Perché si rivota in Spagna?

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19 settembre 2019

Perché si rivota in Spagna?

Operazione Governo senza Unidas Podemos

Quelli che sembrano errori madornali, difficili da capire, altro non sono che un’operazione pianificata a tavolino per subordinare la sinistra alle Corti Generali, Unidas Podemos, e impedire un governo di coalizione con quest’ultima.

Fase 0: dopo la mozione di censura di Podemos, in cui Iglesias ottiene i voti per destituire il capo del governo in carica : Rajoy. Un governo di minoranza del PP nato grazie all’astensione di buona parte del secondo partito più rappresentato alle Corti Generali: Il PSOE.

Rajoy si dimette e nasce un nuovo governo monocolore di minoranza, quello del PSOE guidato da Pedro Sanchez. Un governo alla ‘portoghese’ che dura solo 8 mesi dimostrando di non riuscire a garantire stabilità.

13 febbraio 2019, i soci della mozione di censura, come ERC (Esquerra Republicana Catalana), alla prima votazione importante, bocciano la legge finanziaria (Presupuestos Generales del Estado).

15 febbraio 2019, Pedro Sanchez convoca le elezioni anticipate, approfittando dello spauracchio Vox (l’ultradestra nazionalista) generato dalle elezioni regionali del dicembre 2018 in Andalusia.

28 aprile 2019, la paura di Vox spinge gli elettori al ‘voto utile’ premiando proprio il PSOE, che vince le elezioni rimanendo però lontano dall’avere la maggioranza necessaria per governare.

7 maggio 2019, Pedro Sanchez promette a Pablo Iglesias di formare un governo di coalizione, durante un incontro privato alla Moncloa, nel quale chiede anche di aspettare le elezioni regionali e comunali per iniziare le negoziazioni.

11 giugno 2019, Pedro Sanchez dopo le elezioni si riunisce con Iglesias e afferma di non voler più un governo di coalizione. Rompendo così la promessa fatta appena un mese prima.

11 giugno 2019 (bis), i deputati del PSOE scrivono una lettera ai deputati del PP chiedendo un accordo per fare Sanchez presidente restituendo così il favore fatto dal PSOE nel 2016 per la formazione del governo di minoranza del PP guidato da Mariano Rajoy.

Luglio 2019, Pedro Sanchez passa 85 giorni senza negoziare con Unidas Podemos, si limita a chiedere il sostegno ad un governo monocolore PSOE, mentre sta negoziando un accordo col PP (Partito Popolare) e Ciudadanos, i due maggiori partiti di centrodestra.

Governo alla ‘portoghese’, Governo di ‘cooperazione’ sono sinonimi di governo in solitaria del PSOE con il sostegno esterno di Unidas Podemos. Un modo per incassare la fiducia e avere le mani libere per farsi appoggiare una volta da sinistra e l’altra da destra, all’occorrenza, soprattutto per la riforma del lavoro, quella delle pensioni e un programma di tagli per affrontare un’eventuale recessione.

18 luglio 2019, quattro giorni prima della plenaria d’investitura, Pedro Sanchez annuncia in Tv il veto a Pablo Iglesias, attaccando il Segretario di Podemos dicendo che: ”Non difende la democrazia”.

19 luglio 2019, ventiquattro ore dopo Iglesias decide di farsi da parte nella conduzione delle negoziazioni, per non essere la scusa che il PSOE vuole usare per non dare vita ad un governo di coalizione con Unidas Podemos. Il PSOE a questo punto non sa che pesce pigliare e si vede obbligato a negoziaziare in 72 ore un accordo per un governo di coalizione.

24 luglio 2019, ventiquattro ore prima della seconda votazione d’investitura, dall’ufficio di Carmen Calvo (Vicepresidente del governo reggente Sanchez), filtra un documento manipolato per far sembrare i suggerimenti di Unidas Podemos delle richieste dell’ultimo minuto. Un tentativo maldestro di far saltare le negoziazioni.

25 luglio 2019, Pablo Iglesias in un estremo tentativo di salvare l’investitura di Sanchez con un governo di coalizione, fa l’ultima offerta in parlamento, rinunciando anche al Ministero del Lavoro che Unidas Podemos avrebbe voluto fortemente. Offerta puntualmente rifiutata da Pedro Sanchez.

