“SIGNORA MORETTI, LEI SI CONFERMA PIÙ BELLA CHE INTELLIGENTE”

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18 Novembre 2014

Quando si parla di uomini e donne, in qualsiasi campo, per me la parola d’ordine non è uguaglianza ma parità. Non ho mai pensato che uomini e donne siano o debbano essere uguali in tutto e per tutto, penso che il meglio possa nascere da uno scontro, confronto e sintesi tra le diversità. Questo vale anche e soprattutto in politica e nel mondo del lavoro dove mi ritrovo ad appoggiare (con tutti i distinguo del caso) le quote rosa o altre politiche di affirmative action. Ritengo infatti che in questo paese partiamo da un punto talmente arretrato che i benefici siano maggiori dei costi. Sono quindi abbastanza felice che negli ultimi anni  il numero di giovani donne che occupano posizioni di rilievo sulla scena politica sia aumentato. Poi però capita che un pomeriggio ascolti l’intervista al Corriere della Sera (non Donna Moderna) di colei che si sta candidando a diventare governatore di una delle regioni più importanti del paese e capisci che non ci siamo. Alessandra Moretti rivendica uno stile femminile nel fare politica, il suo non adeguarsi ad uno schema maschile. Il problema è che non si riferisce ad una diversa sensibilità e ad un bagaglio di esperienze che solo una donna può apportare. L’ex vice-sindaco di Vicenza si riferisce all’essere bella, all’essere sempre “a posto”. Ci racconta che tutte le settimane va dall’estetista per prendersi cura di sé stessa, per non rappresentare così tante donne con “i capelli bianchi o i peli”, e spiega che sulla stessa linea di pensiero ci sono le ministre Marianna (Madia ndr) e Maria Elena (Boschi ndr), la quale (giustamente, a sentir l’onorevole Moretti) è molto fotografata perché ha uno stile tutto suo ed è sempre elegante. La nostra Ale,  rivendica uno stile Lady-like che però mi ricorda più Barbara D’Urso che Hillary Clinton, e scade decisamente quando si paragona a Rosy Bindi. Se era ingiusto criticare la Bindi per la sua non avvenenza è oggi completamente fuoristrada affermare che le donne debbano essere anche belle. E’ irrilevante, o dovrebbe esserlo. Quando parlano di sé stessi Graziano Delrio o Matteo Richetti rivendicano il loro essere anche degli uomini di bell”aspetto? Ne dubito, cercano piuttosto di convincere cittadini ed elettori delle loro competenze. Forse, come dice una mia saggia amica, abbiamo raggiunto una parità al ribasso: abbiamo messo donne mediocri in posizioni di potere invece che scalzare gli uomini incompetenti con donne competenti.

TAG: alessandra moretti, maria elena boschi, marianna madia, Matteo Renzi, rosy bindi, Veneto
CAT: Enti locali, Partiti e politici

5 Commenti

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  1. Andrea Gilardoni 6 anni fa

    Proposta: adottiamo il principio della selezione anonima, cioè, niente foto, niente nome e cognome, niente indicatori di genere, avvenenza, età o parentela. Se lo facessimo, come spesso si fa in Francia, avremmo più donne che uomini nei posti che contano. COme mai? Semplice: sono oggettivamente più qualificate (lauree, corsi di specializzazione, competenza).

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  2. lucia pantaleoni 6 anni fa

    Ejh già, concordo in tutto. E posso garantire che queste cose, viste da chi abita come me all’estero da molti anni, fanno passare l’Italia (nella migliore delle ipotesi) per un paese da telenovelas. Qui in Francia infatti (dove pure in Parlamento ogni tanto si ha qualche testimonianza di maschilismo più che strisciante), dichiarazioni del genere non esistono proprio. Che tristezza…

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  3. Marco Giovanniello 6 anni fa

    Temo che Moretti non abbia tutti i torti, nel senso commerciale. Se il contenuto politico è zero, la commessa di bella presenza del PD davvero può raccattare più voti di una che ha i peli e i capelli bianchi. Avanti, avanti il gran partito…

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  4. bdzfvg 6 anni fa

    Ed allora , gentilissima Michela, del cui bel articolo condivido tutto, anche questo episodio non costringerebbe a ridiscutere ,senza pregiudizi e senza ricette-scorciatoia e senza lamenti e complessi psicologici, la questione delle quote rosa che dibattevamo da giovani nel ’69, ma con ben diverse aspettative e panorami davanti ? I diritti nessuno te li regala, devi conquistarteli. La proposta qui sotto di Andrea Gilardoni ? Ci sto ! Ma sono molte le barriere da superare oltre quella del sesso , a cominciar da quella culturale. Io propongo che non sia piu’ la parola verbale il principale strumento per acquisire consenso (politico o nel mondo del lavoro), ma quella scritta : la menzogna o l’imbonimento hanno scelto la parola come loro miglio veicolo . Soprattutto si conosca bene il vissuto delle persone che si intendono esaminare : sarebbe già molto . Giuseppe Del Zotto – gdelzot@tin.it

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  5. quello 6 anni fa

    Parlando di donne. Sono un po’ preoccupato per il fatto che i miei figli, tra 30 anni e forse più, si troveranno ancora in politica la Serracchiani come purtroppo ancora sono costretto a sorbirmi la presenza della Bindi… Lo stesso direi di molti sedicenti politici di mestiere, come purtroppo viene confermato dai fattacci di cronaca.

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