Nel mondiale di calcio vince lo spirito del popolo del Marocco

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14 Dicembre 2022

Il “Jerusalem Post”,  giornale nato nel 1932 e quindi, uno dei più antichi giornali ebraici,  ha dedicato alla nazionale di calcio del Marocco la prima pagina. Questo atto, è forse quello che molti osservatori della storia del Regno, cercavano di dimostrare con articoli o conferenze. Si tratta della consacrazione, o meglio, della portata a conoscenza universale dei valori del Marocco.

La prima pagina di questo importante quotidiano ebraico, pemette di far conoscere i valori espressi nella costituzione del Regno. La legge fondamentale del Marocco è, infatti, unica nel mondo arabo-mussulmano, che riconosce la cultura ebraica come parte integrante dell’identità nazionale marocchina. Potremmo anche dire che è l’unica se paragonata a molte costituzioni di paesi occidentali che, pur avendo una profonda storia ebraica nel loro paese, non le assegnano il ruolo di parte integrante della integrità culturale della nazione.

Nel 2020 la ” Conferenza dei rabbini europei ”  aveva elogiato “il coraggio politico di Sua Maestà Re Mohammed VI e la sua azione permanente per la pace e la prosperità in Medio Oriente”. All’epoca la stessa organizzazione ebraica aveva osservato che “anche se la maggior parte degli ebrei non vive più in Marocco oggi, il Marocco è ancora presente nei loro cuori e nei loro ricordi”, sottolineando che “ sotto la guida di Sua Maestà il Re Mohammed VI e grazie al suo spirito di tolleranza e apertura sono stati rinnovati cimiteri ebraici, sinagoghe e quartieri urbani dove un tempo viveva la comunità ebraica ”.  Come, la stessa organizzazione ebraica, disse “è stato anche sotto l’impulso reale che una riforma scolastica è stata lanciata in Marocco includendo la storia e la cultura della comunità ebraica nei programmi scolastici “. La medesima dichiarazione si concludeva rammentando come “è solo attraverso l’educazione delle giovani generazioni che potremmo lottare contro tutte le forme di razzismo e antisemitismo”.

Il risultato sportivo dei “Leoni dell’Atlante” permetterà di conoscere ed approfondire meglio questa Nazione. Come disconoscere il fatto che, il Marocco, è stata la prima Nazione a chiedere, nel 1777,  alle allora potenze mondiali una  “convenzione internazionale sui diritti umani”.

L’atto, conosciuto come noto come la ” Dichiarazione di Meknes ” sanciva, tra l’altro  che :  “una nave che trasporta cibo come grano, orzo, riso e tutti i cereali […] dalla terra dei musulmani o dalla terra dei cristiani non dovrebbe mai essere piratata perché potrebbe essere in via agli affamati che periranno se non ricevono il cibo, causando la distruzione delle creature di Dio”. Parole, quest’ultime profetiche se consideriamo che dopo 200 anni da quando furono scritte  si combatte ancora una guerra in europa dove il cibo è divenuto un arma con cui colpire l’avversario.

Inoltre , se paragonata a Nazioni vicine , il Marocco è l’unico Paese, che garantisce uno status giuridico alla Chiesa Cattolica, libera di organizzarsi, di costruire chiese ed istituti di formazione. E’ una Nazione dove da secoli vi è  un modello di islam, giusto e corretto, che potrebbe essere il vero interlocutore per una Nazione come l’Italia.

Insomma ci pemette di conoscere lo “spirito di un popolo” che come diconono le utlime tre parole del suo inno nazionale guarda con fiducia all’Onnipotente, ama la propria Patria e trova nella Monarchia la sintesi dei valori morali e civili validi per tutti senza distinzione di credo o appartenza etnica.

Marco Baratto

TAG: Leoni dell' Atlante, marocco, Mondiali 2022
CAT: Geopolitica

2 Commenti

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  1. andrea-lenzi 2 mesi fa

    l’antisemitismo è stato inventato e praticato dai cristiani negli ultimi 2000 anni, ma non hanno imparato, poiché ora discriminano ancora i gay, chi chiede eutanasia e chi aborto

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  2. andrea-lenzi 2 mesi fa

    La superstizione religiosa è un’offesa all’intelligenza ed un danno alla società civile.
    La bibbia, in particolare l’antico testamento, è zeppo di incivile intolleranza divina e dei suoi adoratori; radice incivile comune sia per i cristiani, sia per gli ebrei, sia per gli islamici

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