Il reddito di cittadinanza. Dialogo tra uno Straniero di Treviri e John Vertrag

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15 Settembre 2018

Seppellito da tonnellate di cemento armato (di scarsa qualità), è stato recentemente rinvenuto un tiposcritto piuttosto rovinato ma ben leggibile, nel quale si parla delle origini della Società degli Eguali. Il testo è chiaramente impostato in forma di discussione dialettica, di modo che sia possibile comprendere le argomentazioni pro e contro circa l’introduzione di un cosiddetto reddito minimo garantito. Sottoposto a un’approfondita e metodologicamente accurata analisi dai nostri esperti, il dibattito ha fornito risultati che parrebbero corroborare la tesi dell’autenticità del materiale su cui è stato scritto, che sarebbe riconducibile alle origini della nostra Società degli Eguali. I due personaggi protagonisti del dialogo, chiaramente riconducibili a Karl Marx e John Rawls, non possono essersi incontrati direttamente, essendo vissuti in secoli differenti, ma questo non parla a favore di un plagio, in quanto potrebbe essersi trattato di posizioni contemporaneamente presenti nel momento del dibattito politico sull’introduzione del reddito minimo garantito e presentate attraverso il ricorso a pseudonimi, per motivi a noi ignoti ma ipotizzabili: non essendo la Società degli Eguali ancora venuta alla luce del giorno, risultava probabilmente necessario indossare più maschere. Il testo presenta inoltre anche alcuni elementi di criticità che metterebbero in dubbio la nostra società e, se diffusi, potrebbero risultare pericolosi per la sua tenuta. Sottoponiamo comunque la trascrizione del testo al Gran Consiglio degli Eguali, che deciderà in merito.

Epimenide Pseudomai, anno CXXII dalla fondazione della società degli eguali

 

Prima giornata

John Vetrag: Hallo, Karl, questa volta ci siamo. Lo spettro del comunismo si aggira per l’Europa, e alloggia in un hotel a cinque stelle.

Straniero di Treviri: Ne sei proprio sicuro, John? A me sembra che queste cinque stelline siano molto borghesi e anche un po’ nazionaliste.

John Vertrag: Sì, ma questo è un rimasuglio d’altri tempi, molto legato all’esigenza di conquistare il parlamento in un sistema elettorale democratico. Dialetticamente, ne abbiamo bisogno per superarlo.

Straniero di Treviri: Altro che rimasuglio! Una volta preso il potere non lo molleranno più, mentre invece è il potere stesso che deve essere superato. Allora destra e sinistra opereranno in un solo movimento dialettico, diventando qualcosa di diverso.

John Vertrag: La mia impressione è questa: non potendo abolire il capitalismo, perché altrimenti addio comunismo (che deriva necessariamente dal capitalismo), cercano di trasformare il capitalismo dall’interno.

Straniero di Treviri: Intendi parlare dunque del reddito minimo garantito, o “reddito di cittadinanza”? Sì, la faccenda è interessante, ma perché sarebbe comunista? Dove sarebbe la rivoluzione?

John Vertrag: La rivoluzione della dittatura del proletariato è finita, perché il proletariato come l’avevi descritto e come era conosciuto in Occidente non esiste più. Ma esistono sempre i poveri, e forse su questo si può lavorare. Mi servirebbe però il tuo aiuto. Vorrei chiederti di sostenere le posizioni di chi lo ritiene uno strumento utile, mentre io sosterrò l’antitesi, e cioè, che il reddito minimo garantito non è assolutamente utile al fine di raggiungere una società di eguali.

Straniero di Treviri: Allora ti dirò quanto segue, a titolo introduttivo. Nella sua forma più diffusa la proposta di (uso qui la neolingua) un Basic Income prevede: innanzi tutto il pagamento incondizionato a tutti di una somma uguale per tutti a cadenze regolari; la limitazione o la cancellazione di qualsiasi altra forma preesistente di assistenza o previdenza pubblica, cioè, niente pensione o sussidio di disoccupazione ecc.

John Vertrag: Concordo su questa definizione. Useremo dunque il termine reddito di cittadinanza nel senso di questo reddito minimo garantito, ma vorrei aggiungere che, di solito, questi due elementi sono contestualmente presi insieme a una semplificazione radicale della tassazione, prevedendo in genere un’unica aliquota (nella neolingua: flat tax). Chiedo pertanto che anche questo terzo elemento confluisca nella definizione di “Reddito di cittadinanza”, in quanto l’erogazione di questa forma assistenziale non può andare disgiunta da un ripensamento della tassazione.

Straniero di Treviri: Allora ritieni che la flat tax corrisponda al nostro “ciascuno secondo le sue possibilità” e il reddito di cittadinanza al nostro “ a ciascuno secondo i suoi bisogni”. Sostenendo il reddito minimo garantito, però, non mi sento in dovere di sostenere che sia anche necessaria la flat tax.

John Vertrag: D’altro lato, entrambi gli istituti rappresentano forme di razionalizzazione, in quanto insieme attenuerebbero gli effetti distorsivi che accompagnano altri sistemi retributivi. Non solo, un reddito minimo garantito può risultare psicologicamente e giuridicamente accettabile, riscuotere cioè maggiori consensi, solo se associato a questa forma di prelievo. Insieme a qualunque altra forma, non terrebbe. Così, invece, abbiamo vantaggi per i poveri e anche per i ricchi.

Straniero di Treviri: Non ne sono necessariamente convinto, ma propongo di sospendere il giudizio su questa connessione e di provare a ragionare ora sulla specificazione: “di cittadinanza”. Cosa significa? Prendendo sul serio la definizione, poiché la condizione di cittadino non si sceglie ma si acquisisce con la nascita, tutti sono conseguentemente cittadini in pari misura e a pari titolo, e tali rimangono nel corso della loro vita. Non importa ciò che fanno e quali siano i loro rapporti sociali.

John Vertrag: E quelli che cittadini non sono? La nostra rivoluzione dovrebbe essere mondiale.

Straniero di Treviri: La questione ha già una volta creato parecchi problemi a noi comunisti. Propongo di non unire i cittadini del mondo, ma solo quelli di un Paese. Se la rivoluzione avrà successo in Italia, contagerà poi anche gli altri Paesi. Sì, lo so che l’ipotesi richiama alla memoria un brutto periodo, ma può darsi che non sia campata per aria, se realizzata davvero. Un principio distributivo fondato sul criterio della cittadinanza è necessariamente incondizionato: non subordina i diritti e i doveri ad alcunché: si applica a tutti in modo uguale, e attribuisce a tutti gli stessi diritti e doveri.

John Vertrag: Nel dibattito sulle politiche redistributive, l’opzione del reddito di cittadinanza è sicuramente quella di più ampia portata, ma né particolarmente radicale né particolarmente egualitaria. Anzi, è un paradosso di ugualitarismo antiugualitario.

Straniero di Treviri: In che senso?

John Vertrag: Dovremmo combinarlo con una imposta uniforme pro capite (in neolingua: poll tax), che lascerebbe invariate le differenze di reddito. Il reddito minimo garantito dà a tutti un’uguale somma, mantenendo invariate le distanze assolute e riducendo solo in parte quelle relative. Unito, come si propone, all’imposta uniforme pro capite, che toglierebbe a tutti una somma uguale, manterrebbe le disuguaglianze. Altre imposte, progressive, che sarebbero sostituite da quella imposta uniforme pro capite, graverebbero maggiormente sui ricchi: essa toglie invece, di fatto, ai più poveri per darlo ai ricchi.

Straniero di Treviri: Il fatto che la redistribuzione presenti diritti (reddito minimo garantito) e doveri (tassazione) richiede che si operi una scelta. Non ha senso prendere da tutti una somma x (a titolo di poll tax) e dare a tutti una somma y (a titolo di reddito minimo garantito).

John Vertrag: Spiegati meglio, non capisco.

Straniero di Treviri: Fai finta, lo so. Ma ecco come stanno le cose: se a tutti tolgo cento e restituisco cento che cosa cambia nella società? Se la somma presa e quella data sono uguali, non si ha alcun effetto redistributivo.

John Vertrag: Dovrebbero allora essere diverse, ovviamente.

Straniero di Treviri: Ma in tal caso a contare sarebbe la differenza. In realtà l’incompatibilità tra diritti (reddito) e doveri (imposte) è solo pecuniaria, perché  se la redistribuzione avviene attraverso la fruizione di diritti reali (istruzione pubblica gratuita, assistenza sanitaria, alloggio ecc.) non vi è alcun problema.

John Vertrag: Dovremmo allora convenire che nella sfera redistributiva l’opzione ricada sui diritti e non sui doveri… reddito minimo garantito e non imposta uniforme pro capite.

Straniero di Treviri: Il problema è che la nozione di cittadinanza è considerata troppo spesso formale, con limitate implicazioni nella sfera redistributiva. La definizione “sostanziale” o comunista di cittadinanza prevede invece che ogni membro della collettività goda di un certo numero di beni reali, che rendano la sua vita degna di essere vissuta. Poiché, man mano che una società evolve, questo tipo di beni o libertà positive aumenta, affinché la pienezza della cittadinanza, la sua sostanzialità non sia compromessa per coloro che occupano i gradini più bassi, occorrono interventi per ridurre il gap rispetto alla soglia di cittadinanza. Dobbiamo d’altro lato pensare a come definire tale soglia in modo ragionevole, come limite superiore e inferiore.

John Vertrag: Questo può essere sensato se la società ha raggiunto un certo tipo di sviluppo. Ma la tua soglia, applicata a una società dove la più parte delle persone viva in stato di indigenza estrema, renderebbe inutile la stessa nozione di cittadinanza, e, soprattutto, la sua capacità di orientare le misure redistributive. In tal caso, dovremmo fare riferimento a nozioni (misurabili) di soglia di sussistenza.

Straniero di Treviri: O, se amiamo le nozioni vaghe, a quello di dignità umana.

TAG: filosofia politica, John Rawls, Karl Marx, movimento cinque stelle, reddito di cittadinanza, reddito minimo
CAT: Filosofia, Legislazione

Un commento

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  1. ennioabate-alice-it 2 anni fa

    Se «i due personaggi protagonisti del dialogo,[sono] chiaramente riconducibili a Karl Marx e John Rawls», c’è da far notare all’autore che lo «straniero di Treviri», quando pronuncia queste parole:« La questione ha già una volta creato parecchi problemi a noi comunisti. Propongo di non unire i cittadini del mondo, ma solo quelli di un Paese. Se la rivoluzione avrà successo in Italia, contagerà poi anche gli altri Paesi. Sì, lo so che l’ipotesi richiama alla memoria un brutto periodo, ma può darsi che non sia campata per aria, se realizzata davvero. Un principio distributivo fondato sul criterio della cittadinanza è necessariamente incondizionato: non subordina i diritti e i doveri ad alcunché: si applica a tutti in modo uguale, e attribuisce a tutti gli stessi diritti e doveri» fa davvero torto al povero Marx e gli mette addosso – sovranisticamente, come sta diventando di moda anche nel dibattito “a sinistra” – abiti statalisti e stalinisti. È troppo (almeno per me).

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