La ricandidatura di Angela Merkel a Cancelliera

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21 Novembre 2016

Angela Merkel, come già annunciato da molti media, ha confermato ieri sera in una conferenza stampa trasmessa in diretta dall’emittente Phoenix che tra due settimane, in occasione del congresso nazionale del suo partito, si ricandiderà alla direzione della CDU e per un nuovo quadriennio come Cancelliera. A chi le ha domandato perché abbia annunciato oggi, dopo mesi di domande, la sua nuova candidatura, ha risposto che lei riflette molto ed arriva tardi a maturare una decisione, ma che poi la difende e che la sua decisione è tutt’altro che triviale. Un atteggiamento in piena linea con il sistema scientifico appreso coi suoi studi in fisica.

 
Non ha nascosto che la campagna elettorale sarà molto accesa a fronte della forte polarizzazione della società e che da un lato dovrà affrontare l’opposizione di una coalizione tra SPD, Verdi e Linke e dall’altro un rinfocolato fronte di destra. Riferendosi qui, ma senza nominarla, alla Alternative für Deutschland. Ad essa ha fatto esplicitamente riferimento solo dopo in un’intervista concessa alla anchorwoman della ARD Anne Will.
Le dichiarazioni di guerra alla sua nuova candidatura non si sono fatte attendere, dai Linke alla rediviva FDP, passando per i Verdi alla citata AfD. Anche gli attuali alleati di Governo della SPD non intendono scendere in campo per proseguire la Grande Coalizione. Non hanno però ancora chiarito chi opporle. Due i candidati più probabili: il Presidente del Partito, Vicecancelliere e Ministro delle Energia Sigmar Gabriel, od il Presidente del Parlamento Europeo Martin Schulz.

 
Il programma del partito di Angela Merkel è “Orientamento in tempi difficili”. Scopo dichiarato della sua politica tenere insieme la nazione. Ascoltare i desideri dei cittadini e tradurli nell’interesse comune in linee politiche. Litigando, ma senza odiare gli altri, o giudicarli inferiori, usando toni democratici. Un chiaro riferimento ai movimenti di piazza come Pegida che hanno chiesto a gran voce le sue dimissioni scandendo di essere il “popolo”.

 
A chi le ha chiesto se non trova contraddittorio ricandidarsi per un quarto mandato, quando lei stessa ha indicato che l’alternanza è un principio alla base della democrazia e col rischio -pure da lei stessa già individuato agli esordi a capo del Governo nel 2005- di consumarsi politicamente, ha risposto di essere convinta di poter aiutare il partito con la sua esperienza, le sue capacità e doti per affrontare le nuove sfide. A questo proposito ha sottolineato soprattutto la necessità di garantire la capacità del mondo economico tedesco e della società nel suo insieme di rimanere al passo con l’evoluzione digitale. Ha indicato che anche le campagne e non solo le città dovranno poter approfittare della rapidità dei nuovi mezzi. La digitalizzazione 4.0 comporterà un apprendimento continuo per tutte le generazioni, e non solo dei giovani che imparano in fretta, ha soggiunto. Un altro tema che ha preannunciato alla base del suo prossimo programma è il consolidamento del sistema pensionistico. Poi nella sera nel programma di Anne Will ha specificato che vuole garantire il minimo esistenziale a chi esce dal mondo del lavoro a fronte dell’impatto delle nuove tecnologie nel settore produttivo. Un cocente esempio attuale i 30.000 esuberi della Volkswagen che in gran parte dovranno andare in pre-pensionamento.

 
Le è stato domandato se non volesse ricandidarsi anche per correggere qualcosa, intendendo neanche troppo tra le righe la sua politica sull’immigrazione, ma Angela Merkel ha ribattuto abilmente alla platea di giornalisti che si tratta piuttosto di seguire i processi nella loro evoluzione ed adattarli alle nuove esigenze.

