Breve analisi dei quesiti del referendum sulla giustizia

4 Giugno 2022

Nell’indifferenza generale si vota il 12 giugno per cinque quesiti referendari. Con la scusa che si tratta di quesiti tecnici, i cittadini non sembrano interessati a informarsi e i giornalisti a spiegare l’oggetto del contendere. In realtà, i quesiti sono meno ostici di quanto propagandato e hanno ricadute sulla vita sociale, politica e democratica del paese.

Una vulgata afferma che i quesiti intervengono su materie già trattate dalla riforma Cartabia, attualmente in discussione in Parlamento. Certamente, il Parlamento è il luogo più idoneo per discutere di giustizia e si creerebbe una sovrapposizione, se riforma e referendum fossero entrambi approvati.  Ma, non sembra che i partiti siano in grado di mettersi d’accordo sulla giustizia prima della fine della legislatura.

Da profano del diritto, provo allora ad analizzare i quesiti.

1. Elezione membri togati del CSM e Valutazione dei Magistrati

I due quesiti che valuto meno interessanti si riferiscono all’elezione dei membri togati del Consiglio Superiore della Magistratura (CSM) e alla valutazione dell’operato dei giudici. Con il primo quesito, il giudice che intende candidarsi al CSM non dovrà più presentare le venticinque firme necessarie a presentare la candidatura. Quindi, ogni magistrato potrebbe autocandidarsi. Con il secondo, si propone di far valutare il lavoro dei magistrati anche da giuristi e avvocati.

L’intenzione dei referendari è quella di intervenire sull’autoreferenzialità della magistratura e limitare il potere delle correnti nel CSM. Ad occhio esterno, includere giuristi e avvocati nella valutazione dei giudici, pare una scelta che punisce i magistrati e aggiunge confusione. I veleni aumenterebbero sicuramente, mentre rimarrebbero in dubbio i benefici apportati. Inoltre, non ritengo che l’autocandidatura possa frenare il potere delle correnti interne al CSM.

I due quesiti rischiano di far intervenire i cittadini su strumenti propri del potere giudiziario. Appaiono come due quesiti populisti volti a incolpare il CSM dei mali della giustizia italiana. Ritengo che il problema della magistratura rimanga invece la netta divisione tra chi fa il suo lavoro seriamente e chi cerca solo visibilità mediatica. All’interno del CSM dovrebbe invece farsi strada una cultura che isoli chi sogna le luci della ribalta.

Questo meccanismo può accadere solo con una consapevolezza popolare che oggi manca. Non certo con il depotenziamento delle correnti. Aggiungo che i politici che si sono presentati come rottamatori di correnti sono diventati presto leader personali e trasversali. In questa veste, hanno formato gruppi di potere ben peggiori delle classiche correnti, nate come aree di interessi e obiettivi comuni.

2. Abuso della Custodia Cautelare

Il terzo quesito che voglio trattare è quello più controverso. Se dovesse passare, per reati meno gravi sarebbe possibile applicare la custodia cautelare solo in caso di pericolo di fuga e di inquinamento di prove. Non sarebbe possibile applicarla in caso di possibile reiterazione del reato.

Di conseguenza, un soggetto accusato di reati come il furto, la violenza domestica (effettuata senza l’utilizzo di armi) e lo stalking potrebbe essere incarcerato solo dopo la sentenza definitiva. Nessuno può negare che, se passasse il referendum, saranno necessari adattamenti del nostro sistema penale, come nessuno può negare che la custodia cautelare sia uno strumento abusato.

Troppi innocenti finiscono in carcere senza un vero motivo, con la scusa che possono reiterare colpe che non hanno commesso. Nel 2006, è stato persino incarcerato il giornalista Mario Spezi con l’accusa di depistaggio, solo perché criticava l’operato di un magistrato. Dobbiamo ricordare che in Italia le carceri sono sovraffollate e lo stato è continuamente condannato per la condizione disumana in cui tratta i detenuti. Sarebbe quindi opportuno limitare la custodia cautelare, tutelando anche le legittime preoccupazioni delle vittime di stalking o di violenza domestica.

Personalmente, mi pare pigro considerare la custodia cautelare come l’unico strumento che evita la reiterazione del reato. Le nuove tecnologie e un più attento controllo delle forze dell’ordine possono tranquillamente tutelare i diritti sia dell’eventuale criminale che dell’eventuale vittima, senza ricorre al carcere preventivo. Inoltre, talvolta si ha l’abitudine di utilizzare il carcere preventivo per estorcere confessioni di dubbia sincerità. Al contrario, quando gli indizi sono consistenti ma non definitivi sarebbe più utile un costante pedinamento.

3. La separazione delle carriere

La separazione delle carriere tra il giudice inquirente e il giudice giudicante pare una questione minore. Oggi, i magistrati possono compiere quattro volte il passaggio tra accusa e giudizio. Secondo i referendari il magistrato giudicante viene influenzato dalla sua eventuale attività precedente di inquirente. Insomma, il magistrato che ha un tempo indagato avrebbe una maggiore volontà di condannare e infliggere pene al momento di giudicare.

Credo però che il principale problema sia nell’intesa che si crea tra accusa e giudizio nelle sentenze di primo grado. Questa è causata soprattutto dalle relazioni umane che si sviluppano lavorando a stretto contatto, in particolare nei piccoli tribunali. In questo caso, si ottengono delle sentenze di primo grado poco ragionevoli. Le stesse, sono spesso smontate nei successivi gradi di giudizio, dove i contatti tra inquirenti e giudici sono meno stretti. La mancata separazione delle carriere potrebbe non essere un elemento determinante, ma certamente rappresenta un’ulteriore complicazione.

4. La Legge Severino

L’ultimo quesito è il più politico e il più chiaro. Se passasse, verrebbe abolita una parte della Legge Severino. I parlamentari e i ministri non potrebbero più decadere automaticamente una volta condannati in via definitiva. Gli amministratori locali non sarebbero più sospesi dopo una condanna in primo grado. Reputo l’incandidabilità per i condannati una misura giusta ma paternalistica, che crea problemi di democraticità. Il parlamento la approvò in un momento di scarsissima credibilità delle istituzioni, quando la nostra democrazia sembrava completamente disfunzionale.

Al contrario, in una democrazia funzionante i cittadini dovrebbero riconoscere autonomamente quali candidati eleggere e quali no. La magistratura non dovrebbe avere alcuna voce in capitolo. Per quanto riguarda gli amministratori locali, la Legge Severino pone problemi ancora maggiori. Gli amministratori potrebbero essere sospesi anche dopo una condanna in primo grado per reati come l’abuso d’ufficio, un reato spesso connesso all’esercizio delle proprie funzioni.

Gli amministratori locali possono quindi essere sospesi per aver semplicemente svolto il proprio lavoro, come Niki Vendola che ha rischiato la condanna per aver provato a garantire la correttezza di un concorso da primario. Ho sempre sostenuto l’insensatezza di questa norma, che attribuisce un eccessivo potere al potere giudiziario ai danni di quello legislativo.

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CAT: Giustizia, Legislazione

2 Commenti

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  1. mirko-giuggiolini 2 mesi fa

    Sig. Cerrini, mi permetto di mettere in luce un frammento del suo articolo che ai miei occhi appare come un contrasto; mi riferisco al paragrafo dedicato all’abrogazione della L. 6 novembre 2012, n. 190 (c. d. “Legge Severino”), in particolare, alla seguente frase: “Al contrario, in una democrazia funzionante i cittadini dovrebbero riconoscere autonomamente quali candidati eleggere e quali no. La magistratura non dovrebbe avere alcuna voce in capitolo”.
    Il contrasto che individuo riguarda i presupposti di questa frase, le sue opinioni in merito al referendum e le conseguenze in caso di approvazione di quest’ultimo. Esplicando la questione nel dettaglio: al momento la magistratura non ha alcuna voce in capitolo in merito alla candidabilità di un cittadino alle elezioni, poiché i limiti all’esercizio dell’elettorato passivo sono fissi in quanto imposti e definiti dalla legge (e contemplati anche dalla nostra Costituzione, all’art. 51) e non al vaglio del giudizio di un magistrato (legge, tra l’altro, entrata in vigore a seguito di un processo democratico e, in virtù di ciò, anche se indirettamente, voluta dai cittadini). Con l’abrogazione della Legge Severino e quindi lo stop all’attuale automatismo che prevede l’incandidabilità in tutti i casi contemplati dalla suddetta norma, sarà compito dei magistrati stabilire, di sentenza in sentenza, se garantire o meno il diritto all’elettorato passivo. Conseguentemente, nel caso in cui dovesse vincere il sì, come da lei espresso implicitamente ma per l’appunto con l’inversione dei contesti, la magistratura avrà piena voce in capitolo in merito alla candidabilità di un cittadino – cosa che attualmente non ha, in quanto quest’ultima è prevista dalla legge in ogni caso e non dipende dalle applicazioni della normativa da parte dei magistrati.

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  2. enrico-cerrini 2 mesi fa

    Caro sig. Giuggiolini. La ringrazio per l’interessante commento con il quale mi sono reso conto di come quel passaggio sia ambiguo. Come ho detto sono un profano della materia e ho finito per inserire una frase assolutamente generica e di principio in un contesto che invece è abbastanza preciso. Da qui nasce il contrasto che lei evidenzia.
    La frase “La magistratura non dovrebbe avere alcuna voce in capitolo” è solo un auspicio generico. Nel mio mondo ideale, se il popolo vota un corrotto dovrebbe tenerselo per tutto il mandato. Capisco bene che questo auspicio non sarà realizzato sia se passi il referendum che se non passi. Però, voterei sì perché mi pare meno invasivo dare un minimo di discrezionalità.
    Mi spiego meglio, prendiamo ad esempio la remota ipotesi che un giudice condanni un parlamentare per abuso d’ufficio per aver pilotato una gara d’appalto a favore di una cooperativa di disabili. In questo caso, attualmente il parlamentare decadrebbe automaticamente, perché lo ha deciso la legge in primis e poi un giudice. Se passasse il referendum, mi auguro che il giudice terzo reputi opportuno lasciare il parlamentare al suo posto.
    Pur non rimanendo la mia soluzione ideale, ci sarebbe un minimo correttivo.

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