La stramba idea dei “prodotti democratici”

3 Settembre 2022

Ho letto su un paio di riviste americane per la prima volta la parola “semiconduttori democratici” per indicare quelli prodotti a Taiwan. Ora posso capire il momento di tensione, ma temo che qualcuno stia cominciando ad avere idee molto pericolose.

Veramente ogni volta che accendiamo il computer o l’aria condizionata o mettiamo in moto la nostra Fiat o Nissan dovremmo preoccuparci se l’infinitesimo componente contiene un “chip” ideato e prodotto in un paese che tiene elezioni regolari certificate dalle Nazioni Unite (esistono pure le democrazie fittizie) e ha lo stato di diritto? E magari che i macchinari utilizzati per produrlo vengano di nuovo da paesi con esattamente quelle caratteristiche? E la sabbia pure visto che ci siamo?

Perché fermarsi ai semiconduttori allora. Ogni volta che vado a fare benzina potrei farmi la stessa domanda: da dove viene il petrolio e chi lo ha raffinato? Sono democrazie-DOC? E ogni volta che accendo lo scaldabagno a gas sono sicuro che il gas venga da un paese che svolge elezioni regolari ha lo stato di diritto e rispetta i diritti civili di tutti?  Non solo: sono sicuro che le condutture o le navi utilizzate per portarlo fino qui sono di proprietà di aziende con sede legale in paesi di specchiata democraticità?

E perché fermarsi al petrolio o al gas allora.Quando vado al bar potrei cercare di accertarmi se il caffè che bevo è stato raccolto in un paese democratico-DOC, che la torrefazione anche sia avvenuta in un paese democratico-DOC, che di nuovo le navi usate per trasportarlo fino a Napoli battono bandiera di un paese democratico-DOC, che il camion utilizzato per trasportarlo poi fino alla città dove sto bevendo il caffè sia prodotto da un paese democratico-DOC con componenti tutti fatti in paesi democratici-DOC.

E perché fermarsi al caffè? Le mie scarpe, i miei vestiti, l’orologio, lo stereo, il legno dei mobili, per non parlare dell’automobile- prodotto estremamente complesso con centinaia di parti – possono tutte essere oggetto di investigazione accurata per verificare la provenienza di ogni singola parte, di ogni materia prima utilizzata, da un paese “democratico-DOC”. E ammesso che si riesca a farlo, dopo aver certificato che ogni piccolo oggetto che uso o da cui dipende il mio benessere proviene da “democrazie-DOC” che succede se in una di queste c’è un colpo di Stato e arrivano i militari? Può capitare e allora sarò probabilmente costretto a gettare via quell’oggetto per essere coerente.

Ecco, la coerenza sarebbe la prima vittima di chi vuole ragionare così. La seconda vittima sarebbe il progresso tecnologico: per evitare di incappare in un semiconduttore e un componente auto “non democratico”, ci priviamo magari di quello tecnologicamente più avanzato. Con il risultato che i cittadini di paesi che non ragionano così, e ce ne saranno sempre molti di più, faranno il salto tecnologico e noialtri restiamo indietro.   La terza vittima potrebbero essere i nostri esportatori, perché se i 100 e passa paesi “non-democratici DOC” ragionassero nello stesso modo potrebbero smettere di comprare dalle “democrazie-DOC”.

Ma ci sarebbe una vittima ben più importante di tutti: il lavoro.  Perché quei semiconduttori, quei componenti di automobili, quel legno, quei cellulari, quel caffè, quelle materie prime, quell’impianto di raffinazione, quella nave, danno lavoro a milioni di persone in tutto il mondo che senza quel lavoro, dai paesi “non-democratici-DOC” si riverserebbero, senza il becco di un quattrino e i figli in spalla, indovina dove? In Europa e in America. È quello che vogliamo?

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CAT: Geopolitica, Milano

Un commento

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  1. dino-villatico 3 mesi fa

    La vittima sarebbe anche la democrazia, proprio la democrazia che si chiama a sostegno di questa “stramba idea”. La democrazia tra i popoli. Ma poi davvero che stramba idea credere democratico servirsi del petrolio arabo e rifiutare la tecnologia cinese, perché paese non democratico. Abbiamo stretto contratti con Pinochet e Videla. Adesso ci prude il naso possedere un huawei. Evviva la coerenza.

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