 
Nella conferenza stampa ha rivendicato al suo Governo di aver dimezzato la disoccupazione e di aver saputo affrontare la crisi finanziaria senza maggior indebitamento né aumentando le imposte. Non ha mancato di indicare di volersi porre ancora al servizio della Germania con la sua esperienza per superare le nuove sfide impellenti in Europa e sullo scenario internazionale. L’afflusso di migranti, la crisi dell’Euro e l’uscita dall’UE del Regno Unito, la guerra in Siria, l’avanzare dell’IS ed un mondo che si deve riorientare riguardo alla nuova guida politica negli Stati Uniti e nei rapporti con la Russia. Compiti che non possono essere affrontati da una persona sola, ma solo di concerto tra tutti i protagonisti, muovendosi passo dopo passo verso soluzioni di compromesso. Al centro devono però restare la democrazia, la libertà, l’uguaglianza di diritti, il rispetto di ogni individuo indifferentemente da provenienza, colore della pelle, orientamento sessuale, politico o religioso. Premesse che le derivano direttamente dagli insegnamenti familiari -il padre era un pastore protestante nella DDR- e che pochi giorni fa ha ribadito confermando collaborazione solo in loro osservanza al neo Presidente USA Donald Trump.

 
Per ben due volte la Cancelliera, che ha già 62 anni, ha sottolineato come unico limite al suo nuovo impegno ci potrebbero essere solo impedimenti di salute, indicando peraltro di sentirsi bene. Anzi ad un’incauta corrispondente che le ha chiesto se di questo passo potrebbe pensare di ricandidarsi ancora tra altri 4 anni, ha risposto scatenando l’ilarità generale: “mi impegno per la prossima legislatura … cosa succederà dopo non è ora la mia preoccupazione, di questo passo significherebbe pensare cosa farò nel 2025, chissà se lei ci sarà ancora?”.

 
Angela Merkel ha sussunto che nella campagna elettorale tedesca i partiti si dovranno confrontare sulle diverse proposte per il migliore assetto dell’economia sociale di mercato. La sua nuova discesa in campo, a 10 mesi dalle elezioni, è stata già salutata da diversi commentatori in tutto il mondo (tra gli altri in un’editoriale del New York Times) come un segno di stabilità a salvaguardia dei valori liberali ed anche come regista indispensabile per tenere insieme tutta l’Europa. Giunge in uno scenario più che mai polarizzato agli stessi confini tedeschi. Col ballottaggio in Francia la settimana prossima per l’elezione del candidato del partito conservatore che dovrà fronteggiare l’avanzata dell’euroscettica Marine Le Pen alle elezioni presidenziali del 2017. Il ballottaggio per la nuova nomina di un presidente in Austria il 4 dicembre. Due governi nazional-conservatori in Ungheria e Polonia. Ed anche se non direttamente confinante, pure l’esito del referendum costituzionale caricato di valore sulla continuità del Governo Renzi in Italia, può rivestire delle preoccupazioni per l’Eurozona.

 
Alla moderatrice Anne Will ha poi dichiarato di non sentirsi indispensabile, nessuno è insostituibile si è schermita, dicendosi conscia che in politica anche chi oggi ti incoraggia a continuare un domani poi magari dice di essersi sbagliato. Di fatto però, anche se nel suo partito e nell’alleata CSU non gode di incondizionate ammirazioni, non c’era nessun altro candidato che potesse entrare nelle sue scarpe. Voci critiche hanno peraltro pronosticato che comunque Angela Merkel non potrà essere rieletta se cercherà di abbracciare tutti i tedeschi senza delineare con contorni più netti la proposta politica dell’Unione CDU-CSU. E questo si scontra col pragmatismo che ha già dimostrato a riguardo dell’accoglimento dei profughi.

