Raccogliere la pistola o lasciarla per terra

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22 Luglio 2021

Riprendo la nota della lista civica Sinistra nuova per Bollate.

«E’ la notizia del giorno la morte di Youns El Boussetaoui a Voghera.

Tocca ai magistrati ricomporre la verità dei fatti e decidere reati e pene.

Ma noi come cittadini dobbiamo interrogarci su quello che è accaduto.

Certamente può aiutarci a farlo la testimonianza di Liliana Segre, sopravvissuta all’orrore dello sterminio nazista e cittadina onoraria di Bollate.

Più volte ha raccontato un momento cruciale della sua liberazione: la smobilitazione del piccolo campo di Marchow dove arrivò con un gruppo di sopravvissuti di Auschwitz.

“Noi eravamo sbalordite, con i nostri occhi, con la nostra debolezza, con le gambe che non reggevano più, vedevamo la storia che cambiava davanti a noi ed era una visione apocalittica, straordinaria, incredibile. [I soldati] Si mettevano in mutande e buttavano via quella divisa che aveva terrorizzato gli eserciti di tutta Europa; quando anche il comandante di quell’ultimo campo vicino a me, mi sfiorava, si mise in mutande, quell’uomo alto, sempre elegantissimo, crudele sulle prigioniere inermi e buttò la divisa sul fosso, la sua pistola cadde ai miei piedi ed io ebbi la tentazione fortissima di prenderla e sparargli.
Io avevo odiato, avevo sofferto tanto, sognavo la vendetta: quando vidi quella pistola ai miei piedi, pensai di chinarmi, prendere la pistola e sparargli. Mi sembrava un giusto finale di quella storia, ma capii di esser tanto diversa dal mio assassino, che la mia scelta di vita non si poteva assolutamente coniugare con la teoria dell’odio e del fanatismo nazista; io nella mia debolezza estrema ero molto più forte del mio assassino, non avrei mai potuto raccogliere quella pistola, e da quel momento sono stata libera”.

C’è un momento in cui ciascuno è chiamato a scegliere: prendere la pistola o rinunciarvi? Scegliere la libertà dalla violenza e dalla morte oppure il rimorso di non aver saputo gestire la violenza?

Non uccidere dicono tutte le religioni e le sapienze che gli uomini hanno coltivato.

Ridiciamolo forte in questi giorni: non uccidere».

Nella bibbia, in un piccolo scritto noto come la lettera di Giuda, coloro che seguono la violenza sono detti “come le bestie senza parola” (hos ta aloga zoa). Negare l’altro, divorarlo, schiacciarlo, escluderlo è sempre opera del silenzio, momento in cui prevale l’agire sul parlare.

Parlare all’altro è fargli posto, consentire di esistere anziché negarlo.

Senza parole non c’è umanità, ma solo aggressione, caos, distruzione e morte.

TAG: lega nord salvini, Voghera, Youns El Boussetaoui
CAT: Giustizia, relazioni

Un commento

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  1. andrea-lenzi 2 settimane fa

    concordo, tuttavia citare la bibbia come esempio di condanna alla violenza è disfunzionale, sia perché la bibbia è intrisa di violenza contro i non credenti, sia verbale sia fisica, sia perché i cristiani per 2000 anni hanno imposto la loro superstizione con la violenza e l’ultimo rogo è di 300 anni fa

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