Due riflessioni veloci sul caso Riina

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6 Giugno 2017

Leggo vari commenti sul caso Riina. Diversi di questi sono favorevoli al suo rientro a casa.

L’assunto di base è che non è giusto farlo morire in carcere.
Dando ad intendere che, in carcere, nonostante le condizioni molto critiche, Riina non verrebbe adeguatamente assistito.
Assunto sbagliato, a mio avviso.
Realisticamente, la alternativa per Riina, in questo momento non è tra morire in carcere e morire a casa.
Ma : tra morire nell’ospedale vicino al carcere ( quello di Parma dove è stato ricoverato più volte) e morire a casa.
In entrambi i casi dignitosamente, cioè assistito.

So benissimo che a volte, quando un parente è malato terminale ed è agli sgoccioli, molti insistono per portarlo “perchè muoia nel suo letto”.
Ecco, questa sola possibilità a mio avviso non dovrebbe essere contemplata per Riina.

Ma, per favore, non parliamo di morte non dignitosa se morirà in ospedale, assistito da medici e infermieri ( come tutti i pazienti) e vigilato dalle forze dell’ordine ( come tutti i delinquenti).

L’altra argomentazione che ho letto spesso, a sostegno del reinvio a casa di Riina, è questa : “Mandandolo a casa ci mostriamo superiori a lui, dimostriamo che, nonostante le cose immonde che ha fatto, non siamo al suo livello. E, così facendo, come società, ci dimostriamo più forti di lui”.
Bellissimo discorso.
Peccato che… ci siano le leggi della comunicazione. 
E qual è la legge principale della comunicazione?
E’ questa: se un messaggio viene inteso in un modo dalla maggior parte delle persone, poco conta se chi lo ha veicolato aveva intenzioni completamente diverse.
In altre parole : se, oggi, come è possibile constatare affrontando il tema in un qualsiasi bar o tram o sui social,  la maggior parte delle persone dice che rispedire a casa Riina sarebbe un segno di debolezza, questo vuol dire che  la verità percepita è quella! 
Ce lo possiamo permettere?
Con la Mafia?
Oppure tenere alta la guardia nei confronti della criminalità organizzata  è più importante  del fare ragionamenti “politicamente corretti”?

 

TAG: totò riina
CAT: Giustizia

2 Commenti

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  1. giovanni-falcone 3 anni fa

    http://www.wallstreetitalia.com/morte-dignitosa-di-una-storia-criminale/

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  2. raffaele-pisani 3 anni fa

    PIETA’ PER RIINA, MA NON CALPESTATE LA MEMORIA DI TUTTI GLI INNOCENTI TRUCIDATI
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    E’ giusto avere pietà per Riina malato, ma è ancora più giusto avere pietà per tutti coloro che hanno avuto la vita distrutta dalle decisioni stragiste del boss e per tutte le famiglie che ancora piangono i loro cari proprio per colpa del “capo dei capi”. Io credo ad ogni modo che, al di là di ogni “pietas cristiana”, non si può non tenere conto del passato di Riina e del fatto che non ha mai mostrato segni di pentimento e che dal carcere ha continuato semmai a lanciare messaggi di morte. Comunque le strutture carcerarie sono dotate di centri clinici dove i detenuti possono essere curati adeguatamente. Pertanto, si rifletta bene cercando di imboccare la strada giusta per non far “ammazzare” nuovamente tutti quegli uomini trucidati da una cattiveria disumana solo perché onesti servitori dello Stato che operavano da veri uomini d’onore in difesa della giustizia e del vivere civile. Per Riina si chiede una degna morte, ma quale degna morte hanno avuto – per citarne solo alcuni – Rocco Chinnici, Piersanti Mattarella, il generale Dalla Chiesa, il giudice Livatino, Falcone, Borsellino e decine e decine di vittime innocenti uccise dalla malvagità di Riina e dei suoi compari? Gli italiani, si sa, hanno la memoria corta ma, attenzione a non calpestare il ricordo di tutti questi martiri in nome di un malinteso senso dello Stato.  
    Raffaele Pisani

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