso della chiesa non sia giustificata razionalmente con ragionamenti logici ma sostenuta con "è così ed è giusto perchè lo dice la chiesa cattolica". È contro natura essere omosessuali oppure essere omofobici? La risposta penso sia abbastanza semplice. In ogni caso il mio consiglio è quello di non prendere mai per vero qualunque fatto, opinione, idea, ragionamento se non fondato su basi logiche o esperimenti.
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    1. Andrea Gilardoni 6 anni fa
      Sì, capisco il punto. In effetti gli argomenti utilizzati sono quello di “contro natura” (che è presupposto senza essere dimostrato scientificamente), e quello di un'autorità che impone un certo comportamento a una presunta minoranza. Come controargomenti ritengo opportuno allora sottolineare il ruolo della storia nell'individuazione delle maggioranze e delle minoranza (altrimenti la minoranza avrebbe sempre torto) e il dubbio sulla competenza dell'autorità. Non ritengo però che si possa dare dell'ignorante a chi segue la Chiesa cattolica, almeno proviamo a discutere per vedere le ragioni di certe posizioni, altrimenti violiamo una regola di cortesia nella discussione.
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      1. Marco Ferrari 6 anni fa
        Non intendevo dare dell'ignorante a chi segue la Chiesa cattolica, anzi molte persone che la seguono sono colte e intelligenti, intendevo dire che chi pensa che essere omosessuali sia contro natura o "sbagliato", dovrebbe darne motivazione invece di esprimere giudizi senza spiegazioni. Mi sono espresso male
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