Manifestanti durante protesta contro ICE a Minneapolis il 23 gennaio 2026 con fischietti stampati in 3D

America

Da Minneapolis a Chicago, mezzo milione di fischietti stampati in 3D contro i raid dell’ICE

Il codice è semplice: tre fischi brevi per segnalare agenti ICE nelle vicinanze, uno lungo per un arresto in corso. Mezzo milione di fischietti stampati in 3D hanno trasformato i quartieri americani in una rete di protezione anti-ICE per migranti.

10 Febbraio 2026

Quando Kit Rocha e Courtney Milan decisero di riattivare la loro rete di attivisti a dicembre 2025, avevano un obiettivo preciso: proteggere le comunità immigrate dalle operazioni dell’ICE, l’agenzia statunitense per l’immigrazione. Entrambe autrici di romance bestseller, avevano già dimostrato la forza della loro macchina organizzativa nel 2020, raccogliendo 500.000 dollari per i diritti di voto in Georgia. Lo strumento scelto era tanto semplice quanto efficace: fischietti di plastica stampati in 3D da distribuire gratuitamente. Il risultato è stato impressionante: oltre 500.000 fischietti gratuiti spediti in tutti gli Stati Uniti, di cui 200.000 soltanto nella prima settimana di febbraio 2026.

Ma il fischietto non è il nodo centrale della vicenda. Ciò che la rende significativa è il sistema costruito dalle due autrici insieme a una rete di makers (produttori), che hanno dato vita a un’infrastruttura di resistenza partendo dal basso, senza bisogno di un’organizzazione centralizzata, senza capitali rilevanti. Solo volontari sparsi sul territorio che stampano in 3D da casa e si coordinano per distribuire i fischietti nei quartieri dove l’ICE opera.

Stampanti accese giorno e notte per una produzione senza fabbrica

Il meccanismo si regge su wishlist pubbliche (liste dei desideri) di Amazon per gli ordini e canali Signal per coordinare volontari e stampanti che lavorano senza sosta in scantinati e laboratori casalinghi. Una bobina da 10 chilogrammi di filamento (circa 20-30 euro al dettaglio) è sufficiente per stampare circa 500 fischietti. Alcuni maker intervistati da The Verge dichiarano di averne prodotti oltre 12.000 in meno di un mese, usando tre stampanti e una configurazione solo parzialmente ottimizzata. Piccoli produttori di filamento, come Protopasta, hanno avviato programmi di donazioni a prezzo calmierato.

Quello che emerge è un modello logistico ibrido: il denaro dei donatori finanzia il materiale attraverso le wishlist di Amazon, i volontari trasformano poi il filamento in oggetti finiti e le reti di quartiere li distribuiscono gratuitamente. Nessun magazzino centrale, nessuna linea di assemblaggio, nessun inventario. La produzione avviene dove serve, quando serve, con una scalabilità che dipende solo dal numero di stampanti disponibili e dalla capacità di coordinamento della rete.

È interessante notare come il modello nasca da un problema di approvvigionamento dai canali tradizionali: all’inizio molti attivisti compravano fischietti economici su Amazon, ma le scorte a buon prezzo si sono esaurite ben presto. La stampa 3D ha eliminato la dipendenza dalle catene di fornitura tradizionali, rendendo il progetto replicabile ovunque esista una comunità di maker disposti a far lavorare le proprie stampanti per la causa.

L’uso dei fischietti come sistema di allerta non è un’invenzione recente. A Los Angeles, dopo alcuni raid dell’ICE, gli immigrati che si radunavano agli angoli delle strade in cerca di lavoro giornaliero avevano iniziato a portarli con sé per avvisarsi reciprocamente dell’arrivo degli agenti. Tuttavia, il salto qualitativo avviene quando il dispositivo viene associato a un codice preciso: un linguaggio comune basato su segnali acustici specifici.

A Chicago, come riporta 404 Media, l’attivista Justin Schuh nell’agosto 2025 ha iniziato a progettare fischietti con le istruzioni stampate in superficie: tre fischi brevi per segnalare agenti ICE nelle vicinanze, tre lunghi per “codice rosso”, e il numero da chiamare della hotline della Illinois Coalition for Immigrant & Refugee Rights. A Minneapolis, dove i fischietti vengono distribuiti in luoghi pubblici, tra cui il negozio Mischief Toys, alcuni volontari – gli «osservatori» – posizionati vicino a scuole e zone residenziali monitorano le operazioni dell’ICE documentandole con video e avvisando la comunità della presenza degli agenti. Fischiano quando avvistano veicoli federali.

L’allerta si propaga di strada in strada, creando una finestra temporale che permette ai residenti di chiudere le porte, restare in casa e chiamare immediatamente un avvocato tramite la hotline. Il tempo guadagnato può fare la differenza: in alcuni casi consente di evitare il contatto diretto con gli agenti o di avere assistenza legale sul posto prima che l’operazione si concluda. È una forma di sorveglianza dal basso, simile concettualmente ai sistemi di neighborhood watch o controllo di vicinato, ma applicato a un contesto dove l’autorità percepita alla stregua di una minaccia non è il crimine ma l’enforcement federale.

Le morti di Renee Good e Alex Pretti hanno inasprito lo scontro. Good, attivista impegnata nelle reti di monitoraggio dell’ICE a Minneapolis, è stata uccisa da un agente federale. Pretti è stato colpito dieci volte in strada. Secondo le ricostruzioni della CNN, Good collaborava con iniziative scolastiche che allertavano i genitori sui raid. Alle veglie organizzate in loro memoria, ghirlande di fischietti arcobaleno sono state appese come talismani.

Fischietti stampati in 3D, allerta o ostruzionismo?

Il confine tra allerta comunitaria e ostruzionismo operativo è sottile, e Courtney Milan – con la sua formazione da ex assistente di giudice della Corte Suprema – lo sa bene. Courtney ha aiutato il gruppo a costruire una cornice legale basata sul Primo Emendamento: la rete si presenta come «collettivo informale di appassionati di stampa 3D», evita qualsiasi consiglio o coordinamento di azioni illegali e fornisce strumenti per l’esercizio del diritto di assemblea e petizione. «Stampiamo oggetti che permettono alle persone di esercitare i loro diritti costituzionali», afferma Milan.

Sul fronte opposto, i funzionari federali respingono l’iniziativa sostenendo che «un fischietto non fermerà ICE dal procedere all’arresto di criminali, membri di gang, autori di reati sessuali e altri soggetti pericolosi», come riporta CBS Minnesota. La frattura è netta: per i volontari si tratta di trasparenza e controllo sulle operazioni di polizia, per le autorità federali di possibile ostacolo ad arresti legittimi.

Ma è proprio qui che si apre una riflessione più ampia: quando la mobilitazione non ha più un centro, quali leve di coercizione restano? L’infrastruttura dei fischietti non può essere chiusa come un sito, non ha un capo da arrestare, un conto bancario da bloccare o un deposito da sequestrare. Si moltiplica, si adatta, si sposta. Niente organizzazione formale, niente finanziamenti, niente gerarchia. Ed è qui che cambiano le regole del gioco.

Commenti

Devi fare login per commentare

Accedi

Gli Stati Generali è anche piattaforma di giornalismo partecipativo

Vuoi collaborare ?

Newsletter

Ti sei registrato con successo alla newsletter de Gli Stati Generali, controlla la tua mail per completare la registrazione.