Geopolitica
La Groenlandia come Stress Test Globale: Potere, Simbolismo e Autonomia Europea
Bilingual text. It and Eng
Tra narrativa mediatica e strategie geopolitiche
La vicenda della Groenlandia, esplosa nel dibattito internazionale con la proposta di acquisto avanzata dall’ex presidente Trump nel 2019, non va letta come un semplice impulso presidenziale. Dietro la narrativa mediatica che ha enfatizzato il gesto come provocatorio si nasconde, secondo un’analisi più attenta, un vero e proprio stress test geopolitico: un’occasione per sondare la reazione di alleati, potenze emergenti e leader globali senza un impegno materiale immediato[1]. La Groenlandia, isola di dimensioni continentali, ricca di risorse naturali e collocata tra Nord America ed Eurasia, rappresenta un nodo strategico cruciale per il controllo delle rotte artiche, la proiezione militare e l’osservazione geopolitica[2].
Le reazioni internazionali confermano questa interpretazione. La Danimarca e la Groenlandia ribadirono con fermezza la propria sovranità[3], mentre l’Europa, pur tentando di riaffermare la propria voce politica, mostrò limiti concreti nel condizionare le decisioni americane[4]. Russia e Cina, pur con approcci diversi – il primo prioritariamente militare, la seconda più economico e scientifico – agiscono da osservatori strategici, valutando la flessibilità americana e la coesione NATO senza intervenire direttamente[5]. In questo senso, l’“affaire Groenlandia” si configura più come specchio delle dinamiche globali che come obiettivo territoriale concreto.
Il World Economic Forum di Davos e l’intervento di Macron illustrano un ulteriore livello simbolico. Le dichiarazioni pubbliche non sono semplici opinioni: fungono da strumenti di valutazione reciproca, testando la capacità europea di reagire a provocazioni strategiche e misurando la propria autonomia rispetto agli Stati Uniti. La Francia, attraverso Macron, cerca così di mantenere una leadership europea credibile, pur nel quadro dei limiti strutturali dell’Unione[6]. In sintesi, la Groenlandia emerge come piattaforma simbolica di osservazione e test multilivello, rivelando il vero volto del potere globale contemporaneo.
La Groenlandia: posizione strategica e contesto storico
Dal punto di vista valoriale, ovviamente in ambito geopolitico, la Groenlandia si colloca in una posizione che permette di controllare rotte aeree e marittime nell’Artico, fungendo da piattaforma naturale per il monitoraggio strategico e la proiezione militare[7].
Durante la Seconda Guerra Mondiale, gli Stati Uniti stabilirono una presenza militare nell’isola, riconosciuta e formalizzata dall’accordo difensivo con la Danimarca del 1951[8]. Tale accordo garantiva alle forze statunitensi l’accesso alle infrastrutture di difesa, pur preservando la sovranità danese.
Nel contesto contemporaneo, le tensioni nell’Artico derivano dalla crescente attività militare russa e dall’interesse economico e scientifico della Cina, che ha dichiarato pubblicamente l’Artico come “interesse strategico” nelle proprie strategie marittime globali[9]. La Groenlandia, quindi, non è soltanto una questione territoriale, ma un nodo cruciale in una rete di competizione globale.
Peraltro l’isola si segnala da sempre per quel suo essere ricca di minerali rari, terre rare e giacimenti minerari strategici necessari all’industria tecnologica moderna.
Sebbene la narrativa mediatica abbia enfatizzato la volontà di Trump di “comprare la Groenlandia”, la realtà suggerisce un interesse più complesso, che combina elementi economici, di sicurezza e simbolici[10]. L’uso della Groenlandia come pretesto per un gioco di potere simbolico globale permette agli Stati Uniti di testare la coesione dei propri alleati e la reazione delle potenze emergenti senza un vero impegno materiale immediato.
L’azione di Donald Trump: provocazione e stress test
Nel 2019, l’annuncio della volontà di acquistare la Groenlandia suscitò shock diplomatici: la Danimarca respinse immediatamente la proposta, mentre la Groenlandia stessa dichiarò che “l’isola non è in vendita”[11]. L’episodio, però, non va interpretato semplicemente come un impulso irrazionale, bensì come un atto calcolato per sondare la reazione internazionale[12].
Attraverso dichiarazioni pubbliche e comunicati stampa, gli Stati Uniti hanno potuto osservare:
- il grado di autonomia decisionale dei partner europei;
- la risposta pubblica delle opinioni politiche in Europa;
- la reazione della Russia, che considera l’Artico come propria zona di interesse esclusivo[13].
