È sabato, Calitri capitale della cultura e gli atti unici animano lo Sponz

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25 agosto 2019

Questa premessa sarà ripetuta per ogni pezzo che dedicherò a questa edizione dello Sponz Fest, se l’avete già letta potete passare al paragrafo successivo, altrimenti continuate pure. In questi quattro anni di frequentazione dello Sponz Fest mi sono fatto l’idea che il racconto di un evento del genere fuoriesca dal campo della cronaca giornalistica, in primis per la vastità della sua proposta che abbraccia vari campi dell’arte e dell’intelletto, poi perché la cronaca giornalistica, se non assume i toni del reportage, rischia di essere riduttiva rispetto a ciò che si vuole raccontare, e comunque non è detto che riesca a dargli compiutamente forma. Lo Sponz è un evento onnivoro, anzi plurale e onnivoro, credetemi, venite a vederlo per farvene un’idea. Partendo da questo ho maturato la convinzione che l’unico modo utile per provare a raccontarlo sia attraverso l’utilizzo di una pluralità di stili, dalla poesia all’epica, dalla prosa al racconto e all’articolo di cronaca, fino alla forma del diario personale. Quindi mi prendo carta bianca e vado a cominciare.

Stamani, rileggendo tutti gli appunti presi in questi giorni sotto varie forme, mi sono reso conto di avere omesso volutamente qualcosa, ma a volte un silenzio è necessario per fare spazio a quello che verrà dopo. E in questo caso un silenzio era necessario per fare spazio a quello che sarebbe avvenuto proprio nella giornata di oggi, sabato 24 agosto. Calitri per un giorno è ‘capitale europea della cultura per un giorno’, lei insieme a Cairano, Lacedonia, Sant’Angelo dei Lombardi, Senerchia e Villamaina, gli altri comuni che quest’anno sono coinvolti nello Sponz. Il titolo ha concesso in prestito Matera che capitale della cultura lo è per tutto il 2019. Il sud non deve chiedere niente, ma offrire, perché tanto ha da dare in termini di cultura, tradizione e bellezza. E serve una strategia per contrastare il fenomeno dello spopolamento che sembra contare sempre numeri maggiori. Questo hanno detto tutti i sindaci intervenuti oggi alla cerimonia che si è tenuta in Piazza della Repubblica.

Dopo di loro è intervenuto Vinicio Capossela che ha raccontato come è nato sette anni fa lo Sponz Fest e ha colto l’occasione per rimarcare alcune questioni relative agli aspetti finanziari della manifestazione, alla sua natura di evento di promozione del territorio e al suo futuro. Ha detto che la cultura serve anche a restituire all’uso luoghi abbandonati come quelli dell’osso appenninico e che l’Italia non si divide tra nord e sud, ma tra aree interne, città e aree costiere. E che poi serve creare occasioni per portare gente in tutti quei luoghi recuperati all’incuria e riportati in luce. Continuando ha detto che bisogna anche avere il coraggio comunque di sapere affrontare investimenti di questo tipo, perché sono situazioni che generano valore per il territorio, in un rapporto di circa otto euro di valore generato per ogni euro investito. A questo servono gli eventi culturali soprattutto nei paesi dell’interno, aree che hanno perso buona parte della loro cultura contadina e rischiano di cadere prede di questa volgarizzazione delle coscienze a cui possiamo tutti assistere in questi anni. Lo Sponz è un’esperienza di comunità, e venirci significa darsi un’occasione per visitare luoghi come questo, in cui altrimenti sarebbe molto difficile arrivare fino qui.

Le aree interne, allora, non meritano di essere lasciate sole. “L’Italia è stretta e lunga, ma anche profonda”, ha detto Vinicio Capossela qualche tempo fa. E nel suo essere profonda e cavernosa dispone di una ricchezza di contenuti e di tradizioni che altri paesi europei nemmeno immaginano. Così tra Calitri e Matera si è costruito un ponte che è la Trenodia, un’opera d’arte collettiva che ha preso vita proprio nei giorni dello Sponz per farsi itinerante. E’ questo uno dei frutti di Calitri ‘capitale della cultura per un giorno’, una produzione artistica che potrebbe attivare una filiera, mettendo in moto, insieme al mondo della cultura, anche altre economie interessanti.

E non c’è rappresentazione migliore della Trenodia di Mariangela Capossela e di Vinicio per raccontare il grido di dolore che viene proprio dalle aree interne lasciate sole dall’Italia e da tutti noi. Perché non dovremmo mai dare niente per scontato, soprattutto che queste aree ce la possano fare a invertire la rotta, a ricrearsi un futuro. Ma serve un’idea attorno a cui unirsi, ha detto il sindaco di Cairano, presentando le cantine ipogee del borgo creativo del suo paese. Serve un’idea attorno a cui mettersi in rete e fare comunità, e lo Sponz è stato ed è indubbiamente un generatore da cui attingere speranze e progettualità. Così a Cairano si lavora alla realizzazione di una fabbrica del vino unica nel suo genere, perché le sue cantine ipogee, ricavate nella terra, potrebbero produrre vino anche in assenza assoluta di energia elettrica.

E il percorso della Trenodia nella serata conclusiva dello Sponz va dal centro di Calitri in corteo verso il Camposanto, e poi su fino al Vallone Cupo, il luogo in cui la lamentazione arriva in un crescendo di voci che si levano, accompagnate dai musici del rebetiko che hanno fatto da sottofondo a tutte le giornate dello Sponz. E sul palco arriva Vinicio Capossela per uno dei suoi ‘atti unici’, accompagnato da tutti quelli che al lamento si sono voluti unire. E arriva portando maschere e mascheramenti. Arriva cercando di fare una musica che sia più forte della lamentazione che si è sentita finora. Pochi mesi fa è uscito un nuovo lavoro discografico del cantante che anima la banda, si chiama “Ballate per uomini e bestie”, e a suonare sul palco ci sono alcuni dei protagonisti del suo disco e di una vita in musica. Dalla Grecia arrivano due anime inquiete, che suonano musica nata nei sotterranei di Atene e Salonnicco, rispondono ai nomi di Manolis Pappos e Dimitri Mistakidis. Dal Texas si unisce al lamento una voce di frontiera, evocativa come quella di Jhonny Cash, e risponde al nome di Micah P Hinson. E poi c’è un tributo alle musiche della Cupa con Peppino Tottacreta alla fisarmonica e Asso Stefana alla chitarra che è anche anticipazione di un lavoro di prossima pubblicazione. E poi a dare il la per la salita al Vallone Cupo la Banda d’ottoni Bassa Banda Processionale guidata da due solisti di eccezione Daniele Sepe e Roy Paci. Non mancano i rancheras e i mariachi. E si va avanti fino a notte fonda, accampati almeno fino all’alba nel Vallone Cupo, dove la luce arriva sempre dopo e i fantasmi, quelli migliori, possono continuare a scorrazzare un po’ più a lungo.

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