Anche stavolta non si concretizza l’investitura e Unidas Podemos si astiene come segnale di voler continuare la negoziazione.

Agosto 2019, Sanchez comincia le riunioni per fare un nuovo programma elettorale e poi va in vacanza. Più di un mese senza contattare Unidas Podemos, mentre i suoi ministri cercano accordi con PP e Ciudadanos.

20 agosto 2019, Unidas Podemos, vista l’inerzia di Sanchez, lavora ad una proposta di 120 pagine per riallacciare il dialogo nella quale suggerisce quattro diverse alternative per formare questo agognato governo di coalizione che eviti la ripetizione delle elezioni. La presenta al PSOE, che in meno di tre ore risponde picche chiudendo la porta ad un governo PSOE – UP.

3 settembre 2019, Pedro Sanchez torna dalle vacanze e presenta il suo nuovo programma elettorale.

5 settembre 2019, si riuniscono le squadre di negoziato del PSOE e UP. Il PSOE non vuole ricominciare dal dialogo interrotto in luglio e diventa sempre più evidente che si sta preparando per tornare alle urne.

11 settembre 2019, il tempo sta per scadere, Iglesias torna a chiedere in parlamento di poter continuare le negoziazioni sulla base delle proposte fatte dal PSOE in luglio ma Sanchez rifiuta e anzi tende la mano a Rivera (leader di Ciudadanos) auspicando di potersi sedere a discutere con quest’ultimo.

12 settembre 2019, mentre Sanchez sta pensando di chiedere al Re di convocare nuove elezioni riceve una telefonata da Iglesias che vuole fargli una nuova proposta, per dimostrare che la coalizione può essere una buona cosa per il Paese, un governo di coalizione ‘in prova’ per un anno. Sanchez però tarda solo dieci secondi per rifiutare la proposta in extremis di UP.

E qui veniamo alla domanda che Pedro Sanchez ha sempre evitato, semplicemente non accettando domande sull’argomento, perché non vuole tornare a negoziare sulla base della sua proposta di luglio?

Molti pensano che la risposta sia semplicemente che Sanchez non ha mai voluto raggiungere alcun accordo con Unidas Podemos. La maggioranza di sinistra votata dagli elettori contro le tre destre non potrà avere un governo. Il PSOE aspetta Ciudadanos, al costo di ripetere le elezioni (*), per obbligarli ad accordarsi (come già accaduto nel 2016 fra Ciudadanos e PP).

Nota non meno importante: i sondaggi puntano su un premio sostanzioso al PSOE, come spesso accade ai partiti di maggioranza relativa nelle situazioni di instabilità di governo, che gli elettori voterebbero appunto per rendere stabile. A farne le spese proprio Ciudadanos e Unidas Podemos. Sono solo sondaggi, ma in politica ultimamente si guarda di più a questi ultimi, che alle reali esigenze del Paese. Alla Moncloa il PSOE intende rimanere e gli fanno gola un po’ di seggi in più da spartirsi. Quella faccia di bronzo di Sanchez come in House of Cards ha giocato alla politica del potere per il potere, conducendo finte trattative, mentendo, manipolando l’opinione pubblica.

Un triste spettacolo per la Democrazia, quando il potere è al primo posto e gli interessi dei cittadini vengono messi in secondo piano, se va bene. Ripetere le elezioni per giustificare un accordo con Ciudadanos dopo essere stati eletti (solo 5 mesi fa) promettendo di voltare pagina dopo anni di politiche di tagli e perdita dei diritti condotta dal PP e appunto Ciudadanos (il quale non disdegna governare nelle regioni anche con Vox). E pensare che il giorno della festa per la ‘vittoria’, lo scorso aprile, i suoi sostenitori in sala lo acclamarono al grido: ”Con Rivera no! Con Rivera no!”.

Se questo sarebbe il faro dei progressisti e dei socialisti in Europa, auguri! Ci attendono tempi bui.

*: Si voterà il 10 novembre e, secondo fonti ministeriali, ripetere le elezioni costerà 167 milioni.

TAG: #PSOE-CIUDADANOS, #Repeat
CAT: Geopolitica, Parlamento

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