Verso l’estinzione il processo ad ex aguzzino del lager nazista di Stutthof

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15 dicembre 2018

Il processo all’ex SS 95enne Johann Rehbogen, imputato di concorso in centinaia di casi di omicidio nel lager nazista di Stutthof (circa 35 chilometri da Danzica) innanzi al Tribunale giovanile di Münster, è stato interrotto giovedì 13 dicembre e probabilmente a gennaio verrà cancellato. Un perito medico ha infatti riferito ai giudici che le condizioni dell’imputato, malato cronico di cuore e di reni, nelle ultime due settimane sono drasticamente peggiorate obbligandone il ricovero. I giudici hanno perciò disposto la sospensione del procedimento fino a gennaio cancellando le udienze già fissate, prevedendo che un sanitario dovrà verificare nuovamente le condizioni dell’imputato a gennaio. In mancanza di un miglioramento del quadro clinico dell’imputato, già ora ritenuto dal perito improbabile, ai giudici non resterà quindi che cancellare il procedimento. Al giudizio iniziato il 6 novembre avevano aderito 17 parti civili. (Dell’avvio del procedimento si era scritto anche nel post del 21.09.2018 “Non si scherzi con la storia: processi ad un ex nazista e due revisionisti”).
Rehbogen in una dichiarazione alla Corte non aveva negato di essere stato in servizio nel lager sostenendo tuttavia di non avere avuto mai conoscenza che i prigionieri vi fossero uccisi. Pur ammettendo che gli internati erano maltrattati e che al personale di guardia era noto che da qualche parte nel campo fosse in funzione un forno crematorio, aveva affermato di non avere neppure aderito volontariamente alle SS ma esservi stato coscritto, ancora minorenne, in quanto di origini tedesche (Volksdeutsche) nato in Romania, e poi essere stato a Stutthof per lo più assegnato solo a sorveglianza nella prima torretta di guardia.
Per il procuratore di Dortmund Andreas Brendel, invece dal giugno 1942 al settembre 1944 l’imputato con la propria attività, estesa anche nell’accompagnamento delle squadre al lavoro esterno, avrebbe consapevolmente coadiuvato tutte le forme di omicidio perpetrate nel lager; non potendo neppure essergli ignota l’esistenza delle camere a gas.
La Procura di Dortmund aveva chiesto il rinvio a giudizio anche di un’altra ex SS di Wuppertal che era stata in servizio a Stutthof più o meno nello stesso periodo, ma il procedimento era stato subito stralciato a fronte delle condizioni di salute incerte dell’imputato. Dal lager di Stutthof transitarono, tra gli altri, anche almeno 24 italiani.

Dopo la conferma nel 2016 da parte del Bundesgerichtshof della sentenza di condanna emessa dal Tribunale di Lüneburg nei confronti dell’ex “contabile di Auschwitz” Oskar Gröning l’Autorità centrale per l’investigazione dei crimini nazionalsocialisti di Ludwisburg, guidata dal procuratore Jens Rommel, ha rafforzato gli sforzi per condurre a giudizio anche i protagonisti minori del sistema di annientamento nazista senza i quali tuttavia i campi di sterminio non avrebbero potuto funzionare. Sono formalmente aperti 14 fascicoli di indagine relativi ad ex guardiani dei lager di Buchenwald e Ravensbrück ed altri 4 in relazione al campo di Mauthausen. All’analisi degli inquirenti dell’Autorità centrale di Ludwisburg ci sarebbero anche altri casi relativi ad ex SS in servizio a Bergen-Belsen, Neuengamme, Sachsenhausen e Mittelbau-Dora. Peraltro se si considera che almeno altri 6 casi sono già stati chiusi per la sopraggiunta morte degli indagati, così come alla luce della sospensione del procedimento di Münster, nel quale pure a detta degli osservatori l’imputato era inizialmente apparso in buone condizioni, è oltremodo incerto che alcun nuovo processo possa essere istruito.

Nondimeno la Procura di Berlino alla fine di novembre ha chiesto il rinvio a giudizio di un ex SS 95enne residente nel quartiere Neukölln imputandogli la compartecipazione in 36.223 casi di omicidio nel lager nazista di Mauthausen tra il luglio 1944 e la liberazione nel maggio 1945 ad opera delle truppe statunitensi. Il Tribunale deve peraltro ancora decidere sulla richiesta ed acclarare se l’imputato sia in condizione di sottostare al giudizio.
L’accusato, Hans H., un ex caposquadra della 16ma compagnia della SS-Totenkopfsturmbann, secondo quanto ha riferito il corrispondente dell’emittente pubblica berlinese rbb Ulf Morling, ha negato gli addebiti affermando di essere stato di guardia solo nello stabilimento “Hermann-Göring-Werke” a 20 chilometri circa di distanza. La Procura tuttavia ha verificato negli elenchi del personale che l’imputato sarebbe stato assegnato a Mauthausen il 26 luglio 1944, mentre per contro il suo nome non compare tra il personale nelle “Hermann-Göring-Werke“. Inoltre, a corroborare le imputazioni, nel suo appartamento sarebbero state rinvenute foto che lo ritraggono in divisa da SS. L’accusa ritiene in particolare che l’imputato abbia preso direttamente parte all’uccisione di almeno 600 prigionieri in due separate azioni nel febbraio 1945. Nella prima 300 persone furono sottoposte a docce gelate e quindi costrette a restare nude un giorno ed una notte interi in inverno sulla piazza dell’appello e quante ancora in vita finite con un colpo di pistola. Il 2 febbraio 1945 poi dopo la fuga di 419 internati le SS diedero corso per due settimane ad un grosso rastrellamento in esito al quale almeno 300 fuggiaschi furono uccisi.

Dopo la condanna a Josef Scheungraber nel 2009 per l’uccisione di 14 civili il 26 giugno 1944 a Falzano di Cortona, la giustizia tedesca per contro non parrebbe voler più perseguire nessun’altro militare tedesco dichiarato colpevole in via definitiva in Italia per stragi perpetrate nella Seconda guerra mondiale. Il 14 giugno il quotidiano Il Fatto Quotidiano ne annoverava ancora cinque in vita. Tra questi, quantomeno il 98enne ex sergente della divisione corrazzata Hermann Göring della Wehrmacht Wilhelm Karl Stark intervistato quest’estate da una troupe del TG1 presso il suo condominio a Unterföhring alle porte di Monaco di Baviera, pure sarebbe apparso in adeguate condizioni di salute. Secondo i magistrati italiani fu lui ad aver dato l’ordine il 20 marzo 1944 a Cervarolo, in provincia di Reggio Emilia, di fucilare 23 civili ed il parroco del paese. Per parte sua egli ha ammesso solo di aver fatto parte della compagnia che si lasciò una scia di morti ammazzati risalendo lungo la dorsale dell’appennino tosco-emiliano, ma ha sostenuto che al momento del massacro fosse stato inviato altrove a consegnare un ordine.

 

Immagine di copertina: Pixabay, campo di concentramento di Stutthof in Polonia, https://pixabay.com/it/stutthof-polonia-331106/.

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CAT: Giustizia, Storia

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