Questo modello di “stress test” ha precedenti nella diplomazia americana, dove provocazioni simboliche servono da strumenti di valutazione politica.
Per quanto riguarda le reazioni internazionali e le relative implicazioni vi è da dire che le risposte dei principali attori globali furono immediate:
- La Danimarca e la Groenlandia mantennero una posizione ferma di sovranità territoriale[14].
- L’Europa cercò di riaffermare la propria voce politica, ma la capacità di influenzare direttamente la decisione americana si rivelò limitata[15].
- La Russia osservò la vicenda con attenzione, valutando –si disse– eventuali opportunità di proiezione militare (non confermata da fonti attendibili) o di rafforzamento, dal punto di vista diplomatico, dell’impegno diplomatico a favore della Danimarca[16].
- La Cina, pur distante geograficamente, interpretò l’episodio come un indicatore della flessibilità strategica americana e delle possibilità di negoziazione futura nell’Artico[17].
Questo insieme di reazioni rafforza l’interpretazione secondo cui la vicenda è meno una questione di acquisto reale e più un esperimento strategico su scala globale.
Il ruolo di Davos e di Macron: palco di stress test e leadership europea
A fare seguito a quanto or ora sottolineato vi sono le doverose considerazioni relative al ruolo giocato dal World Economic Forum di Davos come osservatorio strategico, e quello giocato dal Presidente francese Macron.
Per quanto concerne il WEF di Davos vi è da dire che, sebbene formalmente esso si presenti come un qualcosa avente i tratti del tipico forum economico, non va dimenticato che esso da decenni si configura come una piattaforma diplomatica ed un osservatorio politico. Da ciò discende che le dichiarazioni pubbliche dei leader, come quelle di Macron contro Trump, non rappresentano semplici opinioni, ma messaggi calibrati e strumenti di valutazione reciproca.
In questo senso l’intervento di Macron nel 2019 e le successive provocazioni nel 2020 mostrano infatti, confermando la nostra ipotesi di lettura di quanto avvenuto di recente nel medesimo contesto, come Davos sia spesso utilizzato per testare la reazione di Potenze e alleati senza compromettere formalmente gli accordi diplomatici in essere, ovvero in fieri.
In questo senso la Francia, attraverso Macron, si è ancora una volta posta in una posizione duplice ed ambigua nel momento in cui:
- ha ritenuto di riaffermare, almeno a parole, la propria autonomia politica e strategica rispetto a Washington; nonché la propria mai sopita volontà di
- mantenere, in qualche modo nonostante il suo isolamento in ambito comunitario, una leadership europea credibile pur in presenza di limitazioni strutturali.
E questa ambiguità è emblematica della tradizionale posizione europea nel contesto del nuovo ordine globale: voce forte, ma margini di manovra ridotti, costretta come è a giocare sulle percezioni e sulla diplomazia simbolica.
Cina e Russia: osservatori e attori passivi-strategici
Per quello che riguarda la Cina vi è da dire che Beijing ha iniziato a considerare l’Artico come un’area di interesse strategico solo negli ultimi due decenni, enfatizzando, come previsto dalla sua più che consolidata ed efficace strategia diplomatica, studi scientifici e commerciali come strumenti di influenza indiretta[18]. La non censurata diffusione di studi ipotetici sulle possibili evoluzioni della Federazione Russa, ad esempio, può essere interpretata come meccanismo di valutazione della flessibilità geopolitica occidentale.
Una posizione, quella cinese, nettamente distinta da quella della Federazione Russa, per la quale l’Artico rappresenta un interesse diretto di sicurezza nazionale e controllo energetico. In questo quadro, le reazioni russe alla crisi groenlandese– pur senza alcuna offerta formale di sostegno alla Danimarca– indicano soprattutto la volontà di monitorare se e fino a che punto gli Stati Uniti siano in grado di forzare decisioni strategiche all’interno del perimetro NATO, sfruttando la vicenda come test politico-diplomatico più che come occasione di intervento diretto[19].
In entrambi i casi, Cina e Russia operano come attori che sondano, senza intervenire direttamente, confermando ancora una volta la dimensione simbolica e sperimentale della vicenda.
La Groenlandia come pretesto simbolico
L’interpretazione della Groenlandia come mero obiettivo territoriale è pertanto fuorviante prima ancora che insufficiente. La sua rilevanza risiede soprattutto nella capacità di:
- generare un contesto di osservazione delle alleanze;
- testare la resilienza e l’autonomia strategica europea;
- mettere alla prova la reazione di potenze emergenti;
- fornire uno strumento di comunicazione simbolica nel contesto mediatico globale.
