Confermata condanna alla prima terrorista per l’IS in Germania

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20 Aprile 2018

La Corte di Cassazione tedesca, il Bundesgerichtshof, ha confermato in ultima istanza (caso protocollo numero 3 StR 286/17) la condanna contro Safia S. la studentessa tedesco-marocchina che il 26 febbraio 2016, quando aveva 15 anni, accoltellò al collo ferendolo gravemente un poliziotto che voleva controllarle i documenti alla stazione di Hannover.

Fu indicato essere il primo attentato dell’IS in Germania, ma i legali di Safia S. hanno però negato fino all’ultimo grado di giudizio che la giovane dovesse essere condannata per sostegno dell’organizzazione terroristica. Essi hanno argomentato che l’IS non rivendicò l’attentato nonostante la ragazza avesse realizzato una video attribuzione e che lo Stato Islamico non ne traeva alcun vantaggio obiettivo; cercando di sostenere invece che fosse un gesto spontaneo e la loro assistita condannabile solo per lesioni gravi, tanto più che si era scusata con la sua vittima, come un terrorista non avrebbe fatto.

I giudici di Karlsruhe hanno invece statuito il 19 aprile 2018 che volesse uccidere il poliziotto e non solo ferirlo e che è poi sufficiente che la ragazza fosse in contatto con membri dell’IS, come evidenziato da registrazioni sul suo cellulare, e questi l’abbiano istigata a compiere un atto di cosiddetto martirio, per poter affermare che ella ha voluto dare sostegno all’organizzazione terroristica, indipendentemente dall’esistenza di una rivendicazione.

Safia S. in effetti, secondo quanto ha ricostruito l’emittente N24,  si sarebbe radicalizzata già da bimba apparendo già ad otto anni accanto al predicatore salafita Pierre Vogel (un ex pugile tedesco convertito all’Islam assumendo il nome Abu Hamza). Prima del tentato omicidio del poliziotto, Safia aveva cercato di raggiunge zone sotto il controllo dell’IS in Siria, ma la madre la riacciuffò alla frontiera turca e la ricondusse in Germania. Qui la ragazza però mantenne contatti con intermediari dell’organizzazione i quali la convinsero che la Germania fosse un Paese di infedeli nemici dell’Islam. Un coimputato, il ventenne Mohammed K., ha riferito infatti che Safia gli aveva confidato prima dell’accoltellamento di voler effettuare un attentato in nome dell’IS.

Il BGH ha perciò confermato in tutto e per tutto le condanne già pronunciate dai giudici di Celle con diritto minorile: 6 anni a Safia S. per tentato omicidio con lesioni gravi e sostegno ad un’organizzazione terroristica straniera e 2 anni e 6 mesi a Mohammed K., reo di non avere denunciato i piani del reato.

 

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Contestualmente il 19 aprile 2018 a Berlino si è costituito il 19enne siriano che due giorni prima aveva preso a cinghiate un 21enne arabo-israeliano che, con un accompagnatore 24enne, aveva deciso di indossare la kippah, il copricapo ebraico avuto in regalo da un amico, mentre camminava nel quartiere berlinese Prenzlauer Berg non credendo ai moniti ricevuti su possibili attacchi antisemiti. La vittima aveva filmato l’aggressore mentre lo attaccava apostrofandolo in arabo come “ebreo”. L’episodio aveva registrato condanne immediate dai ministri della giustizia che degli esteri tedeschi Heiko Maas e Katarina Barley, ed anche della Cancelliera. Angela Merkel ha sottolineato alla stampa che dal primo maggio prenderà l’ufficio l’incaricato presso il Governo per contrastare tutte le manifestazioni di antisemitismo. Il ruolo dovrebbe essere occupato da Felix Klein, già incaricato speciale presso il Ministero degli esteri per i contatti con le organizzazioni ebraiche e domande sull’antisemitismo.

 

 

 

Immagine di copertina:  Archivio immagini de Gli Stati Generali

© Riproduzione riservata

TAG: antisemitismo, Berlino, Mohammed K., Pierre Vogel, Prenzlauer Berg, Safia S.
CAT: Giustizia

Un commento

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  1. pasquale-hamel 2 anni fa

    Molti quotidiani, obbedendo ai dettami del politicamente corretto, si sono astenuti dallevidenziare l’identità islamica dell’aggressore

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