La Fiat non c’è più ma di soldi ne chiede ancora

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23 Maggio 2020

La Fiat non c’è più ma di soldi ne chiede ancora “Non abbiamo una politica industriale in Italia. Con il Coronavirus abbiamo avuto l’opportunità di un rilancio che non c’è stato perché l’incompetenza in questo momento governa.” Marco Bentivogli, Segretario nazionale Fim Cisl e Alfredo Altavilla, ex Chief operating EMEA CFA, in un dibattito organizzato da Alleanza Civica a Milano, hanno fortemente polemizzato con l’Esecutivo Conte. La polemica nasce dalla richiesta che FCA, ha fatto al Governo italiano: 6,4 miliardi di Euro. Da qui, immediate le polemiche. Una società con sede legale a Londra e fiscale in Olanda, chiede soldi all’Italia?

Anche in questo caso è stato interessante nel dibattito ascoltare la risposta di merito di Altavilla: “Ogni impresa di automotive prima del Covid aveva un ammontare che poteva oscillare dai 13 ai 50 miliardi di Euro. Per ogni mese da Febbraio in poi le perdite sono state da un minimo di 4 a un massimo di 9 miliardi, al mese. Insomma fatti i conti manca il cash- flow, alle aziende.” “E se manca quello vuol dire che chi produce auto non potrà venderle alle concessionarie che hanno fatto registrare un -85% a Marzo e un -97% ad Aprile,” ha detto Costanza Musso Ad di Grendi. Insomma se non cambia il modo di gestire la nostra economia e la nostra politica industriale continueremo a non capire cosa sta accadendo sui mercati internazionali.

“L’Euro Diesel 6, ha aggiunto Bentivogli, inquina meno delle ibride e di molte macchine di nuova generazione: ma non è ‘cool’ dirlo. Anzi si nasconde che produce più CO2 un allevamento intensivo di mucche che non una macchina diesel. Per non parlare dell’elettrico in Italia. Sapete quante sono le pile di ricarica veloce(quelle che caricano le macchine in 15 minuti nda) in Italia per le macchine? In totale, quattro.” Insomma dal dibattito voluto da Franco D’Alfonso che rappresenta il mondo dei civici a Milano, appare controversa e ideologica la scelta di polemizzare su questa richiesta, che non guarderebbe ai numeri.

”Serve uno scatto di etica pubblica, un recupero della dottrina Olivetti, ha aggiunto ancora la Musso, in cui l’impresa si fa per le persone. Ricordando che un’azienda sceglie di stare nei contesti in cui gli permettono di stare meglio, per cui l’Italia dovrebbe domandarsi come fare a riportare in Italia FCA” Senza dimenticare il vero problema: “La fusione tra FCA e PSA è stata decisa senza sia stato interpellato il nostro governo”, aggiunge ancora Bentivogli. Il libero mercato, il capitalismo, ha preso il sopravvento. Andando oltre gli stessi governi. Il primato della politica non c’è più. E forse questo il punto da cui partire

TAG: Alleanza Civica, FCA, fiat, Franco D'Alfonso, Marco Bentivogli, sindacati
CAT: Governo

Un commento

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  1. giovanni-falcone 3 mesi fa

    Ma di che parliamo?
    FCA Italy S.p.A.
    +39 011 003 1111 Sede Legale: C.so G. Agnelli 200, 10135 Torino, Italia Capitale sociale Euro 800.000.000 i.v. Reg. Impr. di Torino, Cod.
    La Fca Italy, ha 16 siti produttivi e 55 mila dipendenti in Italia, generando un indotto di circa 400 mila posti di lavoro. Le tasse, in relazione a quello che produce e fattura nel nostro Paese hanno sviluppato un carico tributario non indifferente, laddove si consideri che, nell’anno 2019, ha corrisposto oltre 70 miliardi di imposte.
    E’ la controllante Fca Group che ha allocato le proprie sedi all’estero – Olanda e Londra – quando parliamo di una multinazionale di cui la vecchia Fiat rappresenta una percentuale del capitale, peraltro abbastanza modesta.
    Tra l’altro, considerato il merito creditizio e il grado di solvibilità dell’interlocutore, dalla prestata garanzia , lo Stato italiano, ha tutto da guadagnare, non solo in termini di investimento ed occupazione sul nostro territorio.
    Insomma La Fca – capogruppo di una miriade di società – non è un’azienda italiana, o meglio non è solo italiana, trattandosi di una multinazionale.
    A parte quelli che credono che il Muro di Berlino sia ancora intatto, come Cuperlo, Orlando e qualche altro politico diversamente allocato, che bivaccano abitualmente al Bar Sport, il problema non esiste!
    Trattasi di un’azienda cui, al pari di tante altre, abbiamo imposto la chiusura per ragioni di sanità pubblica, pertanto si trovano con una montagna di invenduto – magazzini pieni e casse vuote.
    Che facciamo? Vogliamo uscire dal Bar Sport e fare politica seriamente?

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