In altre parole, la Groenlandia in questo momento si configura più che altro per il suo fare da specchio delle dinamiche globali, più che da oggetto concreto di acquisizione.
In conclusione una più attenta riflessione sul nuovo ordine globale ci porta ad affermare che l’analisi proposta supporta l’ipotesi che la diatriba sulla Groenlandia non sia un semplice capriccio presidenziale, ma un test multilivello della geopolitica contemporanea. In altri termini gli Stati Uniti avrebbero utilizzato, ed ancora starebbero utilizzando la controversa vicenda per sondare la coesione europea, valutare la flessibilità di Macron, osservare la postura di Russia e Cina e consolidare il proprio ruolo simbolico e strategico nell’Artico.
Davos da tutto ciò emerge, quindi, come piazza privilegiata per stress test diplomatici, mentre l’Europa si conferma voce forte ma spesso limitata nella capacità di azione autonoma. Cina e Russia agiscono come attori passivi-strategici, sfruttando l’opportunità di osservare senza intervenire apertamente.
In sintesi, l’ Affaire Groenlandia altro non sarebbe che uno specchio del potere globale: simbolo, test e piattaforma di osservazione, più che semplice obiettivo territoriale. Comprendere questa dinamica è, a nostro avviso, essenziale per interpretare le relazioni internazionali contemporanee e anticipare le strategie future dei principali attori globali.
English version.
Greenland as a Global Stress Test: Power, Symbolism, and European Autonomy
Between media narrative and geopolitical strategies
The Greenland affair, which exploded in the international debate with former President Trump’s proposed purchase in 2019, should not be read as a simple presidential impulse. Behind the media narrative that has emphasized the gesture as provocative lies, according to a closer analysis, a real geopolitical stress test: an opportunity to gauge the reaction of allies, emerging powers and global leaders without an immediate material commitment . Greenland, an island of continental size, rich in natural resources and located between North America and Eurasia, represents a crucial strategic node for Arctic route control, military projection and geopolitical observation .
International reactions confirm this interpretation. Denmark and Greenland firmly reasserted their sovereignty , while Europe, while attempting to reassert its political voice, showed concrete limits in influencing American decisions . Russia and China, though with different approaches – the former primarily military, the latter more economic and scientific – acted as strategic observers, assessing American flexibility and NATO cohesion without intervening directly . In this sense, the “Greenland affaire” is shaped more as a mirror of global dynamics than a concrete territorial objective .
The World Economic Forum in Davos and Macron’s speech illustrate an additional symbolic layer. Public statements are not mere opinions: they serve as tools of mutual evaluation, testing Europe’s ability to respond to strategic provocations and measuring its autonomy from the United States. France, through Macron, thus seeks to maintain credible European leadership, even within the framework of the Union’s structural limitations . In sum, Greenland emerges as a symbolic platform for multilevel observation and testing, revealing the true face of contemporary global power.
Greenland: strategic location and historical context
From a values perspective, obviously in the geopolitical sphere, Greenland is in a position to control air and sea routes in the Arctic, serving as a natural platform for strategic monitoring and military projection .
During World War II, the United States established a military presence on the island, recognized and formalized by the 1951 defense agreement with Denmark . This agreement granted U.S. forces access to defense infrastructure while preserving Danish sovereignty.
In the contemporary context, tensions in the Arctic stem from increasing Russian military activity and the economic and scientific interest of China, which has publicly declared the Arctic as a “strategic interest” in its global maritime strategies . Greenland, then, is not just a territorial issue, but a crucial node in a network of global competition.
Moreover, the island has always stood out for that it is rich in rare minerals, rare earths and strategic mineral deposits necessary for modern technological industry.
Although the media narrative has emphasized Trump’s willingness to “buy Greenland,” reality suggests a more complex interest, combining economic, security and symbolic elements . The use of Greenland as a pretext for a global symbolic power play allows the United States to test the cohesion of its allies and the reaction of emerging powers without a real immediate material commitment.
Donald Trump’s action: provocation and stress test
In 2019, the announcement of a willingness to buy Greenland caused diplomatic shocks: Denmark immediately rejected the proposal, while Greenland itself declared that “the island is not for sale” . The episode, however, should not be interpreted simply as an irrational impulse, but as a calculated act to gauge international reaction .
Through public statements and press releases, the United States was able to observe:
- the degree of decision-making autonomy of European partners;
- the public response of political opinions in Europe;
- the reaction of Russia, which regards the Arctic as its own zone of exclusive interest .
This “stress test” model has precedents in U.S. diplomacy, where symbolic provocations serve as instruments of political assessment.
Regarding international reactions and their implications there is to say that the responses of the major global players were immediate:
- Denmark and Greenland maintained a firm position of territorial sovereignty .
- Europe tried to reassert its political voice, but its ability to directly influence the American decision proved limited .
- Russia watched the affair carefully, considering -it was said- possible opportunities for military projection (unconfirmed by reliable sources) or strengthening, diplomatically, its diplomatic commitment to Denmark .
- China, although geographically distant, interpreted the episode as an indicator of American strategic flexibility and possibilities for future negotiation in the Arctic .
This set of reactions reinforces the interpretation that the episode is less a matter of actual procurement and more a strategic experiment on a global scale.
The role of Davos and Macron: stress test stage and European leadership
Following up on what has been emphasized thus far are the dutiful considerations regarding the role played by the World Economic Forum in Davos as a strategic observatory, and that played by French President Macron.
With regard to the Davos WEF there is to be said that although formally it presents itself as something having the traits of a typical economic forum, it should not be forgotten that it has for decades been configured as a diplomatic platform and a political observatory. From this it follows that leaders’ public statements, such as Macron’s against Trump, do not represent mere opinions, but calibrated messages and tools for mutual evaluation.
In this sense, Macron’s intervention in 2019 and subsequent provocations in 2020 in fact show, confirming our hypothesis of reading what has happened recently in the same context, how Davos is often used to test the reaction of Powers and allies without formally compromising diplomatic arrangements in place, i.e., in the making.
In this sense, France, through Macron, has once again placed itself in a dual and ambiguous position at the time when:
- it has seen fit to reaffirm, at least in words, its political and strategic autonomy from Washington; as well as its never dormant desire to
- maintain, somehow despite its isolation in the EU arena, a credible European leadership despite structural limitations.
And this ambiguity is emblematic of the traditional European position in the context of the new global order: strong voice but narrow margins for maneuver, forced as it is to play on perceptions and symbolic diplomacy.
China and Russia: observers and passive-strategic actors
As far as China is concerned there is to be said that Beijing has begun to consider the Arctic as an area of strategic interest only in the last two decades, emphasizing, as per its more than established and effective diplomatic strategy, scientific and commercial studies as instruments of indirect influence . The uncensored dissemination of hypothetical studies on possible developments in the Russian Federation, for example, can be interpreted as a mechanism for assessing Western geopolitical flexibility.
A position, China’s, clearly distinct from that of the Russian Federation, for which the Arctic represents a direct national security and energy control interest. Against this backdrop, Russian reactions to the Greenland crisis-although without any formal offer of support to Denmark-indicate above all a willingness to monitor whether and to what extent the United States is able to force strategic decisions within the NATO perimeter, exploiting the affair as a political-diplomatic test rather than an opportunity for direct intervention .
In both cases, China and Russia operate as probing actors, without intervening directly, once again confirming the symbolic and experimental dimension of the affair.
Greenland as a symbolic pretext
The interpretation of Greenland as a mere territorial objective is therefore misleading before it is insufficient. Its relevance lies primarily in its ability to:
- generate a context for observing alliances;
- test European resilience and strategic autonomy;
- test the reaction of emerging powers;
- provide a symbolic communication tool in the global media context.
In other words, Greenland right now is shaped more by its acting as a mirror of global dynamics than as a concrete object of acquisition.
In conclusion, a closer look at the new global order leads us to assert that the proposed analysis supports the hypothesis that the Greenland diatribe is not a mere presidential whim, but a multilevel test of contemporary geopolitics. In other words, the United States would have used, and still is using the controversial affair to probe European cohesion, assess Macron’s flexibility, observe the posture of Russia and China, and consolidate its symbolic and strategic role in the Arctic.
Davos from all this emerges, then, as a privileged venue for diplomatic stress tests, while Europe is confirmed as a strong voice but often limited in its capacity for autonomous action. China and Russia act as passive-strategic actors, exploiting the opportunity to observe without intervening overtly.
In sum, the ‘Greenland Affaire would be nothing but a mirror of global power: a symbol, test and observation platform, rather than a mere territorial target. Understanding this dynamic is, in our view, essential for interpreting contemporary international relations and anticipating the future strategies of key global players.
[1] https://www.businesstoday.in/amp/world/us/story/from-a-social-media-joke-to-national-security-strategy-why-trump-wants-the-us-to-own-greenland-511276-2026-01-16?utm_source=chatgpt.com ; Geological Survey of Greenland, Mineral Resources Overview, 2019 https://eng.geus.dk/mineral-resources/mineral-resources-in-greenland-an-overview https://gulfnews.com/world/why-america-china-and-russia-are-interested-in-greenland-1.500248379?utm_source=chatgpt.com
[2] https://www.gazzetta.it/Motori/08-01-2026/importanza-strategica-ed-economica-della-groenlandia-politiche-di-usa-e-ue-risorse-artic.shtml?utm_source=chatgpt.com ; https://www.reuters.com/world/europe/russia-says-nato-talk-moscow-beijing-being-threat-greenland-is-myth-create-2026-01-15/?utm_source=chatgpt.com ; https://cepa.org/comprehensive-reports/sino-russian-cooperation-in-the-arctic/ ; https://www.congress.gov/crs_external_products/R/PDF/R41153/R41153.198.pdf?utm_source=chatgpt.com ; https://indianexpress.com/article/explained/explained-global/trump-russia-china-interest-military-greenland-10481406/
[3] ANSA, Groenlandia respinge proposta di Trump, 2019. https://m.dagospia.com/politica/danimarca-rifiuta-proposta-acquisto-groenlandia-parte-degli-uniti-trump-211653
[4]https://www.europarl.europa.eu/RegData/etudes/BRIE/2025/769527/EPRS_BRI%282025%29769527_EN.pdf?utm_source=chatgpt.com
[5] https://www.cnbc.com/2025/01/09/russia-says-its-watching-trumps-aim-to-own-greenland-closely.html?utm_source=chatgpt.com ; https://www.csis.org/analysis/defending-north-amid-rising-geopolitical-tensions?utm_source=chatgpt.com
[6] https://www.reuters.com/article/us-usa-greenland-strategy-analysis-idUSKCN1V90F ; https://www.brookings.edu/articles/why-greenland-matters-to-us-national-security/ https://www.cfr.org/in-brief/trumps-greenland-proposal-and-geopolitics-arctic
[7] https://cepa.org/comprehensive-reports/sino-russian-cooperation-in-the-arctic/https://www.congress.gov/crs_external_products/R/PDF/R41153/R41153.198.pdf?utm_source=chatgpt.com https://indianexpress.com/article/explained/explained-global/trump-russia-china-interest-military-greenland-10481406/
[8] Documentazione ufficiale US-Denmark Defense Agreement, 1951 https://avalon.law.yale.edu/20th_century/den001.asp ; Changes in the Arctic: Background and Issues for Congress Updated January 18, 2024 https://www.congress.gov/crs_external_products/R/PDF/R41153/R41153.198.pdf?utm_source=chatgpt.com
[9] White Paper on China’s Arctic Policy, Ministry of Foreign Affairs of the PRC, 2018 (中国的北极政策)https://www.mfa.gov.cn/web/ziliao_674904/zcwj_674915/201801/t20180126_9869253.shtml ; https://www.uscc.gov/sites/default/files/Pincus_Testimony.pdf
[10] Geological Survey of Greenland, Mineral Resources Overview, 2019 https://eng.geus.dk/mineral-resources/mineral-resources-in-greenland-an-overview https://gulfnews.com/world/why-america-china-and-russia-are-interested-in-greenland-1.500248379?utm_source=chatgpt.com
[11] ANSA, Groenlandia respinge proposta di Trump, 2019. https://m.dagospia.com/politica/danimarca-rifiuta-proposta-acquisto-groenlandia-parte-degli-uniti-trump-211653
[12] https://www.reuters.com/article/us-usa-greenland-strategy-analysis-idUSKCN1V90F ; https://www.brookings.edu/articles/why-greenland-matters-to-us-national-security/ https://www.cfr.org/in-brief/trumps-greenland-proposal-and-geopolitics-arctic
[13] https://www.theguardian.com/world/2026/jan/15/greenland-defence-nato-denmark-prime-minister-european-troops?utm_source=chatgpt.com
[14] ANSA, Groenlandia respinge proposta di Trump, 2019. https://m.dagospia.com/politica/danimarca-rifiuta-proposta-acquisto-groenlandia-parte-degli-uniti-trump-211653
[15]https://www.europarl.europa.eu/RegData/etudes/BRIE/2025/769527/EPRS_BRI%282025%29769527_EN.pdf?utm_source=chatgpt.com
[16] https://www.cnbc.com/2025/01/09/russia-says-its-watching-trumps-aim-to-own-greenland-closely.html?utm_source=chatgpt.com
[17] https://www.csis.org/analysis/defending-north-amid-rising-geopolitical-tensions?utm_source=chatgpt.com
[18] https://www.csis.org/analysis/defending-north-amid-rising-geopolitical-tensions?utm_source=chatgpt.com
[19] https://www.cnbc.com/2025/01/09/russia-says-its-watching-trumps-aim-to-own-greenland-closely.html?utm_source=chatgpt.com
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