Modifica del 560. Storia di una bellissima rivoluzione

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23 Febbraio 2020

È decorso un anno da quando il Parlamento italiano approvò la legge Bramini, quella che modificò il regime normativo dell’art. 560 cpc. Ci riferiamo al modo della custodia nell’ambito delle espropriazioni immobiliari.
Il vecchio articolo 560 cpc era stato scritto nell’anno 2016 dal governo Renzi con il decreto banche e, per rendere appetibili le case oggetto di espropriazioni immobiliari ai fini delle vendita all’asta, aveva conferito ai custodi immensi poteri.
Una volta che il creditore avesse avviato il pignoramento immobiliare – di solito una banca- il debitore che occupava la casa, prima che essa fosse venduta all’asta, doveva essere sloggiato, perché la casa doveva essere libera da persone e cose e gli acquirenti potenziali – chi voleva fare l’affare di comprarla all’asta a prezzo minore di quello di mercato – ne fossero invogliati dalla sua liberazione.
Si scatenò una canea dantesca.
Grazie a Renzi il mercato delle aste era florido. Le esecuzioni immobiliari si accelerarono, i professionisti (custodi e consulenti tecnici del Giudice dell’esecuzione) si arricchirono.
Le banche vedevano le case vuote ed erano soddisfatte, perché le vendite all’asta erano più spedite e rigogliose.
Ma nessuno si preoccupava del debitore, schiacciato e vilipeso come uno scarafaggio.
Sì, perché tra i debitori c’erano e ci sono
1-operai sfortunati che hanno perso il lavoro,
2-imprenditori usurati dalle banche e tassati dallo Stato che sono falliti incolpevolmente,
3-creditori di pubbliche amministrazioni che non possono riscuotere le loro giuste pretese dallo Stato che non paga e falliscono pure loro.
Di questo il buon Renzi e la bellissima Maria Elena Boschi, esponenti di punta del Partito Democratico (quello di Berlinguer e Moro) se ne dimenticarono.
Era diffusa la narrazione secondo cui bisogna accelerare il processo di vendita delle esecuzioni immobiliari. Fare presto.
Non si preoccuparono neppure del fatto che, rendendo appetibili i prezzi delle case all’asta, facevano crollare quelli del mercato immobiliare, provocando il fallimento di tanti costruttori.
Molti poveri debitori, sfortunati, venivano scaraventati fuori dalle loro case come bestie ed erano costretti a dormire nelle auto o come barboni sotto portici di strade. Senza avere pietà di vecchi e bambini.
Anche Sergio Bramini subì una storia amarissima.

Creditore dello Stato per oltre 4 milioni di crediti, fallì per mano delle banche a cui aveva concesso ipoteca sulla sua casa, perché quello stesso Stato non pagava la sua impresa.
Fu sloggiato come un camorrista- erano in stato di allerta 400 poliziotti -il 18 maggio del 2018 ed erano presenti increduli allo sfratto anche Salvini e Di Maio, che non poterono nulla.
Il sacrificio di Bramini, dunque, fece scattare l’impulso insopprimibile  di un cambiamento necessario ed irriducibile: modificare la nefanda norma dell’art. 560 cpc e consentire che il debitore rimanesse in casa, almeno sino a quando fosse reso dal giudice dell’esecuzione il decreto di trasferimento a beneficio dell’aggiudicatario.
Fu presentato un progetto di legge dal senatore  Gianluigi Paragone.
Fu proprio Paragone il 28 gennaio del 2019 ad invitare al Senato della Repubblica Sergio Bramini, il creditore dello Stato cacciato via dalla sua casa e Biagio Riccio (chi scrive), quello che redasse la norma del nuovo 560 cpc .

Paragone nella presentazione della legge citò Steinbeck , autore di un libro bellissimo, “Furore”,scritto proprio contro le banche durante la crisi del 1929, quelle banche che depredavano le case dei debitori indifesi.
I senatori tutti in piedi applaudirono Bramini e gli chiesero scusa. Sergio Bramini commosso pianse e si appoggiò a me: non reggeva la forte emozione.
La legge passò, anche se una manina alla Camera volle che essa non fosse applicata per le esecuzioni in corso.
Gli sfratti continuarono con sacrifici di povere famiglie.
Oggi finalmente è stato approvato l’emendamento che ha esteso la legge Bramini anche per le esecuzioni in corso, grazie all’onorevole Daniele Pesco, Vittoria Baldino, Anna Macina, tutto il Movimento Cinque Stelle ed il Partito Democratico con Valeria Valente.
Molti giornali- La Verità ed  Il Giornale – non conoscono questa storia e danno notizie sbagliate. Tra l’altro, anche senza considerare che tale norma ha solo  la  funzione di riequilibrare la relazione tra creditore e debitore, per una giustizia di ricomposizione ed equo contemperamento di interessi non più conflittuali.
È una breve storia di una bella Rivoluzione.

TAG: art. 560 cpc, giustizia, Sergio Bramini
CAT: Giustizia, Partiti e politici

Un commento

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  1. gianmario-nava 7 mesi fa

    “ed erano presenti increduli allo sfratto anche Salvini e Di Maio, che non poterono nulla”
    ma davvero, poveretti, neanche un piccolo decreto legge, neppure un disegno di legge, niente, davvero impotenti i poveretti, invece la “bellissima” Maria Elena Boschi”… (poi si dice che occorre combattere il maschlismo becero e cialtrone)
    P.S. Belinguer e Moro NON erano iscritti al PD
    P.P.S. la norma era scritta male, evidentemente, che si possano scrivere meglio non è previsto, sembra

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