 
Il Presidente statunitense uscente Barack Obama le ha ad ogni modo lanciato la volata dicendo 4 giorni fa in un’intervista congiunta alla televisione pubblica ARD ed al settimanale Der Spiegel che è stata la sua migliore alleata e che se fosse tedesco la voterebbe. Se dovesse essere rieletta, Angela Merkel vanterebbe 15 anni di mandato elettorale e seguirebbe i record di Konrad Adenauer il Cancelliere della ricostruzione, e di Helmuth Kohl, il regista della riunificazione tedesca, in carica rispettivamente 14 e 16 anni. Se non dovesse farcela resterebbe però comunque una protagonista importante e la prima donna ad essere stata alla guida della Germania; un traguardo, la guida di una Nazione, non ancora raggiunto da altre candidate in molti altri Paesi.

TAG: angela merkel, Germania
CAT: Geopolitica

3 Commenti

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  1. vincesko 4 anni fa

    La cancelliera Merkel, massone reazionaria (affiliata alla stessa superloggia di Putin), è una “bottegaia”, non una statista del livello di Adenauer o Kohl. A capo di un popolo di bottegai egoisti e arroganti. Ella è soltanto il cane da guardia, assieme ai massoni reazionari Schaeuble e Weidmann, degli interessi dell’establishment finanziario-industriale-commerciale tedesco. Che la terrà lì soltanto finché sarà capace di svolgere questo ruolo. La sua indecisione nell’affrontare la crisi del debito greco ha moltiplicato per 10 e la sua ostinazione ad impedire una politica economica e monetaria anticicliche ha prolungato per 6 anni gli effetti nefasti della crisi economica nella maggioranza dei Paesi dell’Eurozona, inclusa l’Italia, con il corollario di distruzione di aliquote significative dell’apparato produttivo, di Pil, di milioni di posti di lavoro, di centinaia forse migliaia di vite umane. La storia la condannerà.

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  2. elefante-verde 4 anni fa

    Certamente la Cancelliera tutela anche l’industria tedesca, nondimeno bisogna riconoscere che sotto l’egida della grande coalizione nel 2015 è stata varata la legge sul minimo salariale nazionale che non coincide forzatamente con gli interessi degli industriali. Quanto all’imputazione di avere prolungato per 6 anni gli effetti della crisi economica nell’Eurozona forse non tutte le colpe sono tedesche. Secondo i dati Eurostat l’Italia, ad esempio, ha da 4 anni debiti oltre il 130% del prodotto interno lordo, seconda solo alla Grecia (mentre i parametri di Maastricht prevedono un tetto massimo del 60%), a fronte di una crescita economica nello stesso periodo costantemente sotto l’1%.

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  3. vincesko 4 anni fa

    @elefante-verde, L’Italia è abbondantemente sopra il 60% debito/Pil fin dal suo ingresso nell’Euro. Il debito pubblico, se si ha alle spalle una banca centrale degna di questo nome, non è un grosso problema. Per la sostenibilità nel medio lungo-periodo, bisogna guardare al deficit, all’avanzo primario e alla spesa pensionistica: per tutti e tre questi parametri l’Italia è ritenuta solida. Per il deficit/Pil l’Italia è stata molto più disciplinata degli altri. L’assenza di una politica anticiclica per volontà della Germania impedisce la crescita del Pil (denominatore del rapporto), calato di almeno 150 mld (-10%) dall’inizio della crisi economica……………………………………………………………………….
    EUROSTAT/Deficit/Pil…………………………………………………………….. …………..2007…2008..2009.2010.2011.2012..2013.2014.2015……
    Italia……-1,5….-2,7….-5,3…-4,2..-3,5…-2,9…-2,9…-3,0..-2,6……………
    Francia…-2,5….-3,2….-7,2…-6,8..-5,1…-4,8…-4,0…-4,0..-3,5…………..
    Spagna…+2,0….-4,4…-11,0…-9.4..-9,6.-10,4…-6,9…-5,9..-5,1………….
    GranBr.…-3,0….-5,0…-10,7…-9,6..-7,7…-8,3…-5,6…-5,6..-4,4…………
    Germania.+0,2…-0,2….-3,2…-4,2..-1,0…-0,1…-0,1..+0,3. .+0,7………
    http://ec.europa.eu/eurostat/tgm/table.do?tab=table&plugin=1&language=en&pcode=